L’esperienza autoriale di Bartolo Cattafi è legata a doppio filo all’esperienza di viaggio. Il primo desiderio del poeta di Barcellona era infatti quello di affermarsi come reporter e ciò traspare sin dalla nota autobiografica presente in Partenza da Greenwich: «Si reca all’estero ogni volta che può e come può […] Possiede una penna Sheaffer e una macchina Smith-Corona, modello Skywriter, che spera di poter adoperare bene, un giorno o l’altro, se qualche giornale gliela farà portare in giro per il mondo». L’io viaggiante ha dunque una sua identità ben definita e, nonostante la strada che porta al giornalismo non raggiunga mai il porto, il viaggiare continua a rappresentare un momento centrale all’interno delle sue raccolte, tanto da ritagliarsi un proprio spazio su carta. Intere sezioni sono infatti dedicate al viaggio, sia esso fisico (come nella già citata Partenza da Greenwich e in L’aria secca del fuoco) o metafisico (come ne L’osso, l’anima, in cui il viaggio, il moto, è uno stato dell’essere attraverso cui muovere un’analisi di se e del mondo). La partenza, concetto indissolubilmente legato alle origini isolane del poeta, non si limita però a peregrinazioni siciliane o italiche, ma spazia tra il Mediterraneo e l’Europa, cosicché dalla Tunisia si giunge alla Scandinavia, passando per i Balcani e la Gran Bretagna. Il tutto visto sotto una luce cosmopolita ed europeista, in cui l’unica definizione attribuibile è quella di “viaggiatore”. «Mi sento di restare un viaggiatore» dirà in un’intervista a Melo Freni, «che scrive dovunque degli appunti, un cittadino del mondo, e sarei veramente felice se il mondo, così come io l’amo, non avesse più frontiere, non avesse bandiere». L’intervento vuole dunque portare alla luce il peregrinare cattafiano attraverso una ricostruzione degli itinerari percorsi e documentati al di fuori della sua terra, una mappatura che mostri come la sensibilità dell’autore, come il suo io viaggiante ricoprano un ruolo centrale all’interno di una produzione così sfaccettata e prolifica.

Caldarella, D. (2025). «Il porto e il mare dopo». L'io viaggiante come punto d'osservazione dell'altro nell'opera di Bartolo Cattafi. In Daniele AR (a cura di), Contaminazioni, dissonanze ed eterotopie nella modernità letteraria (pp. 1047-1054). PISA : ETS.

«Il porto e il mare dopo». L'io viaggiante come punto d'osservazione dell'altro nell'opera di Bartolo Cattafi

Dario Caldarella
2025-01-01

Abstract

L’esperienza autoriale di Bartolo Cattafi è legata a doppio filo all’esperienza di viaggio. Il primo desiderio del poeta di Barcellona era infatti quello di affermarsi come reporter e ciò traspare sin dalla nota autobiografica presente in Partenza da Greenwich: «Si reca all’estero ogni volta che può e come può […] Possiede una penna Sheaffer e una macchina Smith-Corona, modello Skywriter, che spera di poter adoperare bene, un giorno o l’altro, se qualche giornale gliela farà portare in giro per il mondo». L’io viaggiante ha dunque una sua identità ben definita e, nonostante la strada che porta al giornalismo non raggiunga mai il porto, il viaggiare continua a rappresentare un momento centrale all’interno delle sue raccolte, tanto da ritagliarsi un proprio spazio su carta. Intere sezioni sono infatti dedicate al viaggio, sia esso fisico (come nella già citata Partenza da Greenwich e in L’aria secca del fuoco) o metafisico (come ne L’osso, l’anima, in cui il viaggio, il moto, è uno stato dell’essere attraverso cui muovere un’analisi di se e del mondo). La partenza, concetto indissolubilmente legato alle origini isolane del poeta, non si limita però a peregrinazioni siciliane o italiche, ma spazia tra il Mediterraneo e l’Europa, cosicché dalla Tunisia si giunge alla Scandinavia, passando per i Balcani e la Gran Bretagna. Il tutto visto sotto una luce cosmopolita ed europeista, in cui l’unica definizione attribuibile è quella di “viaggiatore”. «Mi sento di restare un viaggiatore» dirà in un’intervista a Melo Freni, «che scrive dovunque degli appunti, un cittadino del mondo, e sarei veramente felice se il mondo, così come io l’amo, non avesse più frontiere, non avesse bandiere». L’intervento vuole dunque portare alla luce il peregrinare cattafiano attraverso una ricostruzione degli itinerari percorsi e documentati al di fuori della sua terra, una mappatura che mostri come la sensibilità dell’autore, come il suo io viaggiante ricoprano un ruolo centrale all’interno di una produzione così sfaccettata e prolifica.
2025
9788846772497
Caldarella, D. (2025). «Il porto e il mare dopo». L'io viaggiante come punto d'osservazione dell'altro nell'opera di Bartolo Cattafi. In Daniele AR (a cura di), Contaminazioni, dissonanze ed eterotopie nella modernità letteraria (pp. 1047-1054). PISA : ETS.
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
5332-1067-1074.pdf

accesso aperto

Tipologia: Versione Editoriale
Dimensione 92.74 kB
Formato Adobe PDF
92.74 kB Adobe PDF Visualizza/Apri

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10447/698149
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact