Machiavelli, considerato l’iniziatore della moderna scienza politica, separò nettamente la morale dalla politica affermando l’autonomia della seconda e negando il tradizionale primato della prima. Egli fu il primo ad avere la concezione della politica come esercizio del potere atta a reggere, conservare e aumentare gli stati, in quanto organismi dotati di una propria vita. Suo intento fu quello di delineare le caratteristiche tecniche della nuova politica, più adatta al nascente stato laico svincolato dalla religione e dall’etica. Anzi la religione, sebbene considerata componente essenziale della società, viene degradata a mero strumento della politica. Queste teorizzazioni non potevano che suscitare una violenta reazione e da parte della Chiesa istituzionale e da parte dei pensatori politici cattolici. Le opere di Machiavelli, come è noto, ebbero grande riscontro in tutta Europa, ma, nel 1559, non senza esitazioni e resistenze, furono messe all'indice come empie e immorali. Tuttavia nei secoli successivi, pur permanendo una critica di fondo di ordine confessionale, comincia a farsi strada una diversa lettura di Machiavelli. Inizia una lenta e graduale scoperta della peculiarità e dell’importanza decisiva della politica. E i vari autori cominciano a vedere in Machiavelli il maestro di realismo politico che pone un problema civile e politico più che un problema religioso. È il caso di Antonio Rosmini e Luigi Sturzo due fra gli esponenti più autorevoli del pensiero cattolico.
Marsala, R. (2026). Niccolò Machiavelli nel giudizio dei pensatori cattolici: da Antonio Rosmini a Luigi Sturzo. In A. Campi (a cura di), Niccolò Machiavelli nel Risorgimento. Percorsi, interpretazioni, letture, fortuna critica (pp. 615-630). Roma : Istituto per la storia del Risorgimento italiano.
Niccolò Machiavelli nel giudizio dei pensatori cattolici: da Antonio Rosmini a Luigi Sturzo
Marsala Rosanna
2026-01-01
Abstract
Machiavelli, considerato l’iniziatore della moderna scienza politica, separò nettamente la morale dalla politica affermando l’autonomia della seconda e negando il tradizionale primato della prima. Egli fu il primo ad avere la concezione della politica come esercizio del potere atta a reggere, conservare e aumentare gli stati, in quanto organismi dotati di una propria vita. Suo intento fu quello di delineare le caratteristiche tecniche della nuova politica, più adatta al nascente stato laico svincolato dalla religione e dall’etica. Anzi la religione, sebbene considerata componente essenziale della società, viene degradata a mero strumento della politica. Queste teorizzazioni non potevano che suscitare una violenta reazione e da parte della Chiesa istituzionale e da parte dei pensatori politici cattolici. Le opere di Machiavelli, come è noto, ebbero grande riscontro in tutta Europa, ma, nel 1559, non senza esitazioni e resistenze, furono messe all'indice come empie e immorali. Tuttavia nei secoli successivi, pur permanendo una critica di fondo di ordine confessionale, comincia a farsi strada una diversa lettura di Machiavelli. Inizia una lenta e graduale scoperta della peculiarità e dell’importanza decisiva della politica. E i vari autori cominciano a vedere in Machiavelli il maestro di realismo politico che pone un problema civile e politico più che un problema religioso. È il caso di Antonio Rosmini e Luigi Sturzo due fra gli esponenti più autorevoli del pensiero cattolico.| File | Dimensione | Formato | |
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