Lo storytelling applicato al patrimonio architettonico rappresenta oggi uno strumento cruciale per promuovere un accesso realmente inclusivo alla cultura. Narrare l’architettura significa trasformare gli spazi in esperienze condivise, superando i codici visivi e sonori tradizionali che escludono chi percepisce attraverso altri sensi. In particolare, per le persone con disabilità sensoriali, l’accessibilità non può ridursi all’abbattimento delle barriere fisiche, ma deve tradursi in una pluralità di linguaggi narrativi – tattili, gestuali, sonori – capaci di restituire il significato profondo dei luoghi. Lo storytelling inclusivo, fondato sui principi dell’Universal Design e sui diritti riconosciuti dalla Convenzione ONU del 2006, diventa così un atto culturale e politico che costruisce relazioni, significati e comunità. Progetti come il Museo Omero di Ancona, Toccare la città a Torino o Pubblici in movimento della Galleria Borghese di Roma dimostrano come l’inclusione sensoriale possa trasformare il patrimonio in un bene realmente condiviso. Attraverso pratiche partecipative, mediazione multisensoriale e co-creazione narrativa, queste esperienze aprono nuove vie per abitare e raccontare l’architettura. Lo storytelling, quindi, non è solo una tecnica, ma un’etica della comunicazione che riconosce ogni corpo e ogni percezione come parte legittima della memoria collettiva.
La Colla, A. (2026). Storytelling e accessibilità sensoriale: narrare il patrimonio architettonico oltre la vista e l'udito. In TALES_Tangible Aspects and Legacy Enhancement through Storytelling (pp. 1-8). Alghero : Publica Press.
Storytelling e accessibilità sensoriale: narrare il patrimonio architettonico oltre la vista e l'udito
La Colla, Antonio
2026-01-01
Abstract
Lo storytelling applicato al patrimonio architettonico rappresenta oggi uno strumento cruciale per promuovere un accesso realmente inclusivo alla cultura. Narrare l’architettura significa trasformare gli spazi in esperienze condivise, superando i codici visivi e sonori tradizionali che escludono chi percepisce attraverso altri sensi. In particolare, per le persone con disabilità sensoriali, l’accessibilità non può ridursi all’abbattimento delle barriere fisiche, ma deve tradursi in una pluralità di linguaggi narrativi – tattili, gestuali, sonori – capaci di restituire il significato profondo dei luoghi. Lo storytelling inclusivo, fondato sui principi dell’Universal Design e sui diritti riconosciuti dalla Convenzione ONU del 2006, diventa così un atto culturale e politico che costruisce relazioni, significati e comunità. Progetti come il Museo Omero di Ancona, Toccare la città a Torino o Pubblici in movimento della Galleria Borghese di Roma dimostrano come l’inclusione sensoriale possa trasformare il patrimonio in un bene realmente condiviso. Attraverso pratiche partecipative, mediazione multisensoriale e co-creazione narrativa, queste esperienze aprono nuove vie per abitare e raccontare l’architettura. Lo storytelling, quindi, non è solo una tecnica, ma un’etica della comunicazione che riconosce ogni corpo e ogni percezione come parte legittima della memoria collettiva.| File | Dimensione | Formato | |
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