Il saggio propone una riflessione critica sul valore del vino e sulle forme discorsive attraverso cui esso viene oggi costruito, legittimato e percepito. Muovendosi tra semiotica, filosofia del gusto, sociologia della cultura e studi sull’expertise, il testo mette in discussione il paradigma dominante che riduce il vino a oggetto di valutazione tecnica, autenticità territoriale ed eccellenza codificata. Attraverso un confronto con autori come Perullo, Hennion, Shapin, Origgi, Deroy, Teil, Demossier e Rigaux, l’introduzione mostra come il vino debba essere compreso non come insieme di qualità intrinseche da decifrare, ma come esperienza relazionale, situata e culturalmente mediata. Il capitolo analizza la progressiva sclerotizzazione dei linguaggi enologici contemporanei, evidenziando come molte retoriche dell’autenticità, del terroir e dell’expertise abbiano finito per produrre modelli descrittivi standardizzati e forme di legittimazione sempre più autoreferenziali. In questa prospettiva, il valore del vino emerge non come proprietà stabile dell’oggetto, ma come effetto di pratiche, dispositivi interpretativi, rituali sociali e regimi di credenza condivisi. Il testo propone così di ripensare il vino oltre il paradigma puramente valutativo, restituendo centralità alle pratiche di degustazione, alle forme di socialità, ai processi reputazionali e alle condizioni culturali che rendono possibile l’esperienza enologica contemporanea.
Puca, D. (2026). Ripensare il valore del vino. Note introduttive. In D. Puca (a cura di), Esperienze enologiche. Attuali prospettive critiche sul vino (pp. 7-60). Pisa : Edizioni ETS.
Ripensare il valore del vino. Note introduttive
Davide Puca
2026-01-31
Abstract
Il saggio propone una riflessione critica sul valore del vino e sulle forme discorsive attraverso cui esso viene oggi costruito, legittimato e percepito. Muovendosi tra semiotica, filosofia del gusto, sociologia della cultura e studi sull’expertise, il testo mette in discussione il paradigma dominante che riduce il vino a oggetto di valutazione tecnica, autenticità territoriale ed eccellenza codificata. Attraverso un confronto con autori come Perullo, Hennion, Shapin, Origgi, Deroy, Teil, Demossier e Rigaux, l’introduzione mostra come il vino debba essere compreso non come insieme di qualità intrinseche da decifrare, ma come esperienza relazionale, situata e culturalmente mediata. Il capitolo analizza la progressiva sclerotizzazione dei linguaggi enologici contemporanei, evidenziando come molte retoriche dell’autenticità, del terroir e dell’expertise abbiano finito per produrre modelli descrittivi standardizzati e forme di legittimazione sempre più autoreferenziali. In questa prospettiva, il valore del vino emerge non come proprietà stabile dell’oggetto, ma come effetto di pratiche, dispositivi interpretativi, rituali sociali e regimi di credenza condivisi. Il testo propone così di ripensare il vino oltre il paradigma puramente valutativo, restituendo centralità alle pratiche di degustazione, alle forme di socialità, ai processi reputazionali e alle condizioni culturali che rendono possibile l’esperienza enologica contemporanea.| File | Dimensione | Formato | |
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