Il cinema ha, fin dai suoi esordi, raccontato storie di uomini e donne assembrate in strutture istituzionali rivolte alla cura e al mantenimento durante periodi di formazione (scuole), lavoro (fabbriche), malattia (ospedali), disagio economico ed esistenziale (comunità terapeutiche, religiose, caritatevoli etc.). A questo proposito, non ha trascurato di rappresentare il momento della ristorazione collettiva erogata da questi stessi enti, con l’obiettivo di offrire una caratterizzazione sia dell’istituzione sia dei personaggi che in essa si trovavano ad interagire. Ciò risponde a un assunto per cui mostrare occasioni alimentari al cinema rappresenti una via per offrire una rappresentazione sintetica sia delle condizioni socio-culturali e dell’ambiente rappresentato (la sua articolazione ideologica organizzata secondo variabili come classe sociale, ruoli di genere, stili di vita etc.) sia del posizionamento dei singoli personaggi rispetto a esse (modi di comportarsi a tavola peculiari, idiosincrasie, differenze di comportamento fra individui etc.). Alcuni celebri film come Tempi moderni (1936, dir. Charlie Chaplin) o ancora film di cassetta come Il delinquente del rock and roll (1957, dir. Richard Thorpe) Fuga da Alcatraz (1979, dir. Don Siegel), the Blues Brothers (1980), fino a produzioni più recenti come la saga di Harry Potter (2001–2011), e serie tv come Orange is the New Black (2013–2020) e documentarie come o Sanpa (2020) possono fungere da esempi di una tale inclinazione. In questi film la mensa appare come figura dell’istituzione, offrendosi come parte per il tutto, luogo di emersione della sua vocazione ideologica e disciplinare ma, anche, come luogo di “sospensione” o di ammorbidimento delle regole, dove i personaggi possano più autonomamente gestire le relazioni interpersonali nel collettivo. Diverso è il caso di alcuni film contemporanei (come Ariaferma, 2021, di Leonardo Di Costanzo o ancora di Si, Chef! – La Brigade, 2022, dir. Louis-Julien Petit) che si inseriscono nel trend del cinema gastronomico (cfr. Mangiapane 2014). Questi film, infatti, rendono la mensa e il suo discorso protagonista, mettendo il problema gastronomico al centro della loro trama e proponendo una propria teoria della mensa, all’interno del discorso politico veicolato dall’istituzione. Il saggio ricostruisce una teoria della mensa contemporanea a partire dall’esame di alcuni casi esemplari tratti dai film menzionati.
Mangiapane, F. (2026). Mense finzionali. La ristorazione collettiva al cinema. In A. Giannitrapani, D. Puca (a cura di), Collettivi a tavola. Teorie e pratiche del cibo condiviso (pp. 187-202). Milano : Mimesis.
Mense finzionali. La ristorazione collettiva al cinema
Mangiapane, Francesco
2026-05-22
Abstract
Il cinema ha, fin dai suoi esordi, raccontato storie di uomini e donne assembrate in strutture istituzionali rivolte alla cura e al mantenimento durante periodi di formazione (scuole), lavoro (fabbriche), malattia (ospedali), disagio economico ed esistenziale (comunità terapeutiche, religiose, caritatevoli etc.). A questo proposito, non ha trascurato di rappresentare il momento della ristorazione collettiva erogata da questi stessi enti, con l’obiettivo di offrire una caratterizzazione sia dell’istituzione sia dei personaggi che in essa si trovavano ad interagire. Ciò risponde a un assunto per cui mostrare occasioni alimentari al cinema rappresenti una via per offrire una rappresentazione sintetica sia delle condizioni socio-culturali e dell’ambiente rappresentato (la sua articolazione ideologica organizzata secondo variabili come classe sociale, ruoli di genere, stili di vita etc.) sia del posizionamento dei singoli personaggi rispetto a esse (modi di comportarsi a tavola peculiari, idiosincrasie, differenze di comportamento fra individui etc.). Alcuni celebri film come Tempi moderni (1936, dir. Charlie Chaplin) o ancora film di cassetta come Il delinquente del rock and roll (1957, dir. Richard Thorpe) Fuga da Alcatraz (1979, dir. Don Siegel), the Blues Brothers (1980), fino a produzioni più recenti come la saga di Harry Potter (2001–2011), e serie tv come Orange is the New Black (2013–2020) e documentarie come o Sanpa (2020) possono fungere da esempi di una tale inclinazione. In questi film la mensa appare come figura dell’istituzione, offrendosi come parte per il tutto, luogo di emersione della sua vocazione ideologica e disciplinare ma, anche, come luogo di “sospensione” o di ammorbidimento delle regole, dove i personaggi possano più autonomamente gestire le relazioni interpersonali nel collettivo. Diverso è il caso di alcuni film contemporanei (come Ariaferma, 2021, di Leonardo Di Costanzo o ancora di Si, Chef! – La Brigade, 2022, dir. Louis-Julien Petit) che si inseriscono nel trend del cinema gastronomico (cfr. Mangiapane 2014). Questi film, infatti, rendono la mensa e il suo discorso protagonista, mettendo il problema gastronomico al centro della loro trama e proponendo una propria teoria della mensa, all’interno del discorso politico veicolato dall’istituzione. Il saggio ricostruisce una teoria della mensa contemporanea a partire dall’esame di alcuni casi esemplari tratti dai film menzionati.| File | Dimensione | Formato | |
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