Uno dei profili più interessanti, ma anche più critici delle indagini svolte dalla Procura europea, è costituito dalle indagini transfrontaliere, disciplinate dall’articolo 31 del Regolamento EPPO. Questa disposizione fissa le basi per la cooperazione “transfrontaliera” nei casi in cui siano coinvolte più giurisdizioni. I punti chiave sono: l’assistenza reciproca tra i PED, mediante il sistema dell’assegnazione; il coordinamento delle indagini, che può realizzarsi con lo scambio di informazioni e la definizione di strategie comuni; ancora, il ruolo delle autorità giurisdizionali nazionali competenti, soprattutto quando vi siano in gioco i diritti fondamentali dell’individuo. La Grande Sezione della Corte di Giustizia, in data 21 dicembre 2023, si è pronunciata proprio sui limiti e le modalità del controllo giurisdizionale sulle attività della Procura Europea (EPPO), nel caso di misure investigative che incidono sui diritti fondamentali, soprattutto in contesti transnazionali. Nella sentenza si afferma che in caso di grave ingerenza nei diritti fondamentali, gli elementi relativi alla giustificazione e all’adozione della misura devono essere sottoposte a controllo giurisdizionale preventivo nello Stato del PED responsabile del caso. Questa previsione sembra escludere che l'autorizzazione giudiziaria ex ante possa essere adeguatamente sostituita da forme di tutela successive. La Corte enumera qualche esempio di misure gravemente ingerenti nei diritti fondamentali: le perquisizioni di abitazioni private, le misure cautelari relative a beni personali e il congelamento di beni ecc., la natura degli altri atti di indagine potrebbe non essere così ovvia. Inoltre, non stabilisce con chiarezza se l'obbligo di controllo giurisdizionale preventivo per gli atti investigativi particolarmente invasivi imponga agli Stati che attualmente non lo prevedono di intervenire. L’interpretazione offerta dalla Corte di Giustizia segna un primo confronto europeo sull'operato dell’EPPO e riafferma le criticità della cooperazione giudiziaria penale, connesse alla mancanza di una disciplina processuale organica e armonizzata che imponga regole comuni. In questo contesto, risulta utile, in un’ottica di efficienza dell’EPPO, esaminare le ricadute della sentenza europea sul sistema italiano e su quello spagnolo.

Cacciatore, S. (2025). L’impatto della sentenza della Corte di Giustizia sull’EPPO in Italia e Spagna. In L. Bernardini, C. De Caro (a cura di), Sfide attuali e tendenze future del Diritto Processuale Penale Europeo (pp. 117-132). Giappichelli.

L’impatto della sentenza della Corte di Giustizia sull’EPPO in Italia e Spagna

Cacciatore, Serena
2025-01-01

Abstract

Uno dei profili più interessanti, ma anche più critici delle indagini svolte dalla Procura europea, è costituito dalle indagini transfrontaliere, disciplinate dall’articolo 31 del Regolamento EPPO. Questa disposizione fissa le basi per la cooperazione “transfrontaliera” nei casi in cui siano coinvolte più giurisdizioni. I punti chiave sono: l’assistenza reciproca tra i PED, mediante il sistema dell’assegnazione; il coordinamento delle indagini, che può realizzarsi con lo scambio di informazioni e la definizione di strategie comuni; ancora, il ruolo delle autorità giurisdizionali nazionali competenti, soprattutto quando vi siano in gioco i diritti fondamentali dell’individuo. La Grande Sezione della Corte di Giustizia, in data 21 dicembre 2023, si è pronunciata proprio sui limiti e le modalità del controllo giurisdizionale sulle attività della Procura Europea (EPPO), nel caso di misure investigative che incidono sui diritti fondamentali, soprattutto in contesti transnazionali. Nella sentenza si afferma che in caso di grave ingerenza nei diritti fondamentali, gli elementi relativi alla giustificazione e all’adozione della misura devono essere sottoposte a controllo giurisdizionale preventivo nello Stato del PED responsabile del caso. Questa previsione sembra escludere che l'autorizzazione giudiziaria ex ante possa essere adeguatamente sostituita da forme di tutela successive. La Corte enumera qualche esempio di misure gravemente ingerenti nei diritti fondamentali: le perquisizioni di abitazioni private, le misure cautelari relative a beni personali e il congelamento di beni ecc., la natura degli altri atti di indagine potrebbe non essere così ovvia. Inoltre, non stabilisce con chiarezza se l'obbligo di controllo giurisdizionale preventivo per gli atti investigativi particolarmente invasivi imponga agli Stati che attualmente non lo prevedono di intervenire. L’interpretazione offerta dalla Corte di Giustizia segna un primo confronto europeo sull'operato dell’EPPO e riafferma le criticità della cooperazione giudiziaria penale, connesse alla mancanza di una disciplina processuale organica e armonizzata che imponga regole comuni. In questo contesto, risulta utile, in un’ottica di efficienza dell’EPPO, esaminare le ricadute della sentenza europea sul sistema italiano e su quello spagnolo.
2025
9791221114447
Cacciatore, S. (2025). L’impatto della sentenza della Corte di Giustizia sull’EPPO in Italia e Spagna. In L. Bernardini, C. De Caro (a cura di), Sfide attuali e tendenze future del Diritto Processuale Penale Europeo (pp. 117-132). Giappichelli.
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