L'articolo analizza il critofilm L’arte della moneta nel tardo Impero (1958) di Carlo Ludovico Ragghianti come caso esemplare del suo uso del linguaggio cinematografico quale strumento di critica d’arte. Il contributo mostra come il film persegua un intento dichiaratamente divulgativo: sviluppare nello spettatore una capacità critica autonoma attraverso montaggio, inquadrature e close looking applicati alla numismatica. L’analisi mette in luce i legami concettuali e lessicali con due testi cardine della Scuola di Vienna dei quali Ragghianti fu promotore in Italia, favorendone la traduzione per Einaudi e contribuendo alla definizione degli apparati illustrativi. Il saggio mostra inoltre come critofilm e traduzioni siano frutto di una rete di rapporti personali e scientifici (Ragghianti, Collobi, Sgorlon, Kurz) e contribuiscano, nel secondo dopoguerra, sia alla rivalutazione delle cosiddette “arti minori” sia alla diffusione in Italia delle metodologie viennesi applicate allo studio dell’arte medievale.
Salvadori, S. (2026). L’arte della moneta nel tardo Impero: dalla pagina allo schermo, una traduzione critica. In P. Bolpagni, M. Corgnati, M. Collareta (a cura di), Carlo Ludovico Ragghianti e il Medioevo: prospettive aperte (pp. 124-135). Lucca : Fondazione Centro Studi Ragghianti ets.
L’arte della moneta nel tardo Impero: dalla pagina allo schermo, una traduzione critica
sara salvadori
2026-01-01
Abstract
L'articolo analizza il critofilm L’arte della moneta nel tardo Impero (1958) di Carlo Ludovico Ragghianti come caso esemplare del suo uso del linguaggio cinematografico quale strumento di critica d’arte. Il contributo mostra come il film persegua un intento dichiaratamente divulgativo: sviluppare nello spettatore una capacità critica autonoma attraverso montaggio, inquadrature e close looking applicati alla numismatica. L’analisi mette in luce i legami concettuali e lessicali con due testi cardine della Scuola di Vienna dei quali Ragghianti fu promotore in Italia, favorendone la traduzione per Einaudi e contribuendo alla definizione degli apparati illustrativi. Il saggio mostra inoltre come critofilm e traduzioni siano frutto di una rete di rapporti personali e scientifici (Ragghianti, Collobi, Sgorlon, Kurz) e contribuiscano, nel secondo dopoguerra, sia alla rivalutazione delle cosiddette “arti minori” sia alla diffusione in Italia delle metodologie viennesi applicate allo studio dell’arte medievale.| File | Dimensione | Formato | |
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