Sono molti i fotografi che nel corso della loro carriera hanno dedicato i loro scatti al tema della migrazione umana. Tanti di loro nel trattare quest’argomento hanno voluto sottolineare la condizione di invisibilità alla quale i migranti sembrerebbero essere sottoposti: le loro fotografie mettono l’accento sul silenziamento dell’identità dei migranti, negandola, de-umanizzandola, arrivando a mostrarci una nuda vita (Agamben 1995). Pensiamo, ad esempio, ai famosi lavori di Seba Kurtis in Heartbeat (2012) o a Richard Mosse nelle serie Heat Maps (2016-2018) e Incoming (2017). Queste fotografie, giocando proprio sul silenzio dell’identità, puntano, in realtà, al ribaltamento dell’invisibilità al fine di accendere i riflettori sulla situazione molto spesso trascurata dei migranti. Il problema, come affermano in un’indagine due ricercatori americani Greenwood e Thomson (2020), dopo aver analizzato le foto presentate al concorso Picture of the Year 2016 a tema proprio la crisi dei rifugiati in Europa dell’anno precedente, è che questo modo di rappresentare i migranti tende a non restituire il loro aspetto più umano, e dunque enfatizzerebbe la distanza tra l’osservatore e i soggetti fotografati. Utilizzando la terminologia di Barthes (1980) possiamo dire che queste rappresentazioni mettono in relazione diretta l’operator con lo spectator, tralasciando del tutto, silenziando appunto, chi viene ritratto, lo spectrum. Negli ultimi anni si è cercato di ridare parola proprio al soggetto che viene fotografato, il migrante, e lavori come A migrant takes a serene selfie (2022) di Adam Ferguson o The Two Walls (2024) di Alejandro Cegarra muovono proprio in questa direzione. Fermo restando che la percezione di chi scatta fotografie è sempre socialmente costruita (Mangano 2018), il lavoro vuole far emergere, prendendo in considerazione differenti cataloghi fotografici, come queste foto possano dar voce, secondo diverse forme e diversi gradi di aspettualizzazione attoriale, al ruolo tematico del migrante.
Cetani, A. (2026). Identità messe a tacere. In M. Giacomazzi, M. Grinello, A.M. Lorusso, F. Mazzucchelli (a cura di), Forme del silenzio (pp. 403-416). Milano : Mimesis [10.7413/1234-1234112].
Identità messe a tacere
antonio cetani
2026-01-01
Abstract
Sono molti i fotografi che nel corso della loro carriera hanno dedicato i loro scatti al tema della migrazione umana. Tanti di loro nel trattare quest’argomento hanno voluto sottolineare la condizione di invisibilità alla quale i migranti sembrerebbero essere sottoposti: le loro fotografie mettono l’accento sul silenziamento dell’identità dei migranti, negandola, de-umanizzandola, arrivando a mostrarci una nuda vita (Agamben 1995). Pensiamo, ad esempio, ai famosi lavori di Seba Kurtis in Heartbeat (2012) o a Richard Mosse nelle serie Heat Maps (2016-2018) e Incoming (2017). Queste fotografie, giocando proprio sul silenzio dell’identità, puntano, in realtà, al ribaltamento dell’invisibilità al fine di accendere i riflettori sulla situazione molto spesso trascurata dei migranti. Il problema, come affermano in un’indagine due ricercatori americani Greenwood e Thomson (2020), dopo aver analizzato le foto presentate al concorso Picture of the Year 2016 a tema proprio la crisi dei rifugiati in Europa dell’anno precedente, è che questo modo di rappresentare i migranti tende a non restituire il loro aspetto più umano, e dunque enfatizzerebbe la distanza tra l’osservatore e i soggetti fotografati. Utilizzando la terminologia di Barthes (1980) possiamo dire che queste rappresentazioni mettono in relazione diretta l’operator con lo spectator, tralasciando del tutto, silenziando appunto, chi viene ritratto, lo spectrum. Negli ultimi anni si è cercato di ridare parola proprio al soggetto che viene fotografato, il migrante, e lavori come A migrant takes a serene selfie (2022) di Adam Ferguson o The Two Walls (2024) di Alejandro Cegarra muovono proprio in questa direzione. Fermo restando che la percezione di chi scatta fotografie è sempre socialmente costruita (Mangano 2018), il lavoro vuole far emergere, prendendo in considerazione differenti cataloghi fotografici, come queste foto possano dar voce, secondo diverse forme e diversi gradi di aspettualizzazione attoriale, al ruolo tematico del migrante.| File | Dimensione | Formato | |
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