Nel suo contributo Giuseppe Rocchè delinea i problemi fondamentali dell’etica della popolazione, branca dell’etica sostanziale, emersa grazie al lavoro di Derek Parfit, uno dei più importanti e influenti filosofi morali posti a cavallo tra XX e XXI secolo. I problemi di cui si occupa l’etica della popolazione e che sono considerati del contributo si possono suddividere in due tipologie. Una prima tipologia riguarda la giustificazione della nostra condanna intuitiva di certe azioni, come l’azione con cui un genitore o un medico negligente determina l’esistenza di una persona che andrà incontro a particolari difficoltà per via di certi handicap congeniti, laddove, se si fosse usata la normale diligenza, a nascere sarebbe stata una persona che avrebbe goduto di una qualità della vita migliore. Dato che l’azione negligente determina chi nascerà – la sua identità –, le giustificazioni più intuitive della condanna, quali quelle che riposano sul principio del danno, non possono essere invocate, perché il nato non può dirsi danneggiato. Si tratta di problemi che hanno chiare ricadute bioetiche e che sono ben noti ai giuristi che si occupano delle cause per wrongful life. Il secondo tipo di problema di cui si occupa l’etica della popolazione deriva dal conflitto tra le nostre intuizioni rispetto a scelte che determineranno non solo l’identità ma anche il numero di chi esisterà. Questo secondo tipo di problema, in particolare, sembra difficile da risolvere, ed è su di esso che l’autore si sofferma. Si sostiene come il dibattito di etica della popolazione proceda secondo due stili diversi, la cui enucleazione costituisce originale contributo di Rocchè. Il primo stile consiste nel ricercare un principio morale che riesca ad appagare le nostre intuizioni assiologiche. In base a questo primo stile, un principio ha successo nella misura in cui evita di generare conclusioni contro-intuitive, fallisce se le ingenera. Sebbene questo sia il metodo della teorizzazione morale che viene spontaneamente adottato ed è più comune, alcuni autori optano per una mossa eccentrica. Il secondo stile, eccentrico, consiste nell’accettazione di conclusioni-controintuitive – come il fatto che a un mondo in cui tutti hanno una elevata qualità della vita dovremmo preferire un mondo molto più popolato i cui ciascuno ha una vita appena degna di essere vissuta – sulla premessa che alcune delle nostre intuizioni assiologiche sono fallaci. Rocchè chiama questo secondo stile morale il “Metodo dell’Accettazione” e si sofferma sul carattere arbitrario dell’accettazione di conclusioni contro-intuitive. Al medesimo tempo mostra come il Metodo dell’Accettazione trovi impiego anche fuori dall’ambito dell’etica. Si delinea così un contrasto generale tra un modo conservatore di concepire la riflessione morale, in cui il senso comune resta parametro di correttezza ultimo, e una visione più rivoluzionaria per cui a volte dobbiamo accettare conclusioni-controintuitive. Il contributo si chiude con alcune riflessioni sull’integrazione tra filosofia morale e teoria del diritto.
Rocchè, G. (2025). Il problema del senso comune e i diritti delle persone possibili. In M. Manzin, F. Puppo, S. Tomasi (a cura di), Studies on Argumentation & Legal Philosophy : autonomia e diritto : soggetti, saperi, poteri.
Il problema del senso comune e i diritti delle persone possibili
Rocchè, Giuseppe
2025-01-01
Abstract
Nel suo contributo Giuseppe Rocchè delinea i problemi fondamentali dell’etica della popolazione, branca dell’etica sostanziale, emersa grazie al lavoro di Derek Parfit, uno dei più importanti e influenti filosofi morali posti a cavallo tra XX e XXI secolo. I problemi di cui si occupa l’etica della popolazione e che sono considerati del contributo si possono suddividere in due tipologie. Una prima tipologia riguarda la giustificazione della nostra condanna intuitiva di certe azioni, come l’azione con cui un genitore o un medico negligente determina l’esistenza di una persona che andrà incontro a particolari difficoltà per via di certi handicap congeniti, laddove, se si fosse usata la normale diligenza, a nascere sarebbe stata una persona che avrebbe goduto di una qualità della vita migliore. Dato che l’azione negligente determina chi nascerà – la sua identità –, le giustificazioni più intuitive della condanna, quali quelle che riposano sul principio del danno, non possono essere invocate, perché il nato non può dirsi danneggiato. Si tratta di problemi che hanno chiare ricadute bioetiche e che sono ben noti ai giuristi che si occupano delle cause per wrongful life. Il secondo tipo di problema di cui si occupa l’etica della popolazione deriva dal conflitto tra le nostre intuizioni rispetto a scelte che determineranno non solo l’identità ma anche il numero di chi esisterà. Questo secondo tipo di problema, in particolare, sembra difficile da risolvere, ed è su di esso che l’autore si sofferma. Si sostiene come il dibattito di etica della popolazione proceda secondo due stili diversi, la cui enucleazione costituisce originale contributo di Rocchè. Il primo stile consiste nel ricercare un principio morale che riesca ad appagare le nostre intuizioni assiologiche. In base a questo primo stile, un principio ha successo nella misura in cui evita di generare conclusioni contro-intuitive, fallisce se le ingenera. Sebbene questo sia il metodo della teorizzazione morale che viene spontaneamente adottato ed è più comune, alcuni autori optano per una mossa eccentrica. Il secondo stile, eccentrico, consiste nell’accettazione di conclusioni-controintuitive – come il fatto che a un mondo in cui tutti hanno una elevata qualità della vita dovremmo preferire un mondo molto più popolato i cui ciascuno ha una vita appena degna di essere vissuta – sulla premessa che alcune delle nostre intuizioni assiologiche sono fallaci. Rocchè chiama questo secondo stile morale il “Metodo dell’Accettazione” e si sofferma sul carattere arbitrario dell’accettazione di conclusioni contro-intuitive. Al medesimo tempo mostra come il Metodo dell’Accettazione trovi impiego anche fuori dall’ambito dell’etica. Si delinea così un contrasto generale tra un modo conservatore di concepire la riflessione morale, in cui il senso comune resta parametro di correttezza ultimo, e una visione più rivoluzionaria per cui a volte dobbiamo accettare conclusioni-controintuitive. Il contributo si chiude con alcune riflessioni sull’integrazione tra filosofia morale e teoria del diritto.| File | Dimensione | Formato | |
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