La “strada” è il luogo pubblico per eccellenza nella cultura occidentale; la strada è strumento di scambi e veicolo di circolazione di uomini e idee: affermazione ovvia, se non addirittura banale, che va invece ribadita, poiché la “strada” è uno dei due fulcri su cui si incardinano, oggi, le trasformazioni fisiche dei territori. Tuttavia, queste ultime non godono di grande stima presso architetti, urbanisti e pianificatori e paesaggisti che vi leggono, rispettivamente, il risultato negativo di una modificazione dell’architettura in oggetto di design autoreferenziale; l’esito di una malsana gestione amministrativa o della pervasività della speculazione edilizia (ancorché legata allo star system internazionale) e dell’abusivismo; il luogo del degrado e dell’abbandono. La stessa nozione di sprawl city, riservata in origine alle sterminate urbanizzazioni americane di case unifamiliari, è ora usata per indicare le aree metropolitane planetarie - consumatrici di suolo, frammentate dalle infrastrutture, prive di un “centro” riconoscibile e identificato come tale. E da altri ambiti disciplinari provengono critiche analoghe, con teorizzazioni sui non luoghi, piuttosto che sulla necessità della decrescita o della progressiva sostituzione degli attuali insediamenti con le cosiddette transition towns. In realtà la sprawl city è - nel bene e nel male - esito della nostra cultura, anche quando si tratti di un fenomeno determinato da una crescita senza sviluppo.Se sono, statisticamente, vere la polarizzazione dell’economia nelle grandi città mondiali e una generale tendenza all’inurbamento, va considerata l’idea che le trasformazioni in atto (e le prossime) si materializzino, sempre di più, in sistemi a rete i cui “nodi”, in forma di enclaves, coincidano con le nuove centralità e le “maglie” con le infrastrutture; e che, di conseguenza possa aumentare il fenomeno della “polverizzazione” urbana. Tali sono le condizioni dalle quali il nostro lavoro deve partire, individuando le questioni centrali e sviluppando più ipotesi da verificare con il progetto, senza troppe recriminazioni passatiste e senza lasciarsi andare ad affermazioni del tipo “la gente deve imparare di nuovo ad abitare”: la gente abita, lo sa già fare. Siamo noi che dobbiamo imparare a capire le potenzialità e le risorse che un habitat comunque possiede, sebbene sia giudicato disastrato.

Aprile, M. (2012). Riflessioni a margine di "Pettinissa". In Maria Rosa Russo (a cura di), Pettinissa, la lunga linea verde (pp. 159-164). Melfi : Libria.

Riflessioni a margine di "Pettinissa"

APRILE, Marcella
2012

Abstract

La “strada” è il luogo pubblico per eccellenza nella cultura occidentale; la strada è strumento di scambi e veicolo di circolazione di uomini e idee: affermazione ovvia, se non addirittura banale, che va invece ribadita, poiché la “strada” è uno dei due fulcri su cui si incardinano, oggi, le trasformazioni fisiche dei territori. Tuttavia, queste ultime non godono di grande stima presso architetti, urbanisti e pianificatori e paesaggisti che vi leggono, rispettivamente, il risultato negativo di una modificazione dell’architettura in oggetto di design autoreferenziale; l’esito di una malsana gestione amministrativa o della pervasività della speculazione edilizia (ancorché legata allo star system internazionale) e dell’abusivismo; il luogo del degrado e dell’abbandono. La stessa nozione di sprawl city, riservata in origine alle sterminate urbanizzazioni americane di case unifamiliari, è ora usata per indicare le aree metropolitane planetarie - consumatrici di suolo, frammentate dalle infrastrutture, prive di un “centro” riconoscibile e identificato come tale. E da altri ambiti disciplinari provengono critiche analoghe, con teorizzazioni sui non luoghi, piuttosto che sulla necessità della decrescita o della progressiva sostituzione degli attuali insediamenti con le cosiddette transition towns. In realtà la sprawl city è - nel bene e nel male - esito della nostra cultura, anche quando si tratti di un fenomeno determinato da una crescita senza sviluppo.Se sono, statisticamente, vere la polarizzazione dell’economia nelle grandi città mondiali e una generale tendenza all’inurbamento, va considerata l’idea che le trasformazioni in atto (e le prossime) si materializzino, sempre di più, in sistemi a rete i cui “nodi”, in forma di enclaves, coincidano con le nuove centralità e le “maglie” con le infrastrutture; e che, di conseguenza possa aumentare il fenomeno della “polverizzazione” urbana. Tali sono le condizioni dalle quali il nostro lavoro deve partire, individuando le questioni centrali e sviluppando più ipotesi da verificare con il progetto, senza troppe recriminazioni passatiste e senza lasciarsi andare ad affermazioni del tipo “la gente deve imparare di nuovo ad abitare”: la gente abita, lo sa già fare. Siamo noi che dobbiamo imparare a capire le potenzialità e le risorse che un habitat comunque possiede, sebbene sia giudicato disastrato.
Settore ICAR/15 - Architettura Del Paesaggio
Aprile, M. (2012). Riflessioni a margine di "Pettinissa". In Maria Rosa Russo (a cura di), Pettinissa, la lunga linea verde (pp. 159-164). Melfi : Libria.
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