SOMMARIO Anche a Palermo, così come nelle altre città italiane, i decenni successivi all'Unità sono connotati da una forte esigenza di rinnovamento urbano, sia per la tragica sequenza di epidemie di colera e di tubercolosi favorite dai quartieri malsani e dalle precarietà abitative e sanitarie, sia per la naturale competizione ed emulazione tra i maggiori centri della nuova Nazione. Una cospicua quantità di risorse economiche, scientifiche ed intellettuali, venne destinata per nuove attrezzature sociali utili all’igiene collettiva (bagni, lavatoi pubblici), ma ancor più per strutture sanitarie specializzate nelle cura di malattie a carattere sociale, nelle quali si sperimentavano e mettevano a punto tecniche costruttive “moderne” volte a garantire gli aspetti di igienicità che la più recente ricerca riconosceva come necessari per gli ambienti confinati. Il fermento documentato dalla circolazione di progetti, brevetti e nuovi ritrovati dell’industria, nonché dal dibattito che animava le grandi Esposizioni e le specifiche sezioni di igiene (Parigi, Torino, Napoli …), consentì agli ingegneri palermitani di cimentarsi in progetti ambiziosi, talvolta nella costruzione di opere a carattere sociale alquanto innovative ed aggiornate, dai lazzaretti e dispensari, a sanatori ed altre strutture specialistiche con funzioni essenzialmente di accertamento diagnostico, di profilassi, terapia ed educazione igienica. Se per specifiche cure si ricercavano luoghi esterni alla città a particolare valenza climatica, dove la libertà progettuale poteva esprimersi compiutamente, le esigenze di economia suggerivano di allocare piccoli ospedali e strutture a prevalente funzione didattica nelle aree interne resesi libere a seguito degli sventramenti e riassetti urbanistici, così come in preesistenze, anche a carattere monumentale, da adeguare alla nuova funzione sanitaria, anche con ampliamenti e stravolgimenti (strutture conventuali, vecchi plessi ospedalieri, tratti superstiti della antica cinta muraria ….). Ne deriva un momento di ricchezza progettuale legato sia alle frequenti sperimentazioni, sia alle necessità e capacità di adattamento di ”tipi” e modelli consolidati in ambito nazionale e sopranazionale, anche in relazione alle specificità locali quanto a clima, capacità e sviluppo scientifici, disponibilità finanziarie e allocative.

Campisi, T., Fatta, G. (2012). Il rinnovamento urbano pre-unitario. Tipi edilizi e specificità nell'edilizia ospedaliera a Palermo. In D'Agostino Salvatore (a cura di), Storia dell'Ingegneria. Atti del 4° Convegno Nazionale (pp. 741-752). Napoli : Cuzzolin s.r.l..

Il rinnovamento urbano pre-unitario. Tipi edilizi e specificità nell'edilizia ospedaliera a Palermo

CAMPISI, Tiziana;FATTA, Giovanni
2012

Abstract

SOMMARIO Anche a Palermo, così come nelle altre città italiane, i decenni successivi all'Unità sono connotati da una forte esigenza di rinnovamento urbano, sia per la tragica sequenza di epidemie di colera e di tubercolosi favorite dai quartieri malsani e dalle precarietà abitative e sanitarie, sia per la naturale competizione ed emulazione tra i maggiori centri della nuova Nazione. Una cospicua quantità di risorse economiche, scientifiche ed intellettuali, venne destinata per nuove attrezzature sociali utili all’igiene collettiva (bagni, lavatoi pubblici), ma ancor più per strutture sanitarie specializzate nelle cura di malattie a carattere sociale, nelle quali si sperimentavano e mettevano a punto tecniche costruttive “moderne” volte a garantire gli aspetti di igienicità che la più recente ricerca riconosceva come necessari per gli ambienti confinati. Il fermento documentato dalla circolazione di progetti, brevetti e nuovi ritrovati dell’industria, nonché dal dibattito che animava le grandi Esposizioni e le specifiche sezioni di igiene (Parigi, Torino, Napoli …), consentì agli ingegneri palermitani di cimentarsi in progetti ambiziosi, talvolta nella costruzione di opere a carattere sociale alquanto innovative ed aggiornate, dai lazzaretti e dispensari, a sanatori ed altre strutture specialistiche con funzioni essenzialmente di accertamento diagnostico, di profilassi, terapia ed educazione igienica. Se per specifiche cure si ricercavano luoghi esterni alla città a particolare valenza climatica, dove la libertà progettuale poteva esprimersi compiutamente, le esigenze di economia suggerivano di allocare piccoli ospedali e strutture a prevalente funzione didattica nelle aree interne resesi libere a seguito degli sventramenti e riassetti urbanistici, così come in preesistenze, anche a carattere monumentale, da adeguare alla nuova funzione sanitaria, anche con ampliamenti e stravolgimenti (strutture conventuali, vecchi plessi ospedalieri, tratti superstiti della antica cinta muraria ….). Ne deriva un momento di ricchezza progettuale legato sia alle frequenti sperimentazioni, sia alle necessità e capacità di adattamento di ”tipi” e modelli consolidati in ambito nazionale e sopranazionale, anche in relazione alle specificità locali quanto a clima, capacità e sviluppo scientifici, disponibilità finanziarie e allocative.
Settore ICAR/10 - Architettura Tecnica
Campisi, T., Fatta, G. (2012). Il rinnovamento urbano pre-unitario. Tipi edilizi e specificità nell'edilizia ospedaliera a Palermo. In D'Agostino Salvatore (a cura di), Storia dell'Ingegneria. Atti del 4° Convegno Nazionale (pp. 741-752). Napoli : Cuzzolin s.r.l..
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