Il presente contributo intende riflettere sulla formazione dei maestri italiani nel secondo dopoguerra, con particolare attenzione agli anni Cinquanta. Attraverso un breve riferimento al periodo fascista, caratterizzato dalle riforme di Giovanni Gentile, si farà notare come molti maestri elementari venissero formati all’interno di Istituti magistrali, la cui durata fu prolungata da tre a quattro anni e dove gran parte dell’attenzione fu rivolta a una preparazione teorica, come quella derivante dallo studio del latino e della filosofia, a scapito dello svolgimento del tirocinio e dello studio della psicologia. L’attenzione sarà poi rivolta agli anni Cinquanta, durante i quali, complice il desiderio di trasformare la società da un assetto totalitario a uno democratico, si apportarono dei cambiamenti significativi alla struttura degli Istituti magistrali e al processo di formazione qui avviato. A questo proposito, si farà riferimento ai nuovi programmi del 1945, la cui commissione fu presieduta dal deweyano Carleton Washburne, che reintrodussero lo studio della psicologia e lo svolgimento del tirocinio all’interno degli Istituti magistrali, a sostegno dell’idea che la preparazione teorica dovesse essere affiancata a una pratica, pena la de-professionalizzazione del processo di formazione. L’intenzione era quella di migliorare la preparazione dei maestri, affinché il loro lavoro contribuisse alla realizzazione di una scuola organizzata democraticamente. A tal proposito, si metteranno in risalto le riflessioni che, nello stesso periodo, furono promosse dal fronte laico, in particolare quelle di Aldo Visalberghi, che in un articolo apparso per la rivista Montaigne nel 1954, dal titolo Per un nuovo assetto dell‘Istituto magistrale, promuoveva un cambiamento formale e strutturale degli Istituti magistrali, attraverso il quale preparare un maestro adesso inteso come il responsabile della formazione del cittadino della democrazia. Infine, il presente contributo si concluderà con alcuni riferimenti relativi all’incremento del numero degli iscritti presso gli Istituti magistrali a partire dal 1950, a dimostrazione di come quello del maestro fosse considerato un ruolo tanto delicato quanto ambito, soprattutto per la popolazione femminile.

jessica pasca (2022). La formazione dei maestri elementari nell’Italia degli anni Cinquanta: verso la democratizzazione della società. In La formazione degli insegnanti. Problemi, prospettive e proposte per una scuola di qualità aperta a tutti e tutte (pp. 61-63). Pensa MultiMedia Editore.

La formazione dei maestri elementari nell’Italia degli anni Cinquanta: verso la democratizzazione della società

jessica pasca
2022-09-01

Abstract

Il presente contributo intende riflettere sulla formazione dei maestri italiani nel secondo dopoguerra, con particolare attenzione agli anni Cinquanta. Attraverso un breve riferimento al periodo fascista, caratterizzato dalle riforme di Giovanni Gentile, si farà notare come molti maestri elementari venissero formati all’interno di Istituti magistrali, la cui durata fu prolungata da tre a quattro anni e dove gran parte dell’attenzione fu rivolta a una preparazione teorica, come quella derivante dallo studio del latino e della filosofia, a scapito dello svolgimento del tirocinio e dello studio della psicologia. L’attenzione sarà poi rivolta agli anni Cinquanta, durante i quali, complice il desiderio di trasformare la società da un assetto totalitario a uno democratico, si apportarono dei cambiamenti significativi alla struttura degli Istituti magistrali e al processo di formazione qui avviato. A questo proposito, si farà riferimento ai nuovi programmi del 1945, la cui commissione fu presieduta dal deweyano Carleton Washburne, che reintrodussero lo studio della psicologia e lo svolgimento del tirocinio all’interno degli Istituti magistrali, a sostegno dell’idea che la preparazione teorica dovesse essere affiancata a una pratica, pena la de-professionalizzazione del processo di formazione. L’intenzione era quella di migliorare la preparazione dei maestri, affinché il loro lavoro contribuisse alla realizzazione di una scuola organizzata democraticamente. A tal proposito, si metteranno in risalto le riflessioni che, nello stesso periodo, furono promosse dal fronte laico, in particolare quelle di Aldo Visalberghi, che in un articolo apparso per la rivista Montaigne nel 1954, dal titolo Per un nuovo assetto dell‘Istituto magistrale, promuoveva un cambiamento formale e strutturale degli Istituti magistrali, attraverso il quale preparare un maestro adesso inteso come il responsabile della formazione del cittadino della democrazia. Infine, il presente contributo si concluderà con alcuni riferimenti relativi all’incremento del numero degli iscritti presso gli Istituti magistrali a partire dal 1950, a dimostrazione di come quello del maestro fosse considerato un ruolo tanto delicato quanto ambito, soprattutto per la popolazione femminile.
set-2022
9788867609451
jessica pasca (2022). La formazione dei maestri elementari nell’Italia degli anni Cinquanta: verso la democratizzazione della società. In La formazione degli insegnanti. Problemi, prospettive e proposte per una scuola di qualità aperta a tutti e tutte (pp. 61-63). Pensa MultiMedia Editore.
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