Nel dibattito pubblico pandemico è risuonato frequente il canto funebre per le metropoli inquinate, sovrappopolate, insicure, seguito dalla semplicistica retorica del ritorno ai borghi, come rifugio di un Decameron contemporaneo. Una urbanistica responsabile richiede, invece, di sfuggire alla visione consolatoria del borgo-rifugio, sanatorio delle comunità urbane in fuga dalle città ma pronte a tornarvi dopo la malattia. Serve l’audacia (fatta di coraggio, lungimiranza e progetto) di sperimentare un nuovo modello di sviluppo per i territori intermedi dell’Italia, cogliendone non solo la bellezza, ma anche la salubrità, la sostenibilità, l’autosufficienza delle città medie e dei borghi, dei territori agricoli, della montagna degli allevatori, delle coste dei pescatori, delle città degli innovatori. Il contributo intende approfondire processi e progetti per rimodellare lo sviluppo della Sicilia come un arcipelago di insediamenti urbano/rurali collegati dalle trame produttive tradizionali e dalle infrastrutture di un paesaggio potente. Una rete di luoghi in cui si torni ad abitare (forse con maggiore sicurezza) o da cui non si fugga più, attratti dalla grande città. Luoghi della cura del territorio e delle persone, di una salute di prossimità fatta di presìdi ma anche di telemedicina, piccole città in cui si può studiare, lavorare o fare ricerca connessi al mondo, luoghi dell’intelligenza collettiva prima che tecnologica. In Sicilia esistono già numerose comunità resilienti che da tempo stanno affrontando il declino attraverso pratiche di adattamento e sperimentazione, generando nuove pratiche spaziali collaborative. La nuova sfida è quella di tornare ad essere comunità circolari autosufficienti (anche se connesse con il mondo), ripensando lo spazio in sicurezza, gestendo i cicli di acqua, rifiuti e energia, recuperando il valore della salubrità dell’ambiente e la mutualità della sanità, riattivando sapienze artigianali o introducendo manifatture innovative. Per non rimanere in una inutile visione bucolica, servono infrastrutture sostenibili di mobilità e infostrutture digitali, serve una poderosa sburocratizzazione che aiuti le imprese manifatturiere e di servizi a lavorare in sicurezza, serve una rivoluzione fiscale e creditizia che accompagni le visioni. Serve una urbanistica che dia forme e norme alla transizione verso un nuovo modello di sviluppo

carta maurizio, lino barbara, ronsivalle daniele (2020). Arcipelaghi circolari per la transizione del Neoantropocene in Sicilia. URBANISTICA INFORMAZIONI(289), 15-22.

Arcipelaghi circolari per la transizione del Neoantropocene in Sicilia

carta maurizio;lino barbara;ronsivalle daniele
2020

Abstract

Nel dibattito pubblico pandemico è risuonato frequente il canto funebre per le metropoli inquinate, sovrappopolate, insicure, seguito dalla semplicistica retorica del ritorno ai borghi, come rifugio di un Decameron contemporaneo. Una urbanistica responsabile richiede, invece, di sfuggire alla visione consolatoria del borgo-rifugio, sanatorio delle comunità urbane in fuga dalle città ma pronte a tornarvi dopo la malattia. Serve l’audacia (fatta di coraggio, lungimiranza e progetto) di sperimentare un nuovo modello di sviluppo per i territori intermedi dell’Italia, cogliendone non solo la bellezza, ma anche la salubrità, la sostenibilità, l’autosufficienza delle città medie e dei borghi, dei territori agricoli, della montagna degli allevatori, delle coste dei pescatori, delle città degli innovatori. Il contributo intende approfondire processi e progetti per rimodellare lo sviluppo della Sicilia come un arcipelago di insediamenti urbano/rurali collegati dalle trame produttive tradizionali e dalle infrastrutture di un paesaggio potente. Una rete di luoghi in cui si torni ad abitare (forse con maggiore sicurezza) o da cui non si fugga più, attratti dalla grande città. Luoghi della cura del territorio e delle persone, di una salute di prossimità fatta di presìdi ma anche di telemedicina, piccole città in cui si può studiare, lavorare o fare ricerca connessi al mondo, luoghi dell’intelligenza collettiva prima che tecnologica. In Sicilia esistono già numerose comunità resilienti che da tempo stanno affrontando il declino attraverso pratiche di adattamento e sperimentazione, generando nuove pratiche spaziali collaborative. La nuova sfida è quella di tornare ad essere comunità circolari autosufficienti (anche se connesse con il mondo), ripensando lo spazio in sicurezza, gestendo i cicli di acqua, rifiuti e energia, recuperando il valore della salubrità dell’ambiente e la mutualità della sanità, riattivando sapienze artigianali o introducendo manifatture innovative. Per non rimanere in una inutile visione bucolica, servono infrastrutture sostenibili di mobilità e infostrutture digitali, serve una poderosa sburocratizzazione che aiuti le imprese manifatturiere e di servizi a lavorare in sicurezza, serve una rivoluzione fiscale e creditizia che accompagni le visioni. Serve una urbanistica che dia forme e norme alla transizione verso un nuovo modello di sviluppo
Settore ICAR/21 - Urbanistica
XII giornata internazionale di studio INU - Benessere e/o salute. 90 anni di studi, politiche, piani
Napoli
18/12/2020
12
carta maurizio, lino barbara, ronsivalle daniele (2020). Arcipelaghi circolari per la transizione del Neoantropocene in Sicilia. URBANISTICA INFORMAZIONI(289), 15-22.
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