La rincorsa al progresso, l'ossessione della crescita economica, l'enfatizzarsi del pensiero dicotomico, hanno portato a delle spaccature, delle 'discrepanze', sia dal punto di vista territoriale che disciplinare. Un processo di artificializzazione e desacralizzazione la cui deriva è rappresentata da una progressiva distruzione dello stesso habitat naturale, dalla rottura dei rapporti co-evolutivi tra uomo e ambiente e da una separazione esponenziale tra soggetto osservante e oggetto osservato, che ha portato a una epistemologia deterministica e tecnofila, con il progressivo abbandono e rifiuto dei linguaggi sensibili nel processo di analisi e produzione del territorio. Facendo ricorso alle teorie dell'urbanesimo planetario come processo che ha portato ad una mondializzazione dell’urbano e alla nascita di nuove forme ibride nelle quali è sempre più difficile riscontrare una differenza netta tra città e non-città, viene avanzata l'ipotesi che le polarizzazioni centro/periferia, urbano/non urbano possano essere ripensate attraverso il ricorso ai linguaggi sensibili e all'arte – nella sua dimensione relazionale e engagée – capace di rispondere alla rottura arrecata dalla modernità, che ha enfatizzato le dicotomie, attraverso una molteplicità di linguaggi necessari per “rigenerare lo sguardo” e ripensare in maniera altra i territori, agendo come dispositivo per la conoscenza, ri-appropriazione, re-invenzione dello spazio urbano e sociale, dando vita a inedite connessioni.

Crobe, S. (2019). Come le lucciole. Sperimentazioni artistiche e fermenti culturali tra margini territoriali e disciplinari. PLANUM, 38(1), 1088-1093.

Come le lucciole. Sperimentazioni artistiche e fermenti culturali tra margini territoriali e disciplinari

Crobe, Stefania
2019

Abstract

La rincorsa al progresso, l'ossessione della crescita economica, l'enfatizzarsi del pensiero dicotomico, hanno portato a delle spaccature, delle 'discrepanze', sia dal punto di vista territoriale che disciplinare. Un processo di artificializzazione e desacralizzazione la cui deriva è rappresentata da una progressiva distruzione dello stesso habitat naturale, dalla rottura dei rapporti co-evolutivi tra uomo e ambiente e da una separazione esponenziale tra soggetto osservante e oggetto osservato, che ha portato a una epistemologia deterministica e tecnofila, con il progressivo abbandono e rifiuto dei linguaggi sensibili nel processo di analisi e produzione del territorio. Facendo ricorso alle teorie dell'urbanesimo planetario come processo che ha portato ad una mondializzazione dell’urbano e alla nascita di nuove forme ibride nelle quali è sempre più difficile riscontrare una differenza netta tra città e non-città, viene avanzata l'ipotesi che le polarizzazioni centro/periferia, urbano/non urbano possano essere ripensate attraverso il ricorso ai linguaggi sensibili e all'arte – nella sua dimensione relazionale e engagée – capace di rispondere alla rottura arrecata dalla modernità, che ha enfatizzato le dicotomie, attraverso una molteplicità di linguaggi necessari per “rigenerare lo sguardo” e ripensare in maniera altra i territori, agendo come dispositivo per la conoscenza, ri-appropriazione, re-invenzione dello spazio urbano e sociale, dando vita a inedite connessioni.
XXI Conferenza Nazionale SIU. Confini, movimenti, luoghi. Politiche e progetti per città e territori in transizione
Firenze
6-8 giugno 2018
21
Crobe, S. (2019). Come le lucciole. Sperimentazioni artistiche e fermenti culturali tra margini territoriali e disciplinari. PLANUM, 38(1), 1088-1093.
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
SIU_crobe-12-17.pdf

accesso aperto

Tipologia: Versione Editoriale
Dimensione 115.38 kB
Formato Adobe PDF
115.38 kB Adobe PDF Visualizza/Apri

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/10447/426574
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact