Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una densa proliferazione di immagini sulle cui superfici gli eventi migratori si sono impressi e hanno trovato forma visuale. I premi assegnati nell’ambito del World Press Photo e di altre prestigiose competizioni fotogiornalistiche, il moltiplicarsi di mostre ed esibizioni costruite intorno alla cosiddetta questione migratoria, l’inflazione di fotoreportage e progetti estetici che narrano gli spazi di frontiera e le storie di chi prova ad attraversarli o è costretto ad abitarli, restituiscono in parte il decisivo ruolo che le performance visuali hanno nella rappresentazione degli eventi migratori contemporanei. L’obiettivo di questo intervento è di utilizzare lo spettro e la sua forza infestante come figura attraverso cui rileggere le immagini di migrazione e i loro effetti sullo spettatore. Il riferimento qui è all’hauntological approach proposto da Jacques Derrida (Derrida 1994) e rideclinato più di recente da alcuni studiosi in chiave visuale e geografica. Nella prima parte proverò quindi a tracciare i lineamenti teorici di questo approccio e le potenzialità che a mio avviso dischiude se applicato alla fotografia di migrazione. All’interno di questo quadro teorico verrà poi analizzato il progetto fotografico The Rescue realizzato da Francesco Giusti a Lesbo nel 2015, nel tentativo di comprendere la decisiva interazione fra pratiche visuali, politiche emozionali e responsività etica.

GIUBILARO, C. (2019). Haunting Photography. Eventi migratori, politiche dell’affetto e topografie dello sguardo. In F. Salvatori (a cura di), L’apporto della Geografia tra rivoluzioni e riforme (pp. 2175-2180). Roma : A.Ge.I..

Haunting Photography. Eventi migratori, politiche dell’affetto e topografie dello sguardo

GIUBILARO, Chiara
2019-01-01

Abstract

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una densa proliferazione di immagini sulle cui superfici gli eventi migratori si sono impressi e hanno trovato forma visuale. I premi assegnati nell’ambito del World Press Photo e di altre prestigiose competizioni fotogiornalistiche, il moltiplicarsi di mostre ed esibizioni costruite intorno alla cosiddetta questione migratoria, l’inflazione di fotoreportage e progetti estetici che narrano gli spazi di frontiera e le storie di chi prova ad attraversarli o è costretto ad abitarli, restituiscono in parte il decisivo ruolo che le performance visuali hanno nella rappresentazione degli eventi migratori contemporanei. L’obiettivo di questo intervento è di utilizzare lo spettro e la sua forza infestante come figura attraverso cui rileggere le immagini di migrazione e i loro effetti sullo spettatore. Il riferimento qui è all’hauntological approach proposto da Jacques Derrida (Derrida 1994) e rideclinato più di recente da alcuni studiosi in chiave visuale e geografica. Nella prima parte proverò quindi a tracciare i lineamenti teorici di questo approccio e le potenzialità che a mio avviso dischiude se applicato alla fotografia di migrazione. All’interno di questo quadro teorico verrà poi analizzato il progetto fotografico The Rescue realizzato da Francesco Giusti a Lesbo nel 2015, nel tentativo di comprendere la decisiva interazione fra pratiche visuali, politiche emozionali e responsività etica.
Settore M-GGR/01 - Geografia
978-88-942641-2-8
https://www.ageiweb.it/pubblicazioni-a-ge-i/xxxii-cgi/media-e-geografia/
GIUBILARO, C. (2019). Haunting Photography. Eventi migratori, politiche dell’affetto e topografie dello sguardo. In F. Salvatori (a cura di), L’apporto della Geografia tra rivoluzioni e riforme (pp. 2175-2180). Roma : A.Ge.I..
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