Il libro Architettura in Capitanata. Opere e progetti (Il Poligrafo, 2014) curato da Chiara Baglione - con saggi di Federico Bucci, Luisa Ferro, Margherita Petranzan, Sara Protasoni, Sara Riboldi e della stessa Baglione - è un'intensa narrazione dell'esperienza progettuale di Angelo Torricelli praticata in quella parte settentrionale della Puglia chiamata, appunto, Capitanata. In particolare, cinque delle sette opere trattate "si compongono entro un piano unitario, fondato sul progetto urbano che costituisce l'esito di studi condotti nell'elaborazione del nuovo Piano Regolatore di Cerignola, adottato dal Consiglio Comunale nel 1999 e approvato nel 2004 dalla Regione Puglia". Gli altri due progetti sono invece episodi, altrettanto signiScativi, che si misurano con altri ambiti più interni del territorio provinciale di Foggia - Ascoli Satriano e Monteleone di Puglia - posti a poca distanza dalla stessa Cerignola. Nei numerosi saggi che introducono e inquadrano l'opera di Angelo Torricelli emergono con evidenza alcuni temi fondativi che pervadono le architetture prese in esame. Quasi una scrittura corale che, tuttavia, offre punti di vista differenziati sui luoghi, sugli accadimenti architettonici e sui complessi processi che li generano. Visti in sequenza, le opere e i progetti in Capitanata di Angelo Torricelli, narrati nel libro, ci fanno comprendere la sua capacità di utilizzare le particolari condizione fisiche e identitarie dei luoghi in cui interviene come sostanza formativa e strutturante della stessa idea di progetto. Un'idea basata, su una sensibilità tematica, linguistica indirizzata verso la dimensione sodale esistente tra le pulsioni emotive di contesti urbani e di una campagna fortemente antropizzata e quelle di una architettura fondata sul valore corporeo e spirituale del luogo. Quella di Torricelli è un'architettura "solida" e "grave", con un forte radicamento al suolo, che appare realizzata ricorrendo alla sostanza delle cose, alla purezza delle forme e all'uso di chiari e immutabili principi compositivi. Essenzialità versus ridondanza, ricerca di laconicità espressiva in antitesi all'eccesso di forma e di elementi, alle mode della "centralità dell'immagine, della spettacolarizzazione dell'idea e del dominio della griffe" . Un'architettura in cui gesti e procedimenti sono riportati a una loro concisione intesa come tentativo del recupero di un vissuto, di una memoria ancestrale, di un tempo originario.

Di Benedetto, G. (2019). L'architettura e la sostanza delle cose. In CITTA BENE COMUNE 2018 Quale urbanistica e per quale città? (pp. 412-417). Milano : Edizioni Casa della cultura.

L'architettura e la sostanza delle cose

Di Benedetto, GIuseppe
2019

Abstract

Il libro Architettura in Capitanata. Opere e progetti (Il Poligrafo, 2014) curato da Chiara Baglione - con saggi di Federico Bucci, Luisa Ferro, Margherita Petranzan, Sara Protasoni, Sara Riboldi e della stessa Baglione - è un'intensa narrazione dell'esperienza progettuale di Angelo Torricelli praticata in quella parte settentrionale della Puglia chiamata, appunto, Capitanata. In particolare, cinque delle sette opere trattate "si compongono entro un piano unitario, fondato sul progetto urbano che costituisce l'esito di studi condotti nell'elaborazione del nuovo Piano Regolatore di Cerignola, adottato dal Consiglio Comunale nel 1999 e approvato nel 2004 dalla Regione Puglia". Gli altri due progetti sono invece episodi, altrettanto signiScativi, che si misurano con altri ambiti più interni del territorio provinciale di Foggia - Ascoli Satriano e Monteleone di Puglia - posti a poca distanza dalla stessa Cerignola. Nei numerosi saggi che introducono e inquadrano l'opera di Angelo Torricelli emergono con evidenza alcuni temi fondativi che pervadono le architetture prese in esame. Quasi una scrittura corale che, tuttavia, offre punti di vista differenziati sui luoghi, sugli accadimenti architettonici e sui complessi processi che li generano. Visti in sequenza, le opere e i progetti in Capitanata di Angelo Torricelli, narrati nel libro, ci fanno comprendere la sua capacità di utilizzare le particolari condizione fisiche e identitarie dei luoghi in cui interviene come sostanza formativa e strutturante della stessa idea di progetto. Un'idea basata, su una sensibilità tematica, linguistica indirizzata verso la dimensione sodale esistente tra le pulsioni emotive di contesti urbani e di una campagna fortemente antropizzata e quelle di una architettura fondata sul valore corporeo e spirituale del luogo. Quella di Torricelli è un'architettura "solida" e "grave", con un forte radicamento al suolo, che appare realizzata ricorrendo alla sostanza delle cose, alla purezza delle forme e all'uso di chiari e immutabili principi compositivi. Essenzialità versus ridondanza, ricerca di laconicità espressiva in antitesi all'eccesso di forma e di elementi, alle mode della "centralità dell'immagine, della spettacolarizzazione dell'idea e del dominio della griffe" . Un'architettura in cui gesti e procedimenti sono riportati a una loro concisione intesa come tentativo del recupero di un vissuto, di una memoria ancestrale, di un tempo originario.
Settore ICAR/14 - Composizione Architettonica E Urbana
Di Benedetto, G. (2019). L'architettura e la sostanza delle cose. In CITTA BENE COMUNE 2018 Quale urbanistica e per quale città? (pp. 412-417). Milano : Edizioni Casa della cultura.
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