Actually is a time in which we act and we live delivered to the ephemerality and the transiency and silence is reaffirmed as educational need and it obtains an important role within the educational dialogue. Indeed it is a practice of care through it the contemporary human being can oppose to the banality of the chatter and of the non-authentic life. The pedagogic ‘900 rediscovered the educational value of silence and today this practice is proposed not only as an action to be quite, but also as a width of a new horizon of sense inside where we can to welcome the other, i. e. to entertain him. Winning the void’s fear, identified with the nothing for a long time, silence is not understood such as absence of something, but it is considered a space that makes possible an authentic dialogue communication.

In un tempo, come quello in cui agiamo e viviamo, consegnato all’effimero e alla fugacità, il silenzio si riafferma come bisogno formativo e acquista un ruolo di primo piano all’interno del dialogo educativo, come una pratica di cura attraverso cui l’uomo contemporaneo possa contrastare la banalità della chiacchiera e di un’esistenza vissuta in modo inautentico. Se il Novecento pedagogico ha riscoperto il valore educativo del silenzio, oggi tale pratica viene riproposta non solo come atto di tacere, ma anche come apertura di un nuovo orizzonte di senso dentro cui accogliere l’altro, cioè ospitarlo. Vincendo la paura del vuoto, da sempre identificato col nulla, il silenzio non viene più inteso come assenza di qualcosa, ma come lo spazio che rende possibile un’autentica comunicazione dialogica.

Romano, L. (2014). Il silenzio come pratica di cura nella relazione educativa. LE NUOVE FRONTIERE DELLA SCUOLA, 1(35, XI), 16-24.

Il silenzio come pratica di cura nella relazione educativa

ROMANO, Livia
2014

Abstract

In un tempo, come quello in cui agiamo e viviamo, consegnato all’effimero e alla fugacità, il silenzio si riafferma come bisogno formativo e acquista un ruolo di primo piano all’interno del dialogo educativo, come una pratica di cura attraverso cui l’uomo contemporaneo possa contrastare la banalità della chiacchiera e di un’esistenza vissuta in modo inautentico. Se il Novecento pedagogico ha riscoperto il valore educativo del silenzio, oggi tale pratica viene riproposta non solo come atto di tacere, ma anche come apertura di un nuovo orizzonte di senso dentro cui accogliere l’altro, cioè ospitarlo. Vincendo la paura del vuoto, da sempre identificato col nulla, il silenzio non viene più inteso come assenza di qualcosa, ma come lo spazio che rende possibile un’autentica comunicazione dialogica.
Settore M-PED/01 - Pedagogia Generale E Sociale
Romano, L. (2014). Il silenzio come pratica di cura nella relazione educativa. LE NUOVE FRONTIERE DELLA SCUOLA, 1(35, XI), 16-24.
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