Since they were invented modern refrigeration systems, the task of maintaining low temperatures was delegated to special architectures. In the south of Italy is particularly Sicily this task was entrusted to the "pit of snow." In general question of a subterranean environment in which the snow was kept, to be, in its greater quantity, used for the production of ice cream and cool drinks. In the city of Palermo and its surrounding countryside there was no palace, convent or villa that did not have a "pit of snow." In the villa Cattolica (built between 1707-1736) of Bagheria, village near Palermo, there is a "pit of snow." It is an architectural structure formed by a large cistern, with a cross vault, resting on pillars and the pit itself, in turn covered by an environment turned, which is accessed by a ladder, placed in the western parterre entrance to the villa. The complex of villa Cattolica has been restored and turned into a home of contemporary art museum dedicated to the painter Renato Guttuso, one of the leading exponents of Italian art of the twentieth century. The "pit of snow" by villa Cattolica has also been restored and to receive the work of the contemporary artist Croce Taravella, depicting the "Big Warrior". The "pit of snow" - the tomb of the "Big Warrior" today attracts many tourists, although the same, for obvious reasons, it is difficult to visit by people with motor deficit, but a video installation, which is the ancient tales function of the pit and its new, it could make for as many people as possible, easier and more attractive its contemporary use and ensure its own preservation.

Sino a quando non sono stati inventati i moderni sistemi di refrigerazione, il compito di mantenere temperature basse era demandato a speciali architetture. Nel Meridione d’Italia e in particolare in Sicilia detto compito era affidato alla “fossa della neve”. In generale trattasi di un ambiente ipogeo nel quale veniva conservata la neve, per essere, nella sua maggiore quantità, utilizzata, nella tarda primavera e nella torrida stagione estiva, per la produzione di gelati e bevande fresche. Nella città di Palermo e nelle sue campagne circostanti non vi era palazzo, convento o villa che non possedeva una “fossa della neve”. Infatti numerosi sono i documenti di archivio che ci informano sulla loro presenza, come quella esistente nel convento dei domenicani di Palermo, oppure quella esistente a villa Cattolica, nella contrada di Bagheria, località ubicata a pochi chilometri da Palermo. In questa villa, realizzata dalla trasformazione di una masseria del Seicento, e completata, fra il 1707 e il 1736, dal principe di Cattolica Francesco Bonanno e del Bosco, la “ fossa della neve” è un organismo architettonico formato dalla una grande cisterna, con volta a crociera, poggiante su pilastri e dalla fossa stessa, a sua volta coperta da un’ambiente voltato, cui si accede da una scala, posta nel parterre occidentale, d’ingresso alla villa. La neve, nella Sicilia Occidentale, proveniva dai suoi depositi, posti (a circa sessanta chilometri da Palermo) nelle montagne delle Madonie, ad esempio da Pizzo Carbonara e da Piano della Battaglia. Opportunamente imballata, in grosse balle, con sacchi di tela, paglia e sale grosso, era trasportata su muli fino al porto di Termini Imerese e poi imbarcata e trasportata a Palermo e infine distribuita nelle diverse botteghe, per poi essere venduta e depositata nelle apposite ”fosse”, prima di essere consumata. Il complesso della “fossa della neve” di villa Cattolica è costituito da una struttura di muratura portante realizzata da blocchi squadrati di bio calcarenite, proveniente dalle locali cave di pietra. Anche le volte, sia della cisterna ipogea d’acqua, sia della stessa “fossa della neve” sono realizzate con blocchi squadrati di bio calcarenite. Le pareti della cisterna idrica sono rivestite da strati di “cocciopesto”, una malta formata da calce e polvere di terracotta, quest’ultima nota, fin dall’antichità, per le sue proprietà isolanti. Le pareti dell’ambiente superiore della “fossa della neve” e della stessa fossa sono rivestite da strati di malte di calce. La “fossa” era separata dal pianerottolo, della scala di accesso, da un infisso. Il sistema ipogeo con le spesse murature e le volte e la presenza di canalizzazione dell’aria, che collegano la cisterna con la “fossa della neve” assicurano all’ambiente di quest’ultima una temperatura inferiore di circa 5°-7° inferiore rispetto alla temperatura esterna. A tutto ciò occorre aggiungere che la temperatura della neve era mantenuta, come già accennato, mediante un idoneo e naturale isolamento termico della stessa neve. Alla grande cisterna confluivano, com’era raccomandato in tutti i trattati di Architettura, soprattutto barocca e tardo barocca, le canalizzazione di raccolta delle acque piovane delle coperture, sia della copertura del corpo centrale di fabbrica, sia dei corpi bassi della villa. Villa Cattolica, dopo alterne vicende è stata restaurata e adibita, dal 1973, a sede del museo d’arte contemporaneo intitolato al pittore Renato Guttuso (nato a Bagheria), uno dei massimi esponenti dell’arte italiana del Novecento. La fossa è stata, da chi scrive, restaurata e resa disponibile ad accogliere una opera d’arte contemporanea. Infatti da pochissimo tempo l’artista Croce Caravella, nell’ambito di una sua esposizione nel Museo Guttuso di villa Cattolica, ha pensato alla “fossa della neve” quale tomba del suo “Grande Guerriero” una scultura –“installazione permanente concepita da Taravella per questo luogo: una grande scultura di 9,00 metri per 3,00, che rappresenta le spoglie calcificate di un corpo gigantesco, archetipo di ogni eroe leggendario, spaccato e corrotto dalla morte ma ancora pieno di un’energia latente che si impone nello spazio, celebrando il mistero del sarcofago e la potenza di ciò che vi resta”. E proprio all’interno della “ fossa della neve” l’artista Taravella ha deposto, o come afferma lo stesso “ritrovato”, una sua recente opera. Dopo la sistemazione dell’opera d’arte, l’ambiente entro il quale, nel passato, si conservava la neve è comunque rimasto visibile, mentre all’intera “fossa della neve” è stata attribuita una nuova destinazione. La stessa non ha alterato o modificato la preesistente e stratificata materia e figuratività della “fossa della neve” di Villa Cattolica, mentre contribuisce ad alimentare l’attenzione verso il documento-monumento, ma lo pone sotto una nuova luce, un rinnovato interesse. La “fossa della neve” –tomba del “Grande Guerriero” attira oggi tanti turisti, anche se la stessa, per ovvi motivi, è difficilmente visitabile da persone con deficit motorio, ma una istallazione video, che racconti sia l’antica funzione della fossa e la sua nuova, potrebbe rendere, per quante più persone possibile, più facile ed accattivante il suo contemporaneo uso e assicurare la sua stessa conservazione.

SAPIA, V., Scaduto, R. (2013). From ambient to preserve the cold at ambient to preserve and to exhibit contemporary art: the "pit of snow" of villa Cattolica (SIcily) - Da ambiente per conservare il freddo ad ambiente per conservare ed esporre l'arte contemporanea: la "fossa della neve" di villa Cattolica (SIcilia). In S. Mora Alnso-Munoyerro, R.M.d.L.P. , P.A. Cruz Franco (a cura di), Re uso La exsperiencia del Reuso International Conference an Conservation, Restauration and reuse of Architectural Heritage La cultura del restauro e della valorizzazione temi e probelmi per un percorso internazionale di conoscenza (pp. 297-303). Madrid : c20 Servicios Editoriales.

From ambient to preserve the cold at ambient to preserve and to exhibit contemporary art: the "pit of snow" of villa Cattolica (SIcily) - Da ambiente per conservare il freddo ad ambiente per conservare ed esporre l'arte contemporanea: la "fossa della neve" di villa Cattolica (SIcilia)

SCADUTO, Rosario
2013

Abstract

Sino a quando non sono stati inventati i moderni sistemi di refrigerazione, il compito di mantenere temperature basse era demandato a speciali architetture. Nel Meridione d’Italia e in particolare in Sicilia detto compito era affidato alla “fossa della neve”. In generale trattasi di un ambiente ipogeo nel quale veniva conservata la neve, per essere, nella sua maggiore quantità, utilizzata, nella tarda primavera e nella torrida stagione estiva, per la produzione di gelati e bevande fresche. Nella città di Palermo e nelle sue campagne circostanti non vi era palazzo, convento o villa che non possedeva una “fossa della neve”. Infatti numerosi sono i documenti di archivio che ci informano sulla loro presenza, come quella esistente nel convento dei domenicani di Palermo, oppure quella esistente a villa Cattolica, nella contrada di Bagheria, località ubicata a pochi chilometri da Palermo. In questa villa, realizzata dalla trasformazione di una masseria del Seicento, e completata, fra il 1707 e il 1736, dal principe di Cattolica Francesco Bonanno e del Bosco, la “ fossa della neve” è un organismo architettonico formato dalla una grande cisterna, con volta a crociera, poggiante su pilastri e dalla fossa stessa, a sua volta coperta da un’ambiente voltato, cui si accede da una scala, posta nel parterre occidentale, d’ingresso alla villa. La neve, nella Sicilia Occidentale, proveniva dai suoi depositi, posti (a circa sessanta chilometri da Palermo) nelle montagne delle Madonie, ad esempio da Pizzo Carbonara e da Piano della Battaglia. Opportunamente imballata, in grosse balle, con sacchi di tela, paglia e sale grosso, era trasportata su muli fino al porto di Termini Imerese e poi imbarcata e trasportata a Palermo e infine distribuita nelle diverse botteghe, per poi essere venduta e depositata nelle apposite ”fosse”, prima di essere consumata. Il complesso della “fossa della neve” di villa Cattolica è costituito da una struttura di muratura portante realizzata da blocchi squadrati di bio calcarenite, proveniente dalle locali cave di pietra. Anche le volte, sia della cisterna ipogea d’acqua, sia della stessa “fossa della neve” sono realizzate con blocchi squadrati di bio calcarenite. Le pareti della cisterna idrica sono rivestite da strati di “cocciopesto”, una malta formata da calce e polvere di terracotta, quest’ultima nota, fin dall’antichità, per le sue proprietà isolanti. Le pareti dell’ambiente superiore della “fossa della neve” e della stessa fossa sono rivestite da strati di malte di calce. La “fossa” era separata dal pianerottolo, della scala di accesso, da un infisso. Il sistema ipogeo con le spesse murature e le volte e la presenza di canalizzazione dell’aria, che collegano la cisterna con la “fossa della neve” assicurano all’ambiente di quest’ultima una temperatura inferiore di circa 5°-7° inferiore rispetto alla temperatura esterna. A tutto ciò occorre aggiungere che la temperatura della neve era mantenuta, come già accennato, mediante un idoneo e naturale isolamento termico della stessa neve. Alla grande cisterna confluivano, com’era raccomandato in tutti i trattati di Architettura, soprattutto barocca e tardo barocca, le canalizzazione di raccolta delle acque piovane delle coperture, sia della copertura del corpo centrale di fabbrica, sia dei corpi bassi della villa. Villa Cattolica, dopo alterne vicende è stata restaurata e adibita, dal 1973, a sede del museo d’arte contemporaneo intitolato al pittore Renato Guttuso (nato a Bagheria), uno dei massimi esponenti dell’arte italiana del Novecento. La fossa è stata, da chi scrive, restaurata e resa disponibile ad accogliere una opera d’arte contemporanea. Infatti da pochissimo tempo l’artista Croce Caravella, nell’ambito di una sua esposizione nel Museo Guttuso di villa Cattolica, ha pensato alla “fossa della neve” quale tomba del suo “Grande Guerriero” una scultura –“installazione permanente concepita da Taravella per questo luogo: una grande scultura di 9,00 metri per 3,00, che rappresenta le spoglie calcificate di un corpo gigantesco, archetipo di ogni eroe leggendario, spaccato e corrotto dalla morte ma ancora pieno di un’energia latente che si impone nello spazio, celebrando il mistero del sarcofago e la potenza di ciò che vi resta”. E proprio all’interno della “ fossa della neve” l’artista Taravella ha deposto, o come afferma lo stesso “ritrovato”, una sua recente opera. Dopo la sistemazione dell’opera d’arte, l’ambiente entro il quale, nel passato, si conservava la neve è comunque rimasto visibile, mentre all’intera “fossa della neve” è stata attribuita una nuova destinazione. La stessa non ha alterato o modificato la preesistente e stratificata materia e figuratività della “fossa della neve” di Villa Cattolica, mentre contribuisce ad alimentare l’attenzione verso il documento-monumento, ma lo pone sotto una nuova luce, un rinnovato interesse. La “fossa della neve” –tomba del “Grande Guerriero” attira oggi tanti turisti, anche se la stessa, per ovvi motivi, è difficilmente visitabile da persone con deficit motorio, ma una istallazione video, che racconti sia l’antica funzione della fossa e la sua nuova, potrebbe rendere, per quante più persone possibile, più facile ed accattivante il suo contemporaneo uso e assicurare la sua stessa conservazione.
Settore ICAR/19 - Restauro
SAPIA, V., Scaduto, R. (2013). From ambient to preserve the cold at ambient to preserve and to exhibit contemporary art: the "pit of snow" of villa Cattolica (SIcily) - Da ambiente per conservare il freddo ad ambiente per conservare ed esporre l'arte contemporanea: la "fossa della neve" di villa Cattolica (SIcilia). In S. Mora Alnso-Munoyerro, R.M.d.L.P. , P.A. Cruz Franco (a cura di), Re uso La exsperiencia del Reuso International Conference an Conservation, Restauration and reuse of Architectural Heritage La cultura del restauro e della valorizzazione temi e probelmi per un percorso internazionale di conoscenza (pp. 297-303). Madrid : c20 Servicios Editoriales.
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Descrizione: Il file contiene il saggio di Rosario Scaduto, con la grafica e l'impaginazione di Vincenzo Sapia
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