Questa rassegna evidenzia come il campo della ricerca sulla psicoterapia di gruppo sia ormai scientificamente solido e abbia prodotto dei risultati di grande importanza. In generale, si è dimostrato come le terapie di gruppo rappresentino un trattamento efficace con un’ampia varietà di pazienti e in diversi setting di intervento. Esse hanno mostrato di funzionare anche con patologie gravi, quali disturbi di personalità, del comportamento alimentare, schizofrenici. La ricerca si muove attualmente nella direzione di un’integrazione tra la valutazione dell’outcome ottenuto dai pazienti ed i fattori relazionali e/o strutturali che possono facilitare il loro cambiamento. Anche se la ricerca ha verificato l’importanza di alcuni elementi relazionali di gruppo quali la coesione, l’alleanza terapeutica, il clima coinvolgente, l’empatia, molti sforzi vanno ancora compiuti nella comprensione di come questi fattori si sviluppino nei gruppi e in che condizioni influenzino positivamente la buona riuscita della terapia. Ad esempio, c’è ancora poca evidenza empirica sul ruolo del terapeuta di gruppo, e specificamente su quali stili di conduzione possano favorire la creazione di un gruppo coeso e stabile e il cambiamento positivo dei pazienti. Parallelamente, ancora poco si conosce circa i fattori che possono proteggere un paziente da un precoce drop-out della terapia e quali fattori intra ed inter-personali facilitino un buon legame con il gruppo terapeutico. Ci sembra quindi di potere parlare della ricerca in terapia di gruppo come di un percorso ancora in fieri, ma con prospettive promettenti, come hanno anche evidenziato le più autorevoli rassegne internazionali (Bednar, Kaul, 1994; Burlingame, MacKenzie, Strauss, 2004). Dal punto di vista metodologico, lo studio delle terapie di gruppo si presenta come maggiormente complesso rispetto quello delle terapie individuali, vista la molteplicità di variabili relazionali presenti in questi setting e la mancanza di strumenti validi ed ampiamente diffusi ha inoltre seri limiti alla generalizzabilità e confrontabilità dei risultati ottenuti, generando un quadro di insieme spesso frastagliato e poco omogeneo, ma anche su questi aspetti si stanno compiendo significativi passi in avanti. Infine, anche nel caso delle terapie di gruppo, la ricerca si è maggiormente soffermata sulle terapie brevi, strutturate e/o manualizzate e di orientamento cognitivo-comportamentale, mentre ben minori evidenze sono state prodotte dalle terapie a lungo termine e ad orientamento psicodinamico ed analitico. Ulteriori sforzi saranno quindi necessari per provare a supportare empiricamente quest’ultimo tipo di trattamenti, vista la loro notevole diffusione in diversi paesi europei e negli U.S.A. Nella prospettiva di un’epistemologia attenta alla complessità del reale e della scienza, i criteri della scientificità della ricerca si sono comunque aperti a procedure svincolate dal riduzionismo sperimentalista, ed attribuiscono all’osservazione, all’esplicitazione delle condizioni dell’osservazione e all’accordo intersoggettivo un valore essenziale per la qualificazione scientifica della ricerca (Morin, 1984; Ceruti, 1986; Giannone, Lo Verso, 1998b; Di Maria, Giannone, 1998). E’ questa la proposta della “Scientificità del Qualitativo”. Tutto questo è in linea con le “raccomandazioni” che l’Handbook of Psychotherapy and Behavior Change, il riferimento più riconosciuto, in qualche modo il testo “ufficiale” nel mondo della ricerca empirica in psicoterapia, propone (Burlingame, MacKenzie, Strauss, 2004).

LO COCO G, GIANNONE F, LO VERSO G (2006). La ricerca in psicoterapia di gruppo. In DAZZI N., LINGIARDI V., COLLI A. A CURA DI (a cura di), La ricerca in psicoterapia (pp. 753-773). MILANO : Raffaello Cortina.

La ricerca in psicoterapia di gruppo

LO COCO, Gianluca;GIANNONE, Francesca;LO VERSO, Girolamo
2006-01-01

Abstract

Questa rassegna evidenzia come il campo della ricerca sulla psicoterapia di gruppo sia ormai scientificamente solido e abbia prodotto dei risultati di grande importanza. In generale, si è dimostrato come le terapie di gruppo rappresentino un trattamento efficace con un’ampia varietà di pazienti e in diversi setting di intervento. Esse hanno mostrato di funzionare anche con patologie gravi, quali disturbi di personalità, del comportamento alimentare, schizofrenici. La ricerca si muove attualmente nella direzione di un’integrazione tra la valutazione dell’outcome ottenuto dai pazienti ed i fattori relazionali e/o strutturali che possono facilitare il loro cambiamento. Anche se la ricerca ha verificato l’importanza di alcuni elementi relazionali di gruppo quali la coesione, l’alleanza terapeutica, il clima coinvolgente, l’empatia, molti sforzi vanno ancora compiuti nella comprensione di come questi fattori si sviluppino nei gruppi e in che condizioni influenzino positivamente la buona riuscita della terapia. Ad esempio, c’è ancora poca evidenza empirica sul ruolo del terapeuta di gruppo, e specificamente su quali stili di conduzione possano favorire la creazione di un gruppo coeso e stabile e il cambiamento positivo dei pazienti. Parallelamente, ancora poco si conosce circa i fattori che possono proteggere un paziente da un precoce drop-out della terapia e quali fattori intra ed inter-personali facilitino un buon legame con il gruppo terapeutico. Ci sembra quindi di potere parlare della ricerca in terapia di gruppo come di un percorso ancora in fieri, ma con prospettive promettenti, come hanno anche evidenziato le più autorevoli rassegne internazionali (Bednar, Kaul, 1994; Burlingame, MacKenzie, Strauss, 2004). Dal punto di vista metodologico, lo studio delle terapie di gruppo si presenta come maggiormente complesso rispetto quello delle terapie individuali, vista la molteplicità di variabili relazionali presenti in questi setting e la mancanza di strumenti validi ed ampiamente diffusi ha inoltre seri limiti alla generalizzabilità e confrontabilità dei risultati ottenuti, generando un quadro di insieme spesso frastagliato e poco omogeneo, ma anche su questi aspetti si stanno compiendo significativi passi in avanti. Infine, anche nel caso delle terapie di gruppo, la ricerca si è maggiormente soffermata sulle terapie brevi, strutturate e/o manualizzate e di orientamento cognitivo-comportamentale, mentre ben minori evidenze sono state prodotte dalle terapie a lungo termine e ad orientamento psicodinamico ed analitico. Ulteriori sforzi saranno quindi necessari per provare a supportare empiricamente quest’ultimo tipo di trattamenti, vista la loro notevole diffusione in diversi paesi europei e negli U.S.A. Nella prospettiva di un’epistemologia attenta alla complessità del reale e della scienza, i criteri della scientificità della ricerca si sono comunque aperti a procedure svincolate dal riduzionismo sperimentalista, ed attribuiscono all’osservazione, all’esplicitazione delle condizioni dell’osservazione e all’accordo intersoggettivo un valore essenziale per la qualificazione scientifica della ricerca (Morin, 1984; Ceruti, 1986; Giannone, Lo Verso, 1998b; Di Maria, Giannone, 1998). E’ questa la proposta della “Scientificità del Qualitativo”. Tutto questo è in linea con le “raccomandazioni” che l’Handbook of Psychotherapy and Behavior Change, il riferimento più riconosciuto, in qualche modo il testo “ufficiale” nel mondo della ricerca empirica in psicoterapia, propone (Burlingame, MacKenzie, Strauss, 2004).
LO COCO G, GIANNONE F, LO VERSO G (2006). La ricerca in psicoterapia di gruppo. In DAZZI N., LINGIARDI V., COLLI A. A CURA DI (a cura di), La ricerca in psicoterapia (pp. 753-773). MILANO : Raffaello Cortina.
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