La cultura del giardino informale in Sicilia assume embrionali caratteristiche peculiari nell'ultimo quarto del XVIII secolo. Ancor prima del consolidarsi della stagione di transizione fra tardobarocco e neoclassicismo, infatti, si era manifestata la tendenza ad allestire circoscritte sistemazioni paesistiche; si trattava solitamente di opere modeste per dimensioni, poste ai margini o in prossimità dei giardini formali impiantati nel più vasto contesto di alcune delle maggiori tenute nobiliari o ecclesiastiche dell’isola. Dibattuti fra nostalgia dell'idillio perduto ed entusiasmo per il suo superamento mercé l'avvento di una nuova sensibilità, i colti viaggiatori europei, che nella seconda metà del XVIII secolo consumano l'avventura conoscitiva del tour siciliano, accusano una sorta di disorientamento del «giudizio»; non di rado compiaciuto e angosciato ad un tempo. Sulla scia di John Dryden e di Jacobi Philippi d’Orville i singoli resoconti dei viaggi nell'isola di esponenti continentali della cultura e dell'aristocrazia illuminata tradiscono una gamma di impressioni antitetiche, tutte riconducibili ad una sindrome preromantica. Affetti, con diverse angolazioni e intensità, da questi sentimenti, i visitatori nordici sono dunque attirati in Sicilia da interessi scientifici (botanici, geologici e archeologici), dalla ricerca del pittoresco e dalla moda dei viaggi antiquario-naturalistici. In casi più problematici, essi hanno per movente l'aspirazione alla conoscenza delle matrici e delle leggi coesive del cosmo attraverso la riflessione su quelle manifestazioni di natura e di arte in cui il molteplice contenga in nuce l'essenza dell'unità. Ai loro occhi l'isola si svela quale mitico crogiuolo di tensioni, in cui è il contraddittorio,a qualsiasi scala, a fare da leit-motiv di ogni itinerario: dalle malinconiche lande desertiche o laviche alle ancestrali vegetazioni lussureggianti; dai tormentati rilievi agli sconfinati orizzonti infuocati; dal «monito» delle metamorfosi geologiche ai suggestivi golfi e insenature o, ancora, dalle proporzioni armoniche dei templi alla tradizione del simbolismo ermetico. Iniziata poco meno di due secoli e mezzo prima, con la Villa Scabrosa del principe di Biscari, la vicenda dell’arte dei giardini nella Sicilia d’età contemporanea riverbera, nei suoi accadimenti, il percorso storico consumato dalla società isolana nello stesso arco temporale. Al formidabile ciclo di fine Settecento di giardini informali, scientemente imposti rispetto una tradizione ancora vitale e propositiva di giardini regolari, fanno eco i pochi buoni propositi progettuali del primo decennio del XXI secolo; ma lungi dal fare sistema essi sembrano dispiegarsi alla deriva in contesto sociale confusamente in cerca di una nuova identità.

SESSA, E. (2008). L'arte dei giardini in Sicilia in età contemporanea. In S.E. Mauro E (a cura di), IL VALORE DELLA CLASSICITÀ NELLA CULTURA DEL GIARDINO E DEL PAESAGGIO (pp. 419-449). Palermo : Grafill.

L'arte dei giardini in Sicilia in età contemporanea

SESSA, Ettore
2008-01-01

Abstract

La cultura del giardino informale in Sicilia assume embrionali caratteristiche peculiari nell'ultimo quarto del XVIII secolo. Ancor prima del consolidarsi della stagione di transizione fra tardobarocco e neoclassicismo, infatti, si era manifestata la tendenza ad allestire circoscritte sistemazioni paesistiche; si trattava solitamente di opere modeste per dimensioni, poste ai margini o in prossimità dei giardini formali impiantati nel più vasto contesto di alcune delle maggiori tenute nobiliari o ecclesiastiche dell’isola. Dibattuti fra nostalgia dell'idillio perduto ed entusiasmo per il suo superamento mercé l'avvento di una nuova sensibilità, i colti viaggiatori europei, che nella seconda metà del XVIII secolo consumano l'avventura conoscitiva del tour siciliano, accusano una sorta di disorientamento del «giudizio»; non di rado compiaciuto e angosciato ad un tempo. Sulla scia di John Dryden e di Jacobi Philippi d’Orville i singoli resoconti dei viaggi nell'isola di esponenti continentali della cultura e dell'aristocrazia illuminata tradiscono una gamma di impressioni antitetiche, tutte riconducibili ad una sindrome preromantica. Affetti, con diverse angolazioni e intensità, da questi sentimenti, i visitatori nordici sono dunque attirati in Sicilia da interessi scientifici (botanici, geologici e archeologici), dalla ricerca del pittoresco e dalla moda dei viaggi antiquario-naturalistici. In casi più problematici, essi hanno per movente l'aspirazione alla conoscenza delle matrici e delle leggi coesive del cosmo attraverso la riflessione su quelle manifestazioni di natura e di arte in cui il molteplice contenga in nuce l'essenza dell'unità. Ai loro occhi l'isola si svela quale mitico crogiuolo di tensioni, in cui è il contraddittorio,a qualsiasi scala, a fare da leit-motiv di ogni itinerario: dalle malinconiche lande desertiche o laviche alle ancestrali vegetazioni lussureggianti; dai tormentati rilievi agli sconfinati orizzonti infuocati; dal «monito» delle metamorfosi geologiche ai suggestivi golfi e insenature o, ancora, dalle proporzioni armoniche dei templi alla tradizione del simbolismo ermetico. Iniziata poco meno di due secoli e mezzo prima, con la Villa Scabrosa del principe di Biscari, la vicenda dell’arte dei giardini nella Sicilia d’età contemporanea riverbera, nei suoi accadimenti, il percorso storico consumato dalla società isolana nello stesso arco temporale. Al formidabile ciclo di fine Settecento di giardini informali, scientemente imposti rispetto una tradizione ancora vitale e propositiva di giardini regolari, fanno eco i pochi buoni propositi progettuali del primo decennio del XXI secolo; ma lungi dal fare sistema essi sembrano dispiegarsi alla deriva in contesto sociale confusamente in cerca di una nuova identità.
Settore ICAR/18 - Storia Dell'Architettura
SESSA, E. (2008). L'arte dei giardini in Sicilia in età contemporanea. In S.E. Mauro E (a cura di), IL VALORE DELLA CLASSICITÀ NELLA CULTURA DEL GIARDINO E DEL PAESAGGIO (pp. 419-449). Palermo : Grafill.
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