In the 1780s the Bourbon government enacted several measures in Sicily impacting the large family estates in the kingdom. Their purpose was to encourage the formation of smaller properties and the development of the island’s real wealth: agriculture. One of the most important initiatives of the viceroy Caracciolo aimed at limiting feudal constraints and the set of oppressive legal prohibitions imposed according to custom by barons, which in the eighteenth century constituted a surviving form of ancient serfdom. Starting with laws regulating the exercise of baronial power, a harsh attack on feudal power in the countryside began, and it gave rise to a debate in which baronial propaganda was quite active. A process of seamless transformation had begun, and the Constitution of 1812 represented both the fusion of and the compromise between old and new.

A partire dagli anni Ottanta del Settecento il governo borbonico si fece in Sicilia promotore di una serie di provvedimenti incentrati sul problema dell’assetto fondiario nel regno allo scopo di favorire la formazione di una piccola proprietà e il miglioramento dell’agricoltura, sua vera ricchezza. Uno dei più rilevanti fronti di intervento aperto dal viceré Caracciolo fu quello volto alla limitazione dei vincoli feudali e dell’insieme dei diritti proibitivi e angarici, posseduti dal baronaggio per consuetudine, che costituivano ancora in pieno Settecento una sopravvivenza di una certa consistenza dell’antica servitù della gleba. A partire dalle norme volte a regolamentare l’esercizio della mano baronale fu mosso un duro attacco al potere feudale nelle campagne e alimentato un dibattito in cui la propaganda baronale prese parte attiva, avviando un processo di trasformazione senza fratture, di cui la Costituzione del 1812 rappresentò unasoluzione di commistione e di compromesso tra vecchio e nuovo.

Cancila, R. (2012). La questione dei diritti signorili in Sicilia a fine Settecento. MEDITERRANEA. RICERCHE STORICHE, 26(26), 445-460.

La questione dei diritti signorili in Sicilia a fine Settecento

CANCILA, Rosaria
2012

Abstract

A partire dagli anni Ottanta del Settecento il governo borbonico si fece in Sicilia promotore di una serie di provvedimenti incentrati sul problema dell’assetto fondiario nel regno allo scopo di favorire la formazione di una piccola proprietà e il miglioramento dell’agricoltura, sua vera ricchezza. Uno dei più rilevanti fronti di intervento aperto dal viceré Caracciolo fu quello volto alla limitazione dei vincoli feudali e dell’insieme dei diritti proibitivi e angarici, posseduti dal baronaggio per consuetudine, che costituivano ancora in pieno Settecento una sopravvivenza di una certa consistenza dell’antica servitù della gleba. A partire dalle norme volte a regolamentare l’esercizio della mano baronale fu mosso un duro attacco al potere feudale nelle campagne e alimentato un dibattito in cui la propaganda baronale prese parte attiva, avviando un processo di trasformazione senza fratture, di cui la Costituzione del 1812 rappresentò unasoluzione di commistione e di compromesso tra vecchio e nuovo.
Settore M-STO/02 - Storia Moderna
http://www.mediterranearicerchestoriche.it/
Cancila, R. (2012). La questione dei diritti signorili in Sicilia a fine Settecento. MEDITERRANEA. RICERCHE STORICHE, 26(26), 445-460.
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