La rivalutazione del paesaggio agrario attraverso progetti e strumenti urbanistici mirati in contesti di medio-piccole dimensioni - ma inseriti in ambiti territoriali interessanti per l’incredibile potenzialità che ancora esprimono (in termini di valore ambientale e culturale) e per l’altrettanto incredibile abbandono dalle politiche regionali, nazionali, europee - può portare alla ridefinizione di gerarchie, alla riconfigurazione del sistema degli spazi pubblici aperti, alla fruizione collettiva di luoghi dimenticati, al ridisegno di relazioni produttive con i comuni limitrofi. Il campo entro il quale la tesi trova argomentazione o, meglio, “confutazione” è la redazione del Piano Regolatore Generale Comunale di un comune siciliano, localizzato sul versante africano della Sicilia, lontano dal fermento delle due aree metropolitane. Un piano nel quale il tema cardine del territorio, il tema che lo caratterizza univocamente: il paesaggio agrario non riesce ad assumere - concretamente - un ruolo centrale al fine di innescare una riflessione sul necessario mutamento della città contemporanea. Ci si soffermerà sull’occasione mancata di attivare con questo PRG un “processo di riterritorializzazione, di differenziazione degli stili di sviluppo, di produzione di relazioni di scambio fra luoghi” (Magnaghi, Marson, 2005) mediante interventi sugli spazi aperti pubblici, sulla rete ciclabile, sul sistema della mobilità stradale e ferroviaria. Quel valore della “città parco”, proposta come slogan nella relazione, che consentirebbe di vedere e vivere il paesaggio come un “pieno”, si configura invece in uno spostamento della città a valle della storica collina, in prossimità della costa. Questo PRG dimostra un allontanamento da quella scia tracciata con i piani di Siena, ma ancor di più con quelli di Urbino o di Reggio Emilia. Una scia che avrebbe dovuto portare, dalla Convenzione Europea del Paesaggio in poi, ad una introduzione del paesaggio nel piano locale, con una scala opportuna di intervento concreto, in modo che la città non si opponga più alla campagna ma la conservi “reinventandola” (Donadieu, 2007). Le scelte operate consentono di riflettere e di proporre alternative concrete, anche in considerazione del consumo di suolo previsto e della mancanza di una indispensabile logica intercomunale di intervento (per quanto concerne la mobilità, la configurazione dello spazio pubblico, il consumo di suolo).

SCAVONE, V. (2012). Potenzialità mortificate di un paesaggio-sfondo. PLANUM, 2/2012(24), 1-8.

Potenzialità mortificate di un paesaggio-sfondo

SCAVONE, Valeria
2012

Abstract

La rivalutazione del paesaggio agrario attraverso progetti e strumenti urbanistici mirati in contesti di medio-piccole dimensioni - ma inseriti in ambiti territoriali interessanti per l’incredibile potenzialità che ancora esprimono (in termini di valore ambientale e culturale) e per l’altrettanto incredibile abbandono dalle politiche regionali, nazionali, europee - può portare alla ridefinizione di gerarchie, alla riconfigurazione del sistema degli spazi pubblici aperti, alla fruizione collettiva di luoghi dimenticati, al ridisegno di relazioni produttive con i comuni limitrofi. Il campo entro il quale la tesi trova argomentazione o, meglio, “confutazione” è la redazione del Piano Regolatore Generale Comunale di un comune siciliano, localizzato sul versante africano della Sicilia, lontano dal fermento delle due aree metropolitane. Un piano nel quale il tema cardine del territorio, il tema che lo caratterizza univocamente: il paesaggio agrario non riesce ad assumere - concretamente - un ruolo centrale al fine di innescare una riflessione sul necessario mutamento della città contemporanea. Ci si soffermerà sull’occasione mancata di attivare con questo PRG un “processo di riterritorializzazione, di differenziazione degli stili di sviluppo, di produzione di relazioni di scambio fra luoghi” (Magnaghi, Marson, 2005) mediante interventi sugli spazi aperti pubblici, sulla rete ciclabile, sul sistema della mobilità stradale e ferroviaria. Quel valore della “città parco”, proposta come slogan nella relazione, che consentirebbe di vedere e vivere il paesaggio come un “pieno”, si configura invece in uno spostamento della città a valle della storica collina, in prossimità della costa. Questo PRG dimostra un allontanamento da quella scia tracciata con i piani di Siena, ma ancor di più con quelli di Urbino o di Reggio Emilia. Una scia che avrebbe dovuto portare, dalla Convenzione Europea del Paesaggio in poi, ad una introduzione del paesaggio nel piano locale, con una scala opportuna di intervento concreto, in modo che la città non si opponga più alla campagna ma la conservi “reinventandola” (Donadieu, 2007). Le scelte operate consentono di riflettere e di proporre alternative concrete, anche in considerazione del consumo di suolo previsto e della mancanza di una indispensabile logica intercomunale di intervento (per quanto concerne la mobilità, la configurazione dello spazio pubblico, il consumo di suolo).
Settore ICAR/21 - Urbanistica
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SCAVONE, V. (2012). Potenzialità mortificate di un paesaggio-sfondo. PLANUM, 2/2012(24), 1-8.
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