Il contributo propone una riflessione pedagogica sulla non sostenibilità delle esistenze migranti, sottoposte a dispositivi di controllo che le riducono alla mera sussistenza, escludendole dall’azione e dalla sfera relazionale e politica. In dialogo con Judith Butler, questa condizione è letta come una radicalizzazione della precarietà, che colloca alcune vite al di sotto della soglia del pieno riconoscimento. Alla luce della critica di Byung-Chul Han, tali esistenze appaiono come eccedenze non performative: escluse dalla valorizzazione, ma funzionali alla legittimazione del sistema. Poiché l’esistenza umana è costitutivamente relazionale, la pedagogia è chiamata a restituire a questi “corpi di frontiera” la dignità della presenza. Lo sguardo si sposta allora da ciò che viene negato a ciò che continua a generarsi come umano nelle zone di sostenibilità negata. In questa prospettiva, lo spazio-soglia non è un confine da superare, ma un luogo da comprendere e abitare, in quanto dispositivo di riconoscimento della micro-generatività esistenziale.

Alba, F. (2026). Corpo migrante e spazio-soglia: una riflessione pedagogica sul riconoscimento. In L. Bianchi, G. Crescenza (a cura di), L’impossibile necessario. Pedagogie della resistenza e resistenze pedagogiche (pp. 296-301). Lecce : Pensa MultiMedia Editore.

Corpo migrante e spazio-soglia: una riflessione pedagogica sul riconoscimento

Fabio Alba
2026-01-01

Abstract

Il contributo propone una riflessione pedagogica sulla non sostenibilità delle esistenze migranti, sottoposte a dispositivi di controllo che le riducono alla mera sussistenza, escludendole dall’azione e dalla sfera relazionale e politica. In dialogo con Judith Butler, questa condizione è letta come una radicalizzazione della precarietà, che colloca alcune vite al di sotto della soglia del pieno riconoscimento. Alla luce della critica di Byung-Chul Han, tali esistenze appaiono come eccedenze non performative: escluse dalla valorizzazione, ma funzionali alla legittimazione del sistema. Poiché l’esistenza umana è costitutivamente relazionale, la pedagogia è chiamata a restituire a questi “corpi di frontiera” la dignità della presenza. Lo sguardo si sposta allora da ciò che viene negato a ciò che continua a generarsi come umano nelle zone di sostenibilità negata. In questa prospettiva, lo spazio-soglia non è un confine da superare, ma un luogo da comprendere e abitare, in quanto dispositivo di riconoscimento della micro-generatività esistenziale.
The Migrant Body and Liminal Space: A Pedagogical Reflection on Recognition
2026
Settore PAED-01/A - Pedagogia generale e sociale
Alba, F. (2026). Corpo migrante e spazio-soglia: una riflessione pedagogica sul riconoscimento. In L. Bianchi, G. Crescenza (a cura di), L’impossibile necessario. Pedagogie della resistenza e resistenze pedagogiche (pp. 296-301). Lecce : Pensa MultiMedia Editore.
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