Nel corso degli ultimi due decenni si è verificata una straordinaria proliferazione di iniziative di autoorganizzazione, risposte “di comunità” e nuove forme di mutualismo indotte dalla crisi economica e dal progressivo “ritiro” del pubblico da una gestione proattiva del welfare territoriale, soprattutto nelle grandi città metropolitane (Roma Ricerca Roma, [anno]). Sono esperienze di rimaterializzazione dell’azione collettiva e di riterritorializzazione, ovvero di ricostruzione comunitaria con una forte connotazione locale, in cui le persone riscoprono legami di prossimità e di mutuo soccorso a livello di vicinato o di quartiere, e nelle quali si articola un discorso diverso della città (Cellamare, [anno]). Molte di queste iniziative assumono la forma di “azione sociale diretta” (Bosi e Zamponi, [anno]), ovvero interventi strutturati mirati a fornire una risposta tangibile a un bisogno immediato (banchi alimentari, ambulatori sociali, doposcuola o palestre popolari ecc.). Tali azioni incontrano da un lato la domanda crescente di beni e servizi di prima necessità da parte di un’ampia fetta della popolazione totalmente o parzialmente esclusa dagli interventi istituzionali; dall’altro rispondono a una forte domanda di mobilitazione e di partecipazione civica da parte di singoli individui, ma anche di gruppi informali, comitati territoriali e associazioni che, attraverso la pratica mutualistica, innervano di nuove energie e finalità il proprio tessuto organizzativo. Le restrizioni pandemiche, con il conseguente inasprimento delle disuguaglianze sociali e le limitazioni imposte alla quotidianità del vivere sociale, hanno avuto un impatto significativo su nuove soggettività e pratiche di mobilitazione (Tonkiss, [anno]). Si è così avviato un processo di trasformazione del tessuto associativo, che si è fatto carico di rispondere all’emergenza, in alcuni casi allontanandosi dal proprio ambito tematico e territoriale di riferimento. In questo momento le identità e spazialità di questi attori risultano “in transizione”. Attraverso le testimonianze di attivisti e volontarie del quadrante est di Roma, caratterizzato da un vivace associazionismo, il contributo intende dare conto di questi processi ed esplorarne matrici e possibili evoluzioni: quali elementi hanno determinato l’intensificarsi di questi fenomeni? A quali forme di riconoscimento e/o di riappropriazione dello spazio urbano si ricollegano (Huron, [anno])? Sono esperienze temporanee o configurano un’evoluzione permanente?
Simone, A., Coletti, R. (2023). L’azione collettiva a Roma nell’era (post)pandemica: identità e spazialità in transizione. In L. Rocca, B. Castiglioni, L. Lo Presti (a cura di), Soggetti, gruppi, persone: pratiche, spazi e dinamiche delle mobilità umane. Vol. III (pp. 438-440). Padova : Coop. Libraria Editrice Università di Padova.
L’azione collettiva a Roma nell’era (post)pandemica: identità e spazialità in transizione
Simone A;
2023-01-01
Abstract
Nel corso degli ultimi due decenni si è verificata una straordinaria proliferazione di iniziative di autoorganizzazione, risposte “di comunità” e nuove forme di mutualismo indotte dalla crisi economica e dal progressivo “ritiro” del pubblico da una gestione proattiva del welfare territoriale, soprattutto nelle grandi città metropolitane (Roma Ricerca Roma, [anno]). Sono esperienze di rimaterializzazione dell’azione collettiva e di riterritorializzazione, ovvero di ricostruzione comunitaria con una forte connotazione locale, in cui le persone riscoprono legami di prossimità e di mutuo soccorso a livello di vicinato o di quartiere, e nelle quali si articola un discorso diverso della città (Cellamare, [anno]). Molte di queste iniziative assumono la forma di “azione sociale diretta” (Bosi e Zamponi, [anno]), ovvero interventi strutturati mirati a fornire una risposta tangibile a un bisogno immediato (banchi alimentari, ambulatori sociali, doposcuola o palestre popolari ecc.). Tali azioni incontrano da un lato la domanda crescente di beni e servizi di prima necessità da parte di un’ampia fetta della popolazione totalmente o parzialmente esclusa dagli interventi istituzionali; dall’altro rispondono a una forte domanda di mobilitazione e di partecipazione civica da parte di singoli individui, ma anche di gruppi informali, comitati territoriali e associazioni che, attraverso la pratica mutualistica, innervano di nuove energie e finalità il proprio tessuto organizzativo. Le restrizioni pandemiche, con il conseguente inasprimento delle disuguaglianze sociali e le limitazioni imposte alla quotidianità del vivere sociale, hanno avuto un impatto significativo su nuove soggettività e pratiche di mobilitazione (Tonkiss, [anno]). Si è così avviato un processo di trasformazione del tessuto associativo, che si è fatto carico di rispondere all’emergenza, in alcuni casi allontanandosi dal proprio ambito tematico e territoriale di riferimento. In questo momento le identità e spazialità di questi attori risultano “in transizione”. Attraverso le testimonianze di attivisti e volontarie del quadrante est di Roma, caratterizzato da un vivace associazionismo, il contributo intende dare conto di questi processi ed esplorarne matrici e possibili evoluzioni: quali elementi hanno determinato l’intensificarsi di questi fenomeni? A quali forme di riconoscimento e/o di riappropriazione dello spazio urbano si ricollegano (Huron, [anno])? Sono esperienze temporanee o configurano un’evoluzione permanente?| File | Dimensione | Formato | |
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