Il contributo analizza le percezioni della comunità cinese a Palermo attraverso un’indagine esplorativa condotta con Mentimeter durante seminari universitari rivolti a studenti e giovani. I risultati mostrano come la presenza cinese venga filtrata da un regime di visibilità selettiva: la comunità appare ipervisibile negli spazi commerciali e, al contrario, quasi invisibile nelle sue dimensioni sociali, culturali e relazionali. Questa esposizione parziale produce rappresentazioni ambivalenti, in cui l’immagine di una comunità laboriosa si intreccia a stereotipi alimentari, politici ed economici, nonché a significativi vuoti informativi su riti, abitudini e seconde generazioni. L’assenza di una Chinatown formalizzata alimenta l’idea di una “Chinatown diffusa”, costruita più attraverso pratiche di consumo e narrazioni urbane che attraverso una conoscenza diretta. Le interazioni quotidiane, prevalentemente commerciali o scolastiche, non favoriscono processi di interculturalità, contribuendo a una distanza sociale percepita che si traduce in forme di othering e semplificazione dell’alterità. L’analisi evidenzia come la multiculturalità palermitana resti spesso superficiale e suggerisce la necessità di politiche urbane e culturali capaci di ampliare gli spazi di incontro, rendere visibili le dimensioni meno note della vita comunitaria e decostruire gli immaginari stereotipati che orientano la percezione pubblica.
Modica, F. (2026). Regimi di visibilità selettiva: l'immaginario stereotipato sulla comunità cinese a Palermo. In Santa Giuseppina Tumminelli (a cura di), Visibilità e margine: migrazioni, esclusione e riconoscimento nelle società (pp. 69-90). FrancoAngeli.
Regimi di visibilità selettiva: l'immaginario stereotipato sulla comunità cinese a Palermo
Felicia Modica
2026-01-01
Abstract
Il contributo analizza le percezioni della comunità cinese a Palermo attraverso un’indagine esplorativa condotta con Mentimeter durante seminari universitari rivolti a studenti e giovani. I risultati mostrano come la presenza cinese venga filtrata da un regime di visibilità selettiva: la comunità appare ipervisibile negli spazi commerciali e, al contrario, quasi invisibile nelle sue dimensioni sociali, culturali e relazionali. Questa esposizione parziale produce rappresentazioni ambivalenti, in cui l’immagine di una comunità laboriosa si intreccia a stereotipi alimentari, politici ed economici, nonché a significativi vuoti informativi su riti, abitudini e seconde generazioni. L’assenza di una Chinatown formalizzata alimenta l’idea di una “Chinatown diffusa”, costruita più attraverso pratiche di consumo e narrazioni urbane che attraverso una conoscenza diretta. Le interazioni quotidiane, prevalentemente commerciali o scolastiche, non favoriscono processi di interculturalità, contribuendo a una distanza sociale percepita che si traduce in forme di othering e semplificazione dell’alterità. L’analisi evidenzia come la multiculturalità palermitana resti spesso superficiale e suggerisce la necessità di politiche urbane e culturali capaci di ampliare gli spazi di incontro, rendere visibili le dimensioni meno note della vita comunitaria e decostruire gli immaginari stereotipati che orientano la percezione pubblica.| File | Dimensione | Formato | |
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