In ambito festivo il simulacro del santo, perenne memoria della sua funzione di tutela lungo il corso dell’anno, non è più simbolo di una presenza, ma presenza esso stesso. Si irrora di sangue e di emozioni, risvegliatosi d’un tratto dal pacato letargo della propria cappella che spesso lo occulta allo sguardo dei fedeli. Ascolta adesso le implorazioni dei fedeli e sente i loro baci avidi lambire il volto, le mani, i piedi. È allora veramente che il corpo santo diviene redistributore di quella potentia divina che lo investe facendone una metafora incarnata, che rivelandosi sacralizza e rifonda il cosmos. Intorno alle immagini e ai santi loro referenti si dispiega un complesso gioco di rinvii. Il santo è, e deve essere sempre, in qualunque momento, fuori e dentro la sua rappresentazione figurativa. Quando una specifica immagine afferma la sua proprietà taumaturgica, attraverso eloquenti segnali, quali la lacrimazione e la sudorazione ematica, essa funziona come ricettore di una potenza esteriore, che, solo temporaneamente, si è fermata in essa senza perdere la sua autonoma realtà. Pure nel dispiegarsi del rito festivo questo flusso pare per un momento arrestarsi e l’immagine divenire incarnazione del santo, cosicché egli, nella sua interezza diviene assolutamente presente e tangibile. Per coloro che costantemente o episodicamente attingono a una visione mitica del mondo l’immagine, dunque, è reale, la copia e l’originale sono un’unica cosa. Ciò non significa affatto che per essi dio è l’immagine, ma che esiste un rapporto permanente e intimo tra la divinità e la sua rappresentazione, attraverso e nella quale la divinità può e deve farsi presente in determinate circostanze. In maniera specifica in occasione del rito festivo, in quanto esso presuppone, comporta e afferma la presenza divina.

Buttitta, I. (2012). Simulacri divini. Ruoli cultuali e pratiche devozionali. In T. Pugliatti, S. Rizzo, P. Russo (a cura di), Manufacere et scolpire in lignamine. Scultura e intaglio in legno in Sicilia tra Rinascimento e Barocco (pp. 691-703). Catania : Maimone.

Simulacri divini. Ruoli cultuali e pratiche devozionali

BUTTITTA, Ignazio
2012-01-01

Abstract

In ambito festivo il simulacro del santo, perenne memoria della sua funzione di tutela lungo il corso dell’anno, non è più simbolo di una presenza, ma presenza esso stesso. Si irrora di sangue e di emozioni, risvegliatosi d’un tratto dal pacato letargo della propria cappella che spesso lo occulta allo sguardo dei fedeli. Ascolta adesso le implorazioni dei fedeli e sente i loro baci avidi lambire il volto, le mani, i piedi. È allora veramente che il corpo santo diviene redistributore di quella potentia divina che lo investe facendone una metafora incarnata, che rivelandosi sacralizza e rifonda il cosmos. Intorno alle immagini e ai santi loro referenti si dispiega un complesso gioco di rinvii. Il santo è, e deve essere sempre, in qualunque momento, fuori e dentro la sua rappresentazione figurativa. Quando una specifica immagine afferma la sua proprietà taumaturgica, attraverso eloquenti segnali, quali la lacrimazione e la sudorazione ematica, essa funziona come ricettore di una potenza esteriore, che, solo temporaneamente, si è fermata in essa senza perdere la sua autonoma realtà. Pure nel dispiegarsi del rito festivo questo flusso pare per un momento arrestarsi e l’immagine divenire incarnazione del santo, cosicché egli, nella sua interezza diviene assolutamente presente e tangibile. Per coloro che costantemente o episodicamente attingono a una visione mitica del mondo l’immagine, dunque, è reale, la copia e l’originale sono un’unica cosa. Ciò non significa affatto che per essi dio è l’immagine, ma che esiste un rapporto permanente e intimo tra la divinità e la sua rappresentazione, attraverso e nella quale la divinità può e deve farsi presente in determinate circostanze. In maniera specifica in occasione del rito festivo, in quanto esso presuppone, comporta e afferma la presenza divina.
Settore M-DEA/01 - Discipline Demoetnoantropologiche
Buttitta, I. (2012). Simulacri divini. Ruoli cultuali e pratiche devozionali. In T. Pugliatti, S. Rizzo, P. Russo (a cura di), Manufacere et scolpire in lignamine. Scultura e intaglio in legno in Sicilia tra Rinascimento e Barocco (pp. 691-703). Catania : Maimone.
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