Negli ultimi anni, il volto dell’Europa si è trasformato, ed è innegabile che processi e fattori quali la globalizzazione, i flussi migratori, i rapporti tra culture diverse, i processi di secolarizzazione, l’intelligenza artificiale, abbiano ridefinito i linguaggi e ridistribuito gli spazi della fede, creando nuove geografie del credere. Purtuttavia, questa nuova complessità non è priva di attriti come emerge dalle forme di resistenza culturale e di stigmatizzazione che spesso accompagnano la transizione verso società multireligiose. Un esempio viene offerto dalla presenza islamica, la cui percezione pubblica, nonostante sia una realtà strutturale del Paese, fatica a metabolizzare l’alterità. Pertanto, il pluralismo religioso può essere interpretato come una configurazione sociale intrinsecamente ambivalente. Da un lato, esso può produrre tensioni nei processi di integrazione e nella coesione collettiva, soprattutto quando le appartenenze religiose vengono rigidamente essenzializzate, dando luogo a dinamiche di chiusura identitaria, diffidenza reciproca o competizione simbolica nello spazio pubblico. Dall’altro lato, laddove sia accompagnato da pratiche strutturate di dialogo e cooperazione, il pluralismo si rivela una risorsa sociale di rilievo, capace di ampliare le possibilità della convivenza e di rafforzare i legami civici. In questo scenario, il dialogo interreligioso non può che essere una necessità politica, una vera e propria risorsa civica e relazionale.
Tumminelli, G. (2026). Oltre il pluralismo: dinamiche di coesistenza e attriti identitari. In Tumminelli Giuseppina (a cura di), OLTRE IL PRIVATO. Narrazioni e pratiche del dialogo interreligioso (pp. 17-30). Milano : Mimesis.
Oltre il pluralismo: dinamiche di coesistenza e attriti identitari
Giuseppina Tumminelli
2026-06-01
Abstract
Negli ultimi anni, il volto dell’Europa si è trasformato, ed è innegabile che processi e fattori quali la globalizzazione, i flussi migratori, i rapporti tra culture diverse, i processi di secolarizzazione, l’intelligenza artificiale, abbiano ridefinito i linguaggi e ridistribuito gli spazi della fede, creando nuove geografie del credere. Purtuttavia, questa nuova complessità non è priva di attriti come emerge dalle forme di resistenza culturale e di stigmatizzazione che spesso accompagnano la transizione verso società multireligiose. Un esempio viene offerto dalla presenza islamica, la cui percezione pubblica, nonostante sia una realtà strutturale del Paese, fatica a metabolizzare l’alterità. Pertanto, il pluralismo religioso può essere interpretato come una configurazione sociale intrinsecamente ambivalente. Da un lato, esso può produrre tensioni nei processi di integrazione e nella coesione collettiva, soprattutto quando le appartenenze religiose vengono rigidamente essenzializzate, dando luogo a dinamiche di chiusura identitaria, diffidenza reciproca o competizione simbolica nello spazio pubblico. Dall’altro lato, laddove sia accompagnato da pratiche strutturate di dialogo e cooperazione, il pluralismo si rivela una risorsa sociale di rilievo, capace di ampliare le possibilità della convivenza e di rafforzare i legami civici. In questo scenario, il dialogo interreligioso non può che essere una necessità politica, una vera e propria risorsa civica e relazionale.| File | Dimensione | Formato | |
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