In questo contributo vorremmo presentare un caso di un collettivo (breadchain cooperative) che si presenta come “anticapitalista” e istituisce una criptomoneta (il bread) che viene scambiata su piattaforme informatiche che usano la tecnologia blockchain2. La sfida per i sostenitori è dimostrare che è possibile un’alternativa a transazioni monetarie finalizzate esclusivamente alla massimizzazione del guadagno individuale e al dominio di soggetti istituzionali, le banche, nella circolazione del denaro. È possibile al contrario tutelare dei beni comuni tramite piattaforme decentralizzate di scambio di criptomonete. Il saggio è diviso in due parti. Nella prima presentiamo tre tesi: 1) Una teoria della moneta può essere proposta solo come parte di una teoria istituzionale; se il concetto di moneta non è diverso dalla funzione che la moneta realizza, allora la moneta non deve essere intesa principalmente né come merce, né come credito, ma come un’istituzione, una pratica di riconoscimento mutuo di regole. 2) Le istituzioni economiche e giuridiche si basano sulla fiducia reciproca, almeno di alcuni degli attori: esse esistono nella misura in cui almeno coloro che sono responsabili del loro funzionamento ripongono fiducia in esse e applicano le norme delle istituzioni piuttosto che le loro preferenze egoistiche o altruistiche. 3) Gli interventi di welfare possono essere finanziati attraverso l’uso di criptovalute, ma alcune proprietà di queste valute sono controproducenti nella misura in cui non riescono a mantenere la fiducia tra gli attori circa la stabilità del valore, rendendo gli asset illiquidi. Nella seconda parte (§ 5) del saggio analizzeremo la criptomoneta ‘breadchain’, e i suoi meriti, rispetto ad altre criptomonete. In particolare, ci domanderemo se riesce ad essere uno strumento “affidabile” negli stessi termini in cui viene presentato dagli autori: una moneta “liquida”, che può produrre un rendimento maggiore di zero e, infine, “anonima”, la cui titolarità non è riconoscibile da parte di utenti esterni alla catena di scambi.

Biondo, F. (2026). Possiamo fidarci di una criptomoneta anticapitalista?. In A. Di Stasio, I. Pupolizio (a cura di), LA BATTAGLIA PER LA MONETA Teorie, istituzioni, pratiche (pp. 179-198). Pacini.

Possiamo fidarci di una criptomoneta anticapitalista?

Biondo, Francesco
2026-01-01

Abstract

In questo contributo vorremmo presentare un caso di un collettivo (breadchain cooperative) che si presenta come “anticapitalista” e istituisce una criptomoneta (il bread) che viene scambiata su piattaforme informatiche che usano la tecnologia blockchain2. La sfida per i sostenitori è dimostrare che è possibile un’alternativa a transazioni monetarie finalizzate esclusivamente alla massimizzazione del guadagno individuale e al dominio di soggetti istituzionali, le banche, nella circolazione del denaro. È possibile al contrario tutelare dei beni comuni tramite piattaforme decentralizzate di scambio di criptomonete. Il saggio è diviso in due parti. Nella prima presentiamo tre tesi: 1) Una teoria della moneta può essere proposta solo come parte di una teoria istituzionale; se il concetto di moneta non è diverso dalla funzione che la moneta realizza, allora la moneta non deve essere intesa principalmente né come merce, né come credito, ma come un’istituzione, una pratica di riconoscimento mutuo di regole. 2) Le istituzioni economiche e giuridiche si basano sulla fiducia reciproca, almeno di alcuni degli attori: esse esistono nella misura in cui almeno coloro che sono responsabili del loro funzionamento ripongono fiducia in esse e applicano le norme delle istituzioni piuttosto che le loro preferenze egoistiche o altruistiche. 3) Gli interventi di welfare possono essere finanziati attraverso l’uso di criptovalute, ma alcune proprietà di queste valute sono controproducenti nella misura in cui non riescono a mantenere la fiducia tra gli attori circa la stabilità del valore, rendendo gli asset illiquidi. Nella seconda parte (§ 5) del saggio analizzeremo la criptomoneta ‘breadchain’, e i suoi meriti, rispetto ad altre criptomonete. In particolare, ci domanderemo se riesce ad essere uno strumento “affidabile” negli stessi termini in cui viene presentato dagli autori: una moneta “liquida”, che può produrre un rendimento maggiore di zero e, infine, “anonima”, la cui titolarità non è riconoscibile da parte di utenti esterni alla catena di scambi.
gen-2026
Settore GIUR-17/A - Filosofia del diritto
Biondo, F. (2026). Possiamo fidarci di una criptomoneta anticapitalista?. In A. Di Stasio, I. Pupolizio (a cura di), LA BATTAGLIA PER LA MONETA Teorie, istituzioni, pratiche (pp. 179-198). Pacini.
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
articolo.moneta.pdf

accesso aperto

Tipologia: Versione Editoriale
Dimensione 1.71 MB
Formato Adobe PDF
1.71 MB Adobe PDF Visualizza/Apri

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10447/705390
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact