Fino a che punto si può correggere il passato? Possiamo ritradurre e riscrivere i classici alla luce delle sensibilità e delle mitologie di oggi? È necessario che i traduttori somiglino agli autori perché possano tradurli. Nel 2021 la poesia di Amanda Gorman pronunciata sul palco dell’insediamento di Joe Biden attraversa l’Europa come un detonatore simbolico, aprendo un dibattito sulla figura dei traduttori e sui criteri che ne regolano l’accesso alla scena pubblica. A partire da questo episodio, il presente volume interroga le asimmetrie che attraversano i canoni letterari del Novecento, dalle grammatiche invisibili che regolano il mercato editoriale alle nuove forme di censura algoritmica degli ecosistemi digitali: i linguaggi della violenza, i regimi culturali e discorsivi dell’ascolto, le forme di cancellazione e di responsabilità che accompagnano ogni atto traduttivo. Gli esempi analizzati – da Agatha Christie a René Maran, da Margaret Mitchell a Louis-Ferdinand Céline – delineano una cartografia critica delle traduzioni come dispositivi di interpretazione del mondo, in grado di incidere sulla memoria dei testi e sulla percezione delle identità sociali.
Lavieri, A. (2026). Cancel culture e traduzione. Dai conflitti linguistici all'oblio digitale. Milano : Meltemi.
Cancel culture e traduzione. Dai conflitti linguistici all'oblio digitale
Antonio Lavieri
2026-03-01
Abstract
Fino a che punto si può correggere il passato? Possiamo ritradurre e riscrivere i classici alla luce delle sensibilità e delle mitologie di oggi? È necessario che i traduttori somiglino agli autori perché possano tradurli. Nel 2021 la poesia di Amanda Gorman pronunciata sul palco dell’insediamento di Joe Biden attraversa l’Europa come un detonatore simbolico, aprendo un dibattito sulla figura dei traduttori e sui criteri che ne regolano l’accesso alla scena pubblica. A partire da questo episodio, il presente volume interroga le asimmetrie che attraversano i canoni letterari del Novecento, dalle grammatiche invisibili che regolano il mercato editoriale alle nuove forme di censura algoritmica degli ecosistemi digitali: i linguaggi della violenza, i regimi culturali e discorsivi dell’ascolto, le forme di cancellazione e di responsabilità che accompagnano ogni atto traduttivo. Gli esempi analizzati – da Agatha Christie a René Maran, da Margaret Mitchell a Louis-Ferdinand Céline – delineano una cartografia critica delle traduzioni come dispositivi di interpretazione del mondo, in grado di incidere sulla memoria dei testi e sulla percezione delle identità sociali.| File | Dimensione | Formato | |
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