Il contributo analizza la progressiva articolazione del concetto di “segreto pubblico” nel nostro sistema penale, evidenziandone la natura plurale e stratificata. Accanto al segreto di Stato, tradizionalmente inteso quale strumento interno di tutela della sicurezza nazionale, emergono infatti forme di segretezza di matrice sovranazionale, tra cui il segreto NATO, caratterizzate da un diverso fondamento giuridico e da un differente regime applicativo. In tale prospettiva, il lavoro si concentra sulla qualificazione del segreto NATO come categoria autonoma, dotata di efficacia self-executing e connotata da un grado di rigidità superiore rispetto al modello interno, al punto da configurarsi, sostanzialmente, come un “super-segreto”. L’analisi mette in luce come tale assetto determini una tensione sistemica con le garanzie del giusto processo e, in particolare, con il diritto di difesa, in ragione dell’assenza di meccanismi di bilanciamento analoghi a quelli previsti dalla legislazione di settore sul segreto di Stato. Il nodo critico è individuato nella mancanza di limiti espliciti all’operatività del segreto NATO, anche con riferimento a fatti suscettibili di incidere sull’ordine costituzionale o sull’ordine internazionale. Muovendo da tali premesse, il contributo evidenzia la lacuna normativa esistente e prospetta la necessità di individuare un sistema di “controlimiti”, in linea con la logica sottesa alla disciplina interna di cui alla L. 3 agosto 2007, n. 124, al fine di ricondurre l’impiego di tale segreto sovranazionale entro un perimetro compatibile con i principi fondamentali dell’ordinamento interno e internazionale.
Vigneri, A.F. (2026). Segreto di Stato" e segreto ultra-statuale: la questione del segreto NATO. LA LEGISLAZIONE PENALE, 1-35.
Segreto di Stato" e segreto ultra-statuale: la questione del segreto NATO
Vigneri, Antonio Fabio
2026-04-02
Abstract
Il contributo analizza la progressiva articolazione del concetto di “segreto pubblico” nel nostro sistema penale, evidenziandone la natura plurale e stratificata. Accanto al segreto di Stato, tradizionalmente inteso quale strumento interno di tutela della sicurezza nazionale, emergono infatti forme di segretezza di matrice sovranazionale, tra cui il segreto NATO, caratterizzate da un diverso fondamento giuridico e da un differente regime applicativo. In tale prospettiva, il lavoro si concentra sulla qualificazione del segreto NATO come categoria autonoma, dotata di efficacia self-executing e connotata da un grado di rigidità superiore rispetto al modello interno, al punto da configurarsi, sostanzialmente, come un “super-segreto”. L’analisi mette in luce come tale assetto determini una tensione sistemica con le garanzie del giusto processo e, in particolare, con il diritto di difesa, in ragione dell’assenza di meccanismi di bilanciamento analoghi a quelli previsti dalla legislazione di settore sul segreto di Stato. Il nodo critico è individuato nella mancanza di limiti espliciti all’operatività del segreto NATO, anche con riferimento a fatti suscettibili di incidere sull’ordine costituzionale o sull’ordine internazionale. Muovendo da tali premesse, il contributo evidenzia la lacuna normativa esistente e prospetta la necessità di individuare un sistema di “controlimiti”, in linea con la logica sottesa alla disciplina interna di cui alla L. 3 agosto 2007, n. 124, al fine di ricondurre l’impiego di tale segreto sovranazionale entro un perimetro compatibile con i principi fondamentali dell’ordinamento interno e internazionale.| File | Dimensione | Formato | |
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