Il contributo propone una riflessione teorica centrata sul concetto di violenza di prossimità, categoria analitica che consente di ampliare e problematizzare il tradizionale paradigma della violenza di genere, generalmente circoscritto alla sfera dell’Intimate Partner Violence (IPV). L’assunto di partenza è che la violenza esercitata nei confronti delle donne – pur radicata nelle asimmetrie strutturali di potere proprie dell’ordine patriarcale – si manifesti con particolare incisività nei contesti relazionali caratterizzati da fiducia, cura, dipendenza affettiva o materiale. La nozione di violenza di prossimità individua, pertanto, un insieme di pratiche lesive – fisiche, psicologiche, simboliche, economiche – agite non solo dal partner, ma anche da figure collocate nella zona più densa della rete relazionale della vittima: familiari, ex partner, caregiver formali e informali, amici, conoscenti, membri della comunità di appartenenza. L’elemento qualificante di tale prospettiva è il ruolo attribuito alla fiducia come risorsa morale che, paradossalmente, costituisce, al contempo, un potenziale dispositivo di vulnerabilizzazione. La prossimità – affettiva, domestica, comunitaria – offre infatti un accesso privilegiato ai punti di fragilità della persona, rendendo la violenza più difficile da riconoscere e da denunciare.
Bartholini, I.M. (2026). Violenza di prossimità: fiducia e dipendenza rovesciata nelle relazioni significative. In Pasqualini C (a cura di), In nome di Giulia. Il coraggio di cambiare della generazione Z (pp. 171-177). Milano : Vita e Pensiero.
Violenza di prossimità: fiducia e dipendenza rovesciata nelle relazioni significative
Bartholini Ignazia
2026-03-01
Abstract
Il contributo propone una riflessione teorica centrata sul concetto di violenza di prossimità, categoria analitica che consente di ampliare e problematizzare il tradizionale paradigma della violenza di genere, generalmente circoscritto alla sfera dell’Intimate Partner Violence (IPV). L’assunto di partenza è che la violenza esercitata nei confronti delle donne – pur radicata nelle asimmetrie strutturali di potere proprie dell’ordine patriarcale – si manifesti con particolare incisività nei contesti relazionali caratterizzati da fiducia, cura, dipendenza affettiva o materiale. La nozione di violenza di prossimità individua, pertanto, un insieme di pratiche lesive – fisiche, psicologiche, simboliche, economiche – agite non solo dal partner, ma anche da figure collocate nella zona più densa della rete relazionale della vittima: familiari, ex partner, caregiver formali e informali, amici, conoscenti, membri della comunità di appartenenza. L’elemento qualificante di tale prospettiva è il ruolo attribuito alla fiducia come risorsa morale che, paradossalmente, costituisce, al contempo, un potenziale dispositivo di vulnerabilizzazione. La prossimità – affettiva, domestica, comunitaria – offre infatti un accesso privilegiato ai punti di fragilità della persona, rendendo la violenza più difficile da riconoscere e da denunciare.| File | Dimensione | Formato | |
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