Il contributo analizza il riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata nel quartiere di Santa Maria di Gesù, nella III Circoscrizione di Palermo, inquadrando il caso studio all’interno del modello italiano di confisca e destinazione introdotto dalla legge n. 109/1996. A partire da una ricostruzione del quadro normativo nazionale e delle sue criticità attuative, l’articolo approfondisce il valore simbolico e funzionale dei beni confiscati quali strumenti di rigenerazione territoriale, inclusione sociale e promozione della legalità. Attraverso una metodologia di triangolazione quali-quantitativa, fondata sull’integrazione di database formali (ANBSC e piattaforma Confiscatibene) e fonti informali locali, viene realizzata una mappatura territoriale delle destinazioni d’uso nel quartiere oggetto di studio. L’analisi evidenzia la presenza di sei unità immobiliari – tra terreni agricoli ed edifici residenziali – assegnate prevalentemente a progetti socioassistenziali rivolti a donne vittime di violenza, gestanti, persone con disabilità grave e soggetti in condizioni di vulnerabilità. I risultati mostrano come il riuso sociale si configuri non solo come misura di contrasto patrimoniale alla mafia, ma come dispositivo di trasformazione culturale e responsabilizzazione collettiva, capace di incidere sulle “ferite sociali” prodotte dall’illegalità. Permangono tuttavia criticità legate a lentezze amministrative, carenze documentali e necessità di monitoraggi sistematici per valutare l’efficacia trasformativa degli interventi nel medio-lungo periodo.
Modica, F. (2025). Il riutilizzo sociale dei beni confiscati alla mafia nel quartiere di Santa Maria di Gesù. In L. Macaluso (a cura di), L’ALBERO GIUSTO NELLA CITTÀ GIUSTA. Forestazione urbana a Palermo (pp. 237-245). Il Poligrafo casa editrice.
Il riutilizzo sociale dei beni confiscati alla mafia nel quartiere di Santa Maria di Gesù
Felicia Modica
2025-12-01
Abstract
Il contributo analizza il riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata nel quartiere di Santa Maria di Gesù, nella III Circoscrizione di Palermo, inquadrando il caso studio all’interno del modello italiano di confisca e destinazione introdotto dalla legge n. 109/1996. A partire da una ricostruzione del quadro normativo nazionale e delle sue criticità attuative, l’articolo approfondisce il valore simbolico e funzionale dei beni confiscati quali strumenti di rigenerazione territoriale, inclusione sociale e promozione della legalità. Attraverso una metodologia di triangolazione quali-quantitativa, fondata sull’integrazione di database formali (ANBSC e piattaforma Confiscatibene) e fonti informali locali, viene realizzata una mappatura territoriale delle destinazioni d’uso nel quartiere oggetto di studio. L’analisi evidenzia la presenza di sei unità immobiliari – tra terreni agricoli ed edifici residenziali – assegnate prevalentemente a progetti socioassistenziali rivolti a donne vittime di violenza, gestanti, persone con disabilità grave e soggetti in condizioni di vulnerabilità. I risultati mostrano come il riuso sociale si configuri non solo come misura di contrasto patrimoniale alla mafia, ma come dispositivo di trasformazione culturale e responsabilizzazione collettiva, capace di incidere sulle “ferite sociali” prodotte dall’illegalità. Permangono tuttavia criticità legate a lentezze amministrative, carenze documentali e necessità di monitoraggi sistematici per valutare l’efficacia trasformativa degli interventi nel medio-lungo periodo.| File | Dimensione | Formato | |
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