Le grandi feste stagionali, animate da un’ampia partecipazione popolare e attiva dei fedeli, prevedevano performances negli spazi costruiti in prossimità dei luoghi sacri della polis. Tra gli spazi di riunione collettiva i ‘teatri di culto’ erano una particolare tipologia di edifici caratterizzati da un’orchestra lineare e non circolare. Non si trattava di veri e propri teatri nel senso moderno del termine, ma, piuttosto, di file di sedili in pietra, la maggior parte dei quali in relazione con i santuari. Il materiale usato per la loro costruzione era accuratamente selezionato e collocato per rispondere a esigenze strutturali, estetiche e, con ogni probabilità, acustiche. I sedili si trovavano perlopiù di fronte al centro del santuario in modo da garantire sia al pubblico sia alla “divinità” - presente come statua o come personale di culto che la impersonava -, di ascoltare e guardare ciò che avveniva nell’orchestra, dove di solito era collocato l’altare. Queste strutture sono state indagate per la prima volta da Inge Nielsen (2002) in relazione ai contesti religiosi e al ‘ritual drama’, il rituale drammatico basato sul mito di una divinità e fornito di una trama da ‘mettere in scena’ nel corso delle cerimonie. Movimenti ritualizzati e suoni dovevano far parte integrante delle celebrazioni: nell’ambito delle riattualizzazioni drammatiche, le performances accompagnavano le rievocazioni dei miti degli dei e con la sonorità era manifestata la loro presenza. Per quanto riguarda i teatri di culto nell’Occidente greco, non è sempre chiaro se le performances fossero prevalentemente dei ‘ritual dramas’, data la scarsità non soltanto di fonti letterarie riferibili all’esecuzione di “sacre rappresentazioni”, ma anche di materiale archeologico. Tuttavia, in questi spazi la ‘messa in scena’ di drammi di un qualche tipo, che forse nell’Occidente greco comprendevano anche aspetti comici, deve sicuramente essere presa in considerazione. Risultano di grande interesse le attività connesse al tempio R e al cosiddetto Megaron nel settore meridionale del grande santuario urbano di Selinunte, probabilmente un grande spazio teatrale per le performances musicali e coreutiche legate al culto di una divinità femminile. L’organizzazione degli spazi e le forme di riattualizzazione drammatica consentono di prendere in considerazione come nella città siceliota le perfomances coreutiche e musicali fossero una componente essenziale in grado di rafforzare l’identità culturale e sociale della popolazione in una polis di frontiera.

Bellia, A. (2023). Riattualizzazioni drammatiche ed epifanie sonore nello spazio sacro. In I. Spanò (a cura di), Il Teatro e la festa. Il tempio, la piazza, la scena (pp. 145-166). Palermo : Fondazione Ignazio Buttitta.

Riattualizzazioni drammatiche ed epifanie sonore nello spazio sacro

Angela Bellia
2023-01-01

Abstract

Le grandi feste stagionali, animate da un’ampia partecipazione popolare e attiva dei fedeli, prevedevano performances negli spazi costruiti in prossimità dei luoghi sacri della polis. Tra gli spazi di riunione collettiva i ‘teatri di culto’ erano una particolare tipologia di edifici caratterizzati da un’orchestra lineare e non circolare. Non si trattava di veri e propri teatri nel senso moderno del termine, ma, piuttosto, di file di sedili in pietra, la maggior parte dei quali in relazione con i santuari. Il materiale usato per la loro costruzione era accuratamente selezionato e collocato per rispondere a esigenze strutturali, estetiche e, con ogni probabilità, acustiche. I sedili si trovavano perlopiù di fronte al centro del santuario in modo da garantire sia al pubblico sia alla “divinità” - presente come statua o come personale di culto che la impersonava -, di ascoltare e guardare ciò che avveniva nell’orchestra, dove di solito era collocato l’altare. Queste strutture sono state indagate per la prima volta da Inge Nielsen (2002) in relazione ai contesti religiosi e al ‘ritual drama’, il rituale drammatico basato sul mito di una divinità e fornito di una trama da ‘mettere in scena’ nel corso delle cerimonie. Movimenti ritualizzati e suoni dovevano far parte integrante delle celebrazioni: nell’ambito delle riattualizzazioni drammatiche, le performances accompagnavano le rievocazioni dei miti degli dei e con la sonorità era manifestata la loro presenza. Per quanto riguarda i teatri di culto nell’Occidente greco, non è sempre chiaro se le performances fossero prevalentemente dei ‘ritual dramas’, data la scarsità non soltanto di fonti letterarie riferibili all’esecuzione di “sacre rappresentazioni”, ma anche di materiale archeologico. Tuttavia, in questi spazi la ‘messa in scena’ di drammi di un qualche tipo, che forse nell’Occidente greco comprendevano anche aspetti comici, deve sicuramente essere presa in considerazione. Risultano di grande interesse le attività connesse al tempio R e al cosiddetto Megaron nel settore meridionale del grande santuario urbano di Selinunte, probabilmente un grande spazio teatrale per le performances musicali e coreutiche legate al culto di una divinità femminile. L’organizzazione degli spazi e le forme di riattualizzazione drammatica consentono di prendere in considerazione come nella città siceliota le perfomances coreutiche e musicali fossero una componente essenziale in grado di rafforzare l’identità culturale e sociale della popolazione in una polis di frontiera.
2023
Settore PEMM-01/C - Musicologia e storia della musica
Settore PEMM-01/D - Etnomusicologia
Settore ARCH-01/D - Archeologia classica
Settore STAT-03/A - Demografia
Settore HIST-04/A - Storia delle religioni
Bellia, A. (2023). Riattualizzazioni drammatiche ed epifanie sonore nello spazio sacro. In I. Spanò (a cura di), Il Teatro e la festa. Il tempio, la piazza, la scena (pp. 145-166). Palermo : Fondazione Ignazio Buttitta.
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