Importanti patologie del sistema nervoso centrale come la sindrome da stress post-traumatico (PTSD) possono causare cambiamenti strutturali e funzionali che coinvolgono l’asse amygdala – ippocampo col diretto coinvolgimento della corteccia prefrontale ad indicare la stretta connessione funzionale tra queste tre aree encefaliche. Aumenti e diminuzioni di flusso sanguigno regionale nell’ippocampo, nell’amygdala e nella corteccia prefrontale mediale oltre che nel cingolo anteriore e posteriore accompagnano spesso le patologie della vita di relazione e dell’apprendimento. Secondo la teoria del cervello viscerale elaborata oltre sessant’anni fa da MacLean (1949), il perno del sistema limbico sarebbe l’ippocampo rappresentato alla base del cervello come un cavalluccio marino. Questa speciale formazione nervosa era ritenuta il centro recettivo dei principali segnali provenienti sia dal mondo esterno tramite le funzioni visive, il gusto, l’odorato, l’udito ed il tatto, sia dall’ambiente interno viscerale. Le cellule piramidali dell’ippocampo avrebbero formato una specie di tastiera emotiva che avrebbe arricchito i ricordi soggettivi. In successive ricerche, MacLean (1952) pensò che il sistema ippocampale trattasse l’informazione soltanto in maniera molto rozza, essendo un cervello troppo primitivo (archeopallio) per analizzare aspetti complessi dell’informazione come quella generata dal linguaggio umano. Tuttavia, affermava MacLean, l’ippocampo potrebbe far parte di un simbolismo non verbale ed avere ripercussioni importanti nella sfera conoscitiva, dato che il simbolismo influenza la vita emotiva dell’individuo. Secondo MacLean, sembrerebbe che nel paziente psicosomatico non ci sia alcuno scambio diretto tra il cervello viscerale e quello pensante e che i sentimenti emotivi prodottisi nella formazione ippocampale, invece di essere trasmessi all’intelletto (neocorteccia) per essere valutati, trovino un’espressione immediata attraverso i centri autonomi. Ulteriori ricerche sulle scimmie effettuate da Mishkin, M. et all. (1978, 1982, 1984), evidenziarono che oltre all’ippocampo, anche l’amygdala era parte del sistema della memoria. Già Milner B. (1965) aveva sottolineato il ruolo di numerose aree corticali, coinvolte nei processi mnemonici. Queste aree erano le cortecce visiva, uditiva e somatica che inviavano proiezioni ad aree di transizione (tra neocortex ed ippocampo), come la peririnale e la paraippocampale. A sua volta, l’ippocampo rinviava input alla neocortex, usando lo stesso circuito, attraverso la corteccia transizionale: peririnale e paraippocampale.

Budetta, G. (2012). Ippocampo ed Amygdala. ETHNOLOGY, 0, 1-44.

Ippocampo ed Amygdala

BUDETTA, Giuseppe
2012-01-01

Abstract

Importanti patologie del sistema nervoso centrale come la sindrome da stress post-traumatico (PTSD) possono causare cambiamenti strutturali e funzionali che coinvolgono l’asse amygdala – ippocampo col diretto coinvolgimento della corteccia prefrontale ad indicare la stretta connessione funzionale tra queste tre aree encefaliche. Aumenti e diminuzioni di flusso sanguigno regionale nell’ippocampo, nell’amygdala e nella corteccia prefrontale mediale oltre che nel cingolo anteriore e posteriore accompagnano spesso le patologie della vita di relazione e dell’apprendimento. Secondo la teoria del cervello viscerale elaborata oltre sessant’anni fa da MacLean (1949), il perno del sistema limbico sarebbe l’ippocampo rappresentato alla base del cervello come un cavalluccio marino. Questa speciale formazione nervosa era ritenuta il centro recettivo dei principali segnali provenienti sia dal mondo esterno tramite le funzioni visive, il gusto, l’odorato, l’udito ed il tatto, sia dall’ambiente interno viscerale. Le cellule piramidali dell’ippocampo avrebbero formato una specie di tastiera emotiva che avrebbe arricchito i ricordi soggettivi. In successive ricerche, MacLean (1952) pensò che il sistema ippocampale trattasse l’informazione soltanto in maniera molto rozza, essendo un cervello troppo primitivo (archeopallio) per analizzare aspetti complessi dell’informazione come quella generata dal linguaggio umano. Tuttavia, affermava MacLean, l’ippocampo potrebbe far parte di un simbolismo non verbale ed avere ripercussioni importanti nella sfera conoscitiva, dato che il simbolismo influenza la vita emotiva dell’individuo. Secondo MacLean, sembrerebbe che nel paziente psicosomatico non ci sia alcuno scambio diretto tra il cervello viscerale e quello pensante e che i sentimenti emotivi prodottisi nella formazione ippocampale, invece di essere trasmessi all’intelletto (neocorteccia) per essere valutati, trovino un’espressione immediata attraverso i centri autonomi. Ulteriori ricerche sulle scimmie effettuate da Mishkin, M. et all. (1978, 1982, 1984), evidenziarono che oltre all’ippocampo, anche l’amygdala era parte del sistema della memoria. Già Milner B. (1965) aveva sottolineato il ruolo di numerose aree corticali, coinvolte nei processi mnemonici. Queste aree erano le cortecce visiva, uditiva e somatica che inviavano proiezioni ad aree di transizione (tra neocortex ed ippocampo), come la peririnale e la paraippocampale. A sua volta, l’ippocampo rinviava input alla neocortex, usando lo stesso circuito, attraverso la corteccia transizionale: peririnale e paraippocampale.
Settore VET/01 - Anatomia Degli Animali Domestici
Budetta, G. (2012). Ippocampo ed Amygdala. ETHNOLOGY, 0, 1-44.
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