Le emergenze collettive s’inscrivono in complesse dinamiche globali a differenti livelli di intervento; esse impattano sulla capacità di gestire la componente di rischio insita sia nella morfologia dei territori sia nella pianificazione della vita organizzativa e comunitaria, quindi sul senso di sicurezza generale, ponendo interrogativi sulle metodologie e tecniche per far fronte al loro impatto nefasto. A livello etimologico, il termine ‘emergenza’ deriva dal latino emergere composto di ‘e’ fuori di e ‘mergere’ affondare, tuffare (v. mèrgo). Indica in altre parole ‘ciò che emerge’, ovvero che affiora dalla superficie (calma) delle acque e che può essere tanto qualcosa di bello e positivo, quanto qualcosa di pericoloso e negativo. Nel corso del tempo, tuttavia, e forse sotto l’influenza dell’inglese emergency, il sostantivo ‘emergenza’ ha assunto il significato negativo di un’occorrenza critica, un avvenimento inaspettato e perlopiù di una certa gravità, una situazione di allarme e pericolo che necessita di un intervento (soprattutto nella locuzione ‘stato di emergenza’). E se l’emergenza rappresenta nel senso comune odierno un pericolo improvviso, tanto da essere spesso usata come eufemismo per allarme, la risposta per far fronte alla stessa è generalmente connotata da altrettanta immediatezza e urgenza. Quando oggi pensiamo alle emergenze le rappresentazioni sociali sono diverse ma fanno per lo più riferimento a catastrofi naturali o ad eventi che destabilizzano un sistema sociale che non ha immediate risposte di ripresa. L’emergenza è data dunque dalla presenza di una minaccia per la quale non è possibile rispondere in modo ordinario, ma comporta l’attivazione di interventi straordinari rispetto all’improvviso manifestarsi di necessità materiali, bisogni reali e percepiti e risorse disponibili. Tali emergenze si riferiscono a eventi dal potenziale traumatico per gli individui e per la collettività, in grado di compromettere il tessuto sociale di una comunità territoriale e talvolta globale. Nella cultura generale, termini come disastro ed emergenza sono correlati a disastri naturali o antropici, come terremoti, maremoti, esplosioni, inondazioni, disastri nucleari e chimici. Tuttavia, nel corso della storia si sono registrate altre emergenze dovute ai conflitti tra stati e/o gruppi diversi della popolazione, agli attacchi terroristici e alle emergenze a carattere sanitario che hanno la portata del gli scenari in emergenza possono essere diversi e molteplici. Per eventi naturali si intendono tutti quelli determinati da fenomeni che si manifestano in natura: eruzioni, terremoti, alluvioni, esondazioni, ecc. e dunque tutti eventi che nel loro manifestarsi sfuggono al controllo dell’uomo. Gli eventi naturali colpiscono per la qualità dei danni provocati sia a livello del territorio che della popolazione tutta, a seconda dell’intensità e della portata dell’evento. Diverso è il discorso per gli eventi antropici ovvero che derivano direttamente dall’azione dell’uomo e che sono suddivisibili nelle seguenti sottocategorie: • eventi antropici dovuti a conflittualità socio-politica: rientrano in tale categoria atti terroristici, conflitti armati, rivoluzioni, ecc., quindi qualsiasi evento scatenato per ottenere intenzionalmente degli effetti sul piano sociale o politico; • eventi antropici dovuti a errori o inadeguato utilizzo della tecnologia: rientrano in tale categoria grandi incendi, crolli di costruzioni, così come incidenti ferroviari e aerei, o dispersioni di sostanze tossiche; • eventi antropico naturali: in questa categoria rientrano invece quegli eventi che sono sì naturali originariamente, ma che divengono disastrosi in virtù dell’intervento dell’uomo. Esempio può essere un’esondazione dopo forti precipitazioni che però segue alla restrizione del letto del fiume ad opera umana.

Fortuna Procentese, C.N. (2023). Emergenze collettive. PSICOLOGIA DI COMUNITÀ, 120-135.

Emergenze collettive

Cinzia Novara
;
Francesca Esposito
2023-01-01

Abstract

Le emergenze collettive s’inscrivono in complesse dinamiche globali a differenti livelli di intervento; esse impattano sulla capacità di gestire la componente di rischio insita sia nella morfologia dei territori sia nella pianificazione della vita organizzativa e comunitaria, quindi sul senso di sicurezza generale, ponendo interrogativi sulle metodologie e tecniche per far fronte al loro impatto nefasto. A livello etimologico, il termine ‘emergenza’ deriva dal latino emergere composto di ‘e’ fuori di e ‘mergere’ affondare, tuffare (v. mèrgo). Indica in altre parole ‘ciò che emerge’, ovvero che affiora dalla superficie (calma) delle acque e che può essere tanto qualcosa di bello e positivo, quanto qualcosa di pericoloso e negativo. Nel corso del tempo, tuttavia, e forse sotto l’influenza dell’inglese emergency, il sostantivo ‘emergenza’ ha assunto il significato negativo di un’occorrenza critica, un avvenimento inaspettato e perlopiù di una certa gravità, una situazione di allarme e pericolo che necessita di un intervento (soprattutto nella locuzione ‘stato di emergenza’). E se l’emergenza rappresenta nel senso comune odierno un pericolo improvviso, tanto da essere spesso usata come eufemismo per allarme, la risposta per far fronte alla stessa è generalmente connotata da altrettanta immediatezza e urgenza. Quando oggi pensiamo alle emergenze le rappresentazioni sociali sono diverse ma fanno per lo più riferimento a catastrofi naturali o ad eventi che destabilizzano un sistema sociale che non ha immediate risposte di ripresa. L’emergenza è data dunque dalla presenza di una minaccia per la quale non è possibile rispondere in modo ordinario, ma comporta l’attivazione di interventi straordinari rispetto all’improvviso manifestarsi di necessità materiali, bisogni reali e percepiti e risorse disponibili. Tali emergenze si riferiscono a eventi dal potenziale traumatico per gli individui e per la collettività, in grado di compromettere il tessuto sociale di una comunità territoriale e talvolta globale. Nella cultura generale, termini come disastro ed emergenza sono correlati a disastri naturali o antropici, come terremoti, maremoti, esplosioni, inondazioni, disastri nucleari e chimici. Tuttavia, nel corso della storia si sono registrate altre emergenze dovute ai conflitti tra stati e/o gruppi diversi della popolazione, agli attacchi terroristici e alle emergenze a carattere sanitario che hanno la portata del gli scenari in emergenza possono essere diversi e molteplici. Per eventi naturali si intendono tutti quelli determinati da fenomeni che si manifestano in natura: eruzioni, terremoti, alluvioni, esondazioni, ecc. e dunque tutti eventi che nel loro manifestarsi sfuggono al controllo dell’uomo. Gli eventi naturali colpiscono per la qualità dei danni provocati sia a livello del territorio che della popolazione tutta, a seconda dell’intensità e della portata dell’evento. Diverso è il discorso per gli eventi antropici ovvero che derivano direttamente dall’azione dell’uomo e che sono suddivisibili nelle seguenti sottocategorie: • eventi antropici dovuti a conflittualità socio-politica: rientrano in tale categoria atti terroristici, conflitti armati, rivoluzioni, ecc., quindi qualsiasi evento scatenato per ottenere intenzionalmente degli effetti sul piano sociale o politico; • eventi antropici dovuti a errori o inadeguato utilizzo della tecnologia: rientrano in tale categoria grandi incendi, crolli di costruzioni, così come incidenti ferroviari e aerei, o dispersioni di sostanze tossiche; • eventi antropico naturali: in questa categoria rientrano invece quegli eventi che sono sì naturali originariamente, ma che divengono disastrosi in virtù dell’intervento dell’uomo. Esempio può essere un’esondazione dopo forti precipitazioni che però segue alla restrizione del letto del fiume ad opera umana.
2023
Settore M-PSI/07 - Psicologia Dinamica
Fortuna Procentese, C.N. (2023). Emergenze collettive. PSICOLOGIA DI COMUNITÀ, 120-135.
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