From the liberal era to fascism, has the mafia been considered as anthropological evidence, determined by environment and context, if not by 'atavism'? Or was it considered a criminal manifestation, punishable as such, and did the courts dispense with the psycho-anthropological categories developed by the positive school? The essay focuses on the definition of the mafia phenomenon and 'mafiosità' during the fascist regime, one of the moments in which the 'mafia question' forcefully returned to public discourse. In particular, it considers the contribution of criminal psychiatrists-anthropologists of the Sicilian school during Fascism and in the early post-war years.

Nella riflessione intorno all’oggetto “mafia” l’intreccio tra campi del sapere diversi è stato, e continua a essere, indispensabile. Le definizioni della mafia si sono infatti storicamente prodotte all’intersezione tra politica, società e diritto. Da quale prospettiva, dunque, antropologi e psichiatri hanno considerato il comportamento mafioso e l’appartenenza al sodalizio mafioso, specie in relazione alla dimensione associativa?Dall’età liberale al fascismo, la mafia è stata considerata alla stregua di una evidenza antropologica, determinata da ambiente e contesto, se non da “atavismo”? O invece è stata considerata una manifestazione criminale, punibile in quanto tale, e nei tribunali si è fatto a meno delle categorie psico-antropologiche elaborate dalla scuola positiva? Il saggio si focalizza sulla definizione del fenomeno mafioso e della “mafiosità” durante il fascismo, uno dei momenti in cui la “questione mafiosa” torna con forza nel discorso pubblico. In particolare, prende in considerazione il contributo di psichiatri-antropologi criminali della scuola siciliana durante il fascismo e nei primi anni del dopoguerra.

Patti (2022). Note psicocriminologiche. La mafia tra antropologia criminale e psichiatria. In M. Bernardi, F. Milazzo (a cura di), La devianza in Italia dall'Unità al fascismo: discorsi e rappresentazioni (pp. 141-163). Milano : Biblion.

Note psicocriminologiche. La mafia tra antropologia criminale e psichiatria

Patti
2022-11-01

Abstract

Nella riflessione intorno all’oggetto “mafia” l’intreccio tra campi del sapere diversi è stato, e continua a essere, indispensabile. Le definizioni della mafia si sono infatti storicamente prodotte all’intersezione tra politica, società e diritto. Da quale prospettiva, dunque, antropologi e psichiatri hanno considerato il comportamento mafioso e l’appartenenza al sodalizio mafioso, specie in relazione alla dimensione associativa?Dall’età liberale al fascismo, la mafia è stata considerata alla stregua di una evidenza antropologica, determinata da ambiente e contesto, se non da “atavismo”? O invece è stata considerata una manifestazione criminale, punibile in quanto tale, e nei tribunali si è fatto a meno delle categorie psico-antropologiche elaborate dalla scuola positiva? Il saggio si focalizza sulla definizione del fenomeno mafioso e della “mafiosità” durante il fascismo, uno dei momenti in cui la “questione mafiosa” torna con forza nel discorso pubblico. In particolare, prende in considerazione il contributo di psichiatri-antropologi criminali della scuola siciliana durante il fascismo e nei primi anni del dopoguerra.
Settore M-STO/04 - Storia Contemporanea
Patti (2022). Note psicocriminologiche. La mafia tra antropologia criminale e psichiatria. In M. Bernardi, F. Milazzo (a cura di), La devianza in Italia dall'Unità al fascismo: discorsi e rappresentazioni (pp. 141-163). Milano : Biblion.
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