Con l’esplosione del fenomeno Slow Food, assieme a quello della valorizzazione del “tipico” tramite l’attribuzione dei marchi DOP, DOC e IGP, numerosissime cose da mangiare (ma anche da bere) sono state protagoniste dell’attribuzione di “marchi di qualità”, che, in molti casi, più che o oltre che al perseguimento di una filosofia del mangiar sano, tendono alla valorizzazione turistico-culturale dei luoghi. E così, oggi più che mai, le comunità locali, accanto ai monumenti, alle emergenze archeologiche, ai beni culturali latamente intesi, offrono spesso al visitatore anche il prodotto gastronomico tipico che, in quanto tale, è sempre posto a declinare l’“identità” territoriale . In questo contributo si tenterà di evidenziare se e quando alcuni prodotti alimentari siciliani che oggi godono di una qualche forma di certificazione di tipicità possano dirsi «tipici» anche in ragione di quanto dichiarato dagli informatori della campagna alimentare dell’Atlante Linguistico della Sicilia. La comparazione tra ciò che è dichiarato tipico per effetto dell’acquisizione di certificazioni e ciò che è considerato tipico dagli informatori dell'Atlanete Linguistico della Sicilia in quanto espressione della cultura tradizionale, riguarderà, dunque, soltanto le parole e le cose alimentari per le quali i due aspetti appaiono incrociabili per effetto della presenza di informazioni specifiche nei dati delle inchieste ALS. Nel contributo vengono dapprima presi in esame, in una sorta di rassegna, i prodotti siciliani che rientrano tra i Presìdi Slow Food, molti dei quali recano, per altro, anche il marchio DOP o IGP . Verrà quindi considerato se e in che misura la marca di specificità e località di questi prodotti, sancita anche dalla descrizione delle pratiche e delle tecniche tradizionali implicate nella sua realizzazione, sia ulteriormente rafforzata dall’uso di forme e termini (etno)dialettali. Si tenterà poi di verificare in quali casi la tipicità (certificata) di questi prodotti emerge anche nei racconti degli informatori dell'Atlante. Infine, in una prospettiva microareale, si passerà all’analisi di una recente iniziativa che interessa una rilevante porzione del territorio siciliano – le Madonie – dove l’azione istituzionale di tutela dell’identità territoriale sul piano gastronomico – dovuta anche alla presenza di una parco regionale – ha prodotto un’ampia serie di “idee”, alcune delle quali presentano un alto grado di originalità e un certo interesse sul piano del loro rapporto, anche etnodialettale, con il territorio.

Sottile, R. (2011). La cultura alimentare tra tipicità "certificate" e tipicità "raccontate". In M. Castigione (a cura di), Tradizione, identità, tipicità nella cultura alimentare siciliana. Lo sguardo dell'Atlante Linguistico della Sicilia (pp. 331-346). Palermo : Centro di studi filologici e linguistici siciliani - Dipartimento di Scienze filologiche e linguistiche.

La cultura alimentare tra tipicità "certificate" e tipicità "raccontate"

SOTTILE, Roberto
2011-01-01

Abstract

Con l’esplosione del fenomeno Slow Food, assieme a quello della valorizzazione del “tipico” tramite l’attribuzione dei marchi DOP, DOC e IGP, numerosissime cose da mangiare (ma anche da bere) sono state protagoniste dell’attribuzione di “marchi di qualità”, che, in molti casi, più che o oltre che al perseguimento di una filosofia del mangiar sano, tendono alla valorizzazione turistico-culturale dei luoghi. E così, oggi più che mai, le comunità locali, accanto ai monumenti, alle emergenze archeologiche, ai beni culturali latamente intesi, offrono spesso al visitatore anche il prodotto gastronomico tipico che, in quanto tale, è sempre posto a declinare l’“identità” territoriale . In questo contributo si tenterà di evidenziare se e quando alcuni prodotti alimentari siciliani che oggi godono di una qualche forma di certificazione di tipicità possano dirsi «tipici» anche in ragione di quanto dichiarato dagli informatori della campagna alimentare dell’Atlante Linguistico della Sicilia. La comparazione tra ciò che è dichiarato tipico per effetto dell’acquisizione di certificazioni e ciò che è considerato tipico dagli informatori dell'Atlanete Linguistico della Sicilia in quanto espressione della cultura tradizionale, riguarderà, dunque, soltanto le parole e le cose alimentari per le quali i due aspetti appaiono incrociabili per effetto della presenza di informazioni specifiche nei dati delle inchieste ALS. Nel contributo vengono dapprima presi in esame, in una sorta di rassegna, i prodotti siciliani che rientrano tra i Presìdi Slow Food, molti dei quali recano, per altro, anche il marchio DOP o IGP . Verrà quindi considerato se e in che misura la marca di specificità e località di questi prodotti, sancita anche dalla descrizione delle pratiche e delle tecniche tradizionali implicate nella sua realizzazione, sia ulteriormente rafforzata dall’uso di forme e termini (etno)dialettali. Si tenterà poi di verificare in quali casi la tipicità (certificata) di questi prodotti emerge anche nei racconti degli informatori dell'Atlante. Infine, in una prospettiva microareale, si passerà all’analisi di una recente iniziativa che interessa una rilevante porzione del territorio siciliano – le Madonie – dove l’azione istituzionale di tutela dell’identità territoriale sul piano gastronomico – dovuta anche alla presenza di una parco regionale – ha prodotto un’ampia serie di “idee”, alcune delle quali presentano un alto grado di originalità e un certo interesse sul piano del loro rapporto, anche etnodialettale, con il territorio.
Settore L-FIL-LET/12 - Linguistica Italiana
Sottile, R. (2011). La cultura alimentare tra tipicità "certificate" e tipicità "raccontate". In M. Castigione (a cura di), Tradizione, identità, tipicità nella cultura alimentare siciliana. Lo sguardo dell'Atlante Linguistico della Sicilia (pp. 331-346). Palermo : Centro di studi filologici e linguistici siciliani - Dipartimento di Scienze filologiche e linguistiche.
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