The relationships between female religious institutions, musical patronage and the urban context have been long recognized and widely studied. Despite this, scant attention has been payed to the Sicilian situation, and particularly to the city of Palermo. This paper shows the role that the production of music played in the concrete and metaphorical projection of women's voices into the external world and society. This applied to institutions that stood out for the seclusion of the nuns that they housed, but also to convents that challenged rules and regulation. In every case, nuns used music as a mean to negotiate the boundaries of their confinement and reaffirm their individuality in order to maintain or reinforce connections with the outside world. References to music during the monastic professions are further confirmation of the importance that the organization of lavish ceremonies played in the panorama of that period. Despite the official attempts of prohibiting musical excesses and wastes, aristocratic families competed to offer a show that was worthy of their prestige. On these occasions, the conventual architecture was converted into a real theatre, aimed at displaying a shared ‘spectacularity’ to emphasize the identity of the nuns, as well as demonstrate their eminent familial connections.

I rapporti tra istituzioni religiose femminili, mecenatismo musicale e contesto urbano sono da tempo riconosciuti e ampiamente studiati. Nonostante ciò si è prestata scarsa attenzione alla situazione siciliana, in particolare alla città di Palermo. Il contributo intende sottolineare il ruolo che la produzione musicale riuscì a giocare nella proiezione concreta e metaforica delle voci delle donne nel mondo e nella società esterni. Ciò valeva sia per le istituzioni che si distinguevano per la clausura delle monache che ospitavano, sia per i conventi che sfidavano regole e regolamenti. In ogni caso le monache usavano la musica come mezzo per negoziare i confini della loro reclusione e riaffermare la loro individualità al fine di mantenere o rafforzare i legami con il mondo esterno. I riferimenti alla musica nel corso delle professioni monastiche sono un'ulteriore conferma dell'importanza che l'organizzazione di cerimonie sontuose rivestiva nel panorama del periodo. Nonostante i tentativi ufficiali di vietare eccessi e sprechi musicali, le famiglie aristocratiche facevano a gara per offrire uno spettacolo degno del loro prestigio. In queste occasioni, l'architettura conventuale si convertiva in un vero e proprio teatro, volto a mostrare una "spettacolarità" condivisa in grado di enfatizzare l'identità delle monache, oltre a mostrare l'importanza delle loro connessioni familiari.

Ilaria Grippaudo (2016). Attività musicale, patrocinio e condizione femminile nei monasteri palermitani (sec. XVII-XVIII). In M.P. Altese, P. Cangemi (a cura di), Puta/Putana. Donne Musica Teatro tra XVI e XVIII secolo (pp. 43-55). Palermo : Il Palindromo.

Attività musicale, patrocinio e condizione femminile nei monasteri palermitani (sec. XVII-XVIII)

Ilaria Grippaudo
Primo
2016

Abstract

I rapporti tra istituzioni religiose femminili, mecenatismo musicale e contesto urbano sono da tempo riconosciuti e ampiamente studiati. Nonostante ciò si è prestata scarsa attenzione alla situazione siciliana, in particolare alla città di Palermo. Il contributo intende sottolineare il ruolo che la produzione musicale riuscì a giocare nella proiezione concreta e metaforica delle voci delle donne nel mondo e nella società esterni. Ciò valeva sia per le istituzioni che si distinguevano per la clausura delle monache che ospitavano, sia per i conventi che sfidavano regole e regolamenti. In ogni caso le monache usavano la musica come mezzo per negoziare i confini della loro reclusione e riaffermare la loro individualità al fine di mantenere o rafforzare i legami con il mondo esterno. I riferimenti alla musica nel corso delle professioni monastiche sono un'ulteriore conferma dell'importanza che l'organizzazione di cerimonie sontuose rivestiva nel panorama del periodo. Nonostante i tentativi ufficiali di vietare eccessi e sprechi musicali, le famiglie aristocratiche facevano a gara per offrire uno spettacolo degno del loro prestigio. In queste occasioni, l'architettura conventuale si convertiva in un vero e proprio teatro, volto a mostrare una "spettacolarità" condivisa in grado di enfatizzare l'identità delle monache, oltre a mostrare l'importanza delle loro connessioni familiari.
Settore L-ART/07 - Musicologia E Storia Della Musica
Ilaria Grippaudo (2016). Attività musicale, patrocinio e condizione femminile nei monasteri palermitani (sec. XVII-XVIII). In M.P. Altese, P. Cangemi (a cura di), Puta/Putana. Donne Musica Teatro tra XVI e XVIII secolo (pp. 43-55). Palermo : Il Palindromo.
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