The De equo animante is introduced as a technical and erudite, rather than artistic essay, because it elaborates news drawn by the auctoritates in subject of hippology. Nevertheless, beginning from the concept of " vitality ", envoy in relief since the title, is possible to individualize two paths that allow of to reread the text inside the Leon Battista Alberti's aesthetics: the first one is untied in same breast to the theory of the beauty and it shows an aesthetical conception that is resolved in the functionality; the second interprets the concept of " vitality " in the sense of the enargeia, of the "representative liveliness", fundamental qualities of the work of art. At the end of these analyses and to the light of the osmosis that tied artistic and scientific reflection in Fifteenth Century, it is understood that also a technical writing, as the De equo animante, can have aesthetical value, according to a key of non sectorial and impoverishing reading, but open to gather also aesthetical ideas found in far contexts from those more specifically artistic.

Il De equo animante si presenta come un trattato tecnico ed erudito, piuttosto che artistico, in quanto rielabora notizie attinte dalle auctoritates in materia di ippologia. Tuttavia, a partire dal concetto di “vitalità”, messo in rilievo fin dal titolo, è possibile individuare due percorsi che consentono di rileggere il testo all’interno dell’estetica albertiana: il primo si snoda in seno stesso alla teoria della bellezza e mette in luce una concezione estetica che si risolve nella funzionalità; il secondo interpreta il concetto di “vitalità” nel senso dell’enargeia, della “vivezza rappresentativa”, qualità fondamentale delle opere d’arte. A conclusione di queste analisi e alla luce dell’osmosi che nel Quattrrocento legava riflessione artistica e scientifica, si comprende che anche uno scritto tecnico, come il De equo animante, può avere valenza estetica, secondo una chiave di lettura non settoriale e depauperante, ma aperta a cogliere le idee estetiche presenti anche in contesti lontani da quelli più specificatamente artistici.

Di Stefano, E. (2010). Il "De equo animante" di Leon Battista Alberti: una teoria della bellezza?. In F. Furlan, G. Venturi (a cura di), Gli Este e l’Alberti: tempo e misura (pp. 15-26). Pisa-Roma : Frabrizio Serra Editore.

Il "De equo animante" di Leon Battista Alberti: una teoria della bellezza?

DI STEFANO, Elisabetta
2010-01-01

Abstract

Il De equo animante si presenta come un trattato tecnico ed erudito, piuttosto che artistico, in quanto rielabora notizie attinte dalle auctoritates in materia di ippologia. Tuttavia, a partire dal concetto di “vitalità”, messo in rilievo fin dal titolo, è possibile individuare due percorsi che consentono di rileggere il testo all’interno dell’estetica albertiana: il primo si snoda in seno stesso alla teoria della bellezza e mette in luce una concezione estetica che si risolve nella funzionalità; il secondo interpreta il concetto di “vitalità” nel senso dell’enargeia, della “vivezza rappresentativa”, qualità fondamentale delle opere d’arte. A conclusione di queste analisi e alla luce dell’osmosi che nel Quattrrocento legava riflessione artistica e scientifica, si comprende che anche uno scritto tecnico, come il De equo animante, può avere valenza estetica, secondo una chiave di lettura non settoriale e depauperante, ma aperta a cogliere le idee estetiche presenti anche in contesti lontani da quelli più specificatamente artistici.
Settore M-FIL/04 - Estetica
Di Stefano, E. (2010). Il "De equo animante" di Leon Battista Alberti: una teoria della bellezza?. In F. Furlan, G. Venturi (a cura di), Gli Este e l’Alberti: tempo e misura (pp. 15-26). Pisa-Roma : Frabrizio Serra Editore.
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