Il contributo analizza la condizioni delle donne cittadine di paesi terzi che entrano e risiedono nel territorio dell’UE per motivi familiari o di protezione internazionale. La premessa critica dalla quale muove l’analisi è che le norme in materia di immigrazione possono aggravare in modo significativo le condizioni di vita, la capacità ed il diritto di autodeterminarsi delle donne migranti. Ciò vale sia per le norme di diritto derivato dell'UE che per le legislazioni nazionali applicabili. Come è stato osservato, le ragioni che giustificano questa affermazione sono molteplici: in alcune ipotesi, ciò dipende dalla “naturale” applicazione degli stereotipi di genere riguardanti il ruolo delle donne all'interno della famiglia e della società; in altre ipotesi, norme apparentemente neutre determinano discriminazioni indirette nei confronti delle donne migranti, non tenendo conto delle difficoltà derivanti dall’imporre ad esse il rispetto di oneri specifici per il riconoscimento di un certo diritto; in altre ancora, le norme sull'immigrazione producono la vulnerabilità delle donne migranti costringendole a prolungate situazioni di dipendenza da altri soggetti (coniugi o datrici/datori di lavoro) . Una questione cruciale riguarda, dunque, la capacità della normativa, predisposta a vari livelli, di intervenire per rimuovere tali complesse forme di discriminazione. Nella prima parte di questo lavoro si individuano le definizioni di alcuni concetti (paragrafi 2, 2.1 e 2.2) ovvero le premesse teoriche per la seconda parte dello studio ovvero per l’analisi delle tutele offerte alle donne migranti nell’ambito dell’Unione Europea (UE) e dell’ordinamento italiano (paragrafi 3, 3.1, 3.2 e 3.3). Il contributo offre una lettura critica delle nozioni di vulnerabilità e di discriminazione, nelle loro diverse forme, valutando se tali concetti possano essere ripensati ed utilizzati criticamente negli studi giuridici in materia di migrazione. Tutto ciò al fine di comprendere meglio cause ed effetti dei fattori di vulnerabilità delle donne migranti e di come eventuali fenomeni di intersezionalità tra alcuni di questi fattori possano incidere sulle loro condizioni di vita quando, nei sistemi giuridici di destinazione, esse richiedono la tutela dei diritti fondamentali, come quello all’unità familiare. In questo senso, nella seconda parte del lavorto è offerta una rassegna critica della giurisprudenza a livello sovranazionale e italiano, identificando interpretazioni giudiziarie efficaci per assicurare alle donne migranti il godimento dei diritti nella vita familiare, e esaminando se e in che termini le corti tengano conto delle loro situazioni di vulnerabilità. Un’attenzione particolare è dedicata alla Convenzione Europea per la salvaguarda dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), alle fonti di diritto primario e secondario dell'UE, che riconoscono i diritti e le libertà fondamentali, nonché all'interpretazione che di queste fonti hanno dato, rispettivamente, la Corte EDU, la Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) e le corti italiane.

Pera, A., Palumbo, L. (2021). Donne migranti e diritto all'unità familiare. Fattori di vulnerabilità e forme di tutela nella giurisprudenza italiana ed europea. In G. De Marzo, F. Parisi (a cura di), Diritto e Immigrazione. Un quadro aggiornato delle questioni più attuali e rilevanti (pp. 253-274). Il Foro Italiano - LaTribuna.

Donne migranti e diritto all'unità familiare. Fattori di vulnerabilità e forme di tutela nella giurisprudenza italiana ed europea

Pera, A.
;
Palumbo, L.
2021

Abstract

Il contributo analizza la condizioni delle donne cittadine di paesi terzi che entrano e risiedono nel territorio dell’UE per motivi familiari o di protezione internazionale. La premessa critica dalla quale muove l’analisi è che le norme in materia di immigrazione possono aggravare in modo significativo le condizioni di vita, la capacità ed il diritto di autodeterminarsi delle donne migranti. Ciò vale sia per le norme di diritto derivato dell'UE che per le legislazioni nazionali applicabili. Come è stato osservato, le ragioni che giustificano questa affermazione sono molteplici: in alcune ipotesi, ciò dipende dalla “naturale” applicazione degli stereotipi di genere riguardanti il ruolo delle donne all'interno della famiglia e della società; in altre ipotesi, norme apparentemente neutre determinano discriminazioni indirette nei confronti delle donne migranti, non tenendo conto delle difficoltà derivanti dall’imporre ad esse il rispetto di oneri specifici per il riconoscimento di un certo diritto; in altre ancora, le norme sull'immigrazione producono la vulnerabilità delle donne migranti costringendole a prolungate situazioni di dipendenza da altri soggetti (coniugi o datrici/datori di lavoro) . Una questione cruciale riguarda, dunque, la capacità della normativa, predisposta a vari livelli, di intervenire per rimuovere tali complesse forme di discriminazione. Nella prima parte di questo lavoro si individuano le definizioni di alcuni concetti (paragrafi 2, 2.1 e 2.2) ovvero le premesse teoriche per la seconda parte dello studio ovvero per l’analisi delle tutele offerte alle donne migranti nell’ambito dell’Unione Europea (UE) e dell’ordinamento italiano (paragrafi 3, 3.1, 3.2 e 3.3). Il contributo offre una lettura critica delle nozioni di vulnerabilità e di discriminazione, nelle loro diverse forme, valutando se tali concetti possano essere ripensati ed utilizzati criticamente negli studi giuridici in materia di migrazione. Tutto ciò al fine di comprendere meglio cause ed effetti dei fattori di vulnerabilità delle donne migranti e di come eventuali fenomeni di intersezionalità tra alcuni di questi fattori possano incidere sulle loro condizioni di vita quando, nei sistemi giuridici di destinazione, esse richiedono la tutela dei diritti fondamentali, come quello all’unità familiare. In questo senso, nella seconda parte del lavorto è offerta una rassegna critica della giurisprudenza a livello sovranazionale e italiano, identificando interpretazioni giudiziarie efficaci per assicurare alle donne migranti il godimento dei diritti nella vita familiare, e esaminando se e in che termini le corti tengano conto delle loro situazioni di vulnerabilità. Un’attenzione particolare è dedicata alla Convenzione Europea per la salvaguarda dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), alle fonti di diritto primario e secondario dell'UE, che riconoscono i diritti e le libertà fondamentali, nonché all'interpretazione che di queste fonti hanno dato, rispettivamente, la Corte EDU, la Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) e le corti italiane.
Pera, A., Palumbo, L. (2021). Donne migranti e diritto all'unità familiare. Fattori di vulnerabilità e forme di tutela nella giurisprudenza italiana ed europea. In G. De Marzo, F. Parisi (a cura di), Diritto e Immigrazione. Un quadro aggiornato delle questioni più attuali e rilevanti (pp. 253-274). Il Foro Italiano - LaTribuna.
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