If it is trivial to observe that every literary writing, narrative or poetic, even when not explicitly directed to the story of one's life, often contains deliberate or unconscious ones references to the author's human and intellectual biography and reveals it ideological inclinations, it is not as trivial to underline how certain strategies and certain narrative outcomes, even accidental, can be found in a writing, the anthropological one, which declares itself (or at least for a long time it has declared itself) scientific and which claims, therefore, to offer objective, aseptic descriptions and interpretations it could be said of “other” cultural realities. On the other hand, it is not questionable that "scientific" writing is a reduction / translation of the unicum continuum of reality into an obiecto operated according to shared and following grammatical and discursive rules the procedures of Western logic, and, therefore, both arbitrary fixation and partial of a reality in progress that always and in any case requires a discretization of information and their specification spatial, temporal, relational and causal organization.

Se è banale osservare che ogni scrittura letteraria, narrativa o poetica, anche quando non esplicitamente diretta al racconto della propria vita, contiene spesso deliberati o inconsapevoli riferimenti alla biografia umana e intellettuale dell’autore e ne rivela le inclinazioni ideologiche, non altrettanto banale è sottolineare come certe strategie e certi esiti narrativi, anche accidentali, possano ritrovarsi in una scrittura, quella antropologica appunto, che si dichiara (o almeno per lungo tempo si è dichiarata) scientifica e che pretende, pertanto, di offrire descrizioni e interpretazioni obiettive, asettiche potrebbe dirsi, di realtà culturali “altre”. Non è d’altronde questionabile che la scrittura “scientifica” sia riduzione/ traduzione dell’unicum continuum della realtà in obiecto operata secondo regole grammaticali e discorsive condivise e seguendo le procedure della logica occidentale, e, dunque, sia fissazione arbitraria e parziale di una realtà in progress che richiede sempre e comunque una discretizzazione delle informazioni e una loro specifica organizzazione spaziale, temporale, relazionale e causale.

Buttitta I (2020). Etnografia, auto-biografia, storie di vita. In L. Restuccia, A. Velez (a cura di), L’APE IBLEA DALLA ZAGARA ALL’EDELWEISS. MISCELLANEA PER GIOVANNI SAVERIO SANTANGELO (pp. 71-76). Palermo : Palermo University Press.

Etnografia, auto-biografia, storie di vita

Buttitta I
2020

Abstract

Se è banale osservare che ogni scrittura letteraria, narrativa o poetica, anche quando non esplicitamente diretta al racconto della propria vita, contiene spesso deliberati o inconsapevoli riferimenti alla biografia umana e intellettuale dell’autore e ne rivela le inclinazioni ideologiche, non altrettanto banale è sottolineare come certe strategie e certi esiti narrativi, anche accidentali, possano ritrovarsi in una scrittura, quella antropologica appunto, che si dichiara (o almeno per lungo tempo si è dichiarata) scientifica e che pretende, pertanto, di offrire descrizioni e interpretazioni obiettive, asettiche potrebbe dirsi, di realtà culturali “altre”. Non è d’altronde questionabile che la scrittura “scientifica” sia riduzione/ traduzione dell’unicum continuum della realtà in obiecto operata secondo regole grammaticali e discorsive condivise e seguendo le procedure della logica occidentale, e, dunque, sia fissazione arbitraria e parziale di una realtà in progress che richiede sempre e comunque una discretizzazione delle informazioni e una loro specifica organizzazione spaziale, temporale, relazionale e causale.
Settore M-DEA/01 - Discipline Demoetnoantropologiche
Buttitta I (2020). Etnografia, auto-biografia, storie di vita. In L. Restuccia, A. Velez (a cura di), L’APE IBLEA DALLA ZAGARA ALL’EDELWEISS. MISCELLANEA PER GIOVANNI SAVERIO SANTANGELO (pp. 71-76). Palermo : Palermo University Press.
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