The paths of visions undertaken by the twenty-two photographers collected in this volume cross, in a heterogeneous and authentic way, the tortuous paths of the anthropological concept of non-place, coined by Marc Augé in 1992, as an ahistorical, non-relational and non-identity space as they are to be understood. the ruins, the new media, the department stores, the open spaces, the affected bodies, the means of public transport, the deserted villages. Each of the proposed visions is a transit, an imaginal passage that reflects in varying degrees some characteristics of modern global society: the lack of concrete social relations, the proliferation of states of solitary individualism and abandonment, the transience of things and people, the convulsive craving for consumption, incommunicability in perennial connection, the ubiquity of the virtual elsewhere in real spaces, the eternal present without memory and projection, the speed without landing dimension, the uninhabiting of any place, even one's own home and own life.

I percorsi di visioni intrapresi dai ventidue fotografi raccolti in questo volume attraversano, in modo eterogeno e autentico, le tortuose vie del concetto antropologico di nonluogo, coniato da Marc Augé nel 1992, quale spazio astorico, non relazionale e non identitario così come sono da intendersi le rovine, i nuovi media, i grandi magazzini, gli slarghi, i corpi affetti, i mezzi di trasporto pubblico, i borghi deserti. Ognuna delle visioni proposte è un transito, un passaggio immaginale che riflette in varia misura alcune caratteristiche della moderna società globale: la carenza di concreti rapporti sociali, il proliferare degli stati di individualismo solitario e di abbandono, la fugacità delle cose e delle persone, la smania convulsa di consumo, l’incomunicabilità nella perenne connessione, l’ubiquità dell’altrove virtuale negli spazi reali, l’eterno presente senza memoria e proiezione, la velocità senza dimensione di approdo, il disabitare qualsiasi luogo, persino la propria casa e la propria vita.

di maggio fabiola (2020). IL PUNCTUM DEL NONLUOGO. O quando la fotografia fa luogo.. In Nonluoghi. Percorsi di visioni #1 (pp. 9-10). The Dead Artists Society.

IL PUNCTUM DEL NONLUOGO. O quando la fotografia fa luogo.

di maggio fabiola
2020

Abstract

I percorsi di visioni intrapresi dai ventidue fotografi raccolti in questo volume attraversano, in modo eterogeno e autentico, le tortuose vie del concetto antropologico di nonluogo, coniato da Marc Augé nel 1992, quale spazio astorico, non relazionale e non identitario così come sono da intendersi le rovine, i nuovi media, i grandi magazzini, gli slarghi, i corpi affetti, i mezzi di trasporto pubblico, i borghi deserti. Ognuna delle visioni proposte è un transito, un passaggio immaginale che riflette in varia misura alcune caratteristiche della moderna società globale: la carenza di concreti rapporti sociali, il proliferare degli stati di individualismo solitario e di abbandono, la fugacità delle cose e delle persone, la smania convulsa di consumo, l’incomunicabilità nella perenne connessione, l’ubiquità dell’altrove virtuale negli spazi reali, l’eterno presente senza memoria e proiezione, la velocità senza dimensione di approdo, il disabitare qualsiasi luogo, persino la propria casa e la propria vita.
di maggio fabiola (2020). IL PUNCTUM DEL NONLUOGO. O quando la fotografia fa luogo.. In Nonluoghi. Percorsi di visioni #1 (pp. 9-10). The Dead Artists Society.
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