Studying the Mediterranean question only within the university spaces is not enough to allow us to return to public opinion a multifaceted reality that is proposed with a single password: invasion. The performance of And Europe dehumanized itself has allowed me to present a story of slaves and fugitives for a wider audience. Focused on Toni Morrison’s book, Beloved, it bounces between the effects of the stories of the Black Atlantic and those of today’s Mediterranean. This essay aims to trace some directions that can help investigate the different borderlines that mark the roughness of our globe’s modernity. To do this, it tries to answer to three fundamental questions: can we speak of a national political space that takes universal rights into account? Consequently, can we talk about ethics when we analyse migration? And finally, can we talk about migration as an umbrella term?

Studiare la questione mediterranea soltanto dentro le aule universitarie non ci permette di restituire una realtà sfaccettata che viene proposta all’opinione pubblica con un’unica parola d’ordine: invasione. La performance E l’Europa disumanizzò se stessa mi ha permesso di presentare la storia di schiavi e fuggitivi per un’audience più vasta. Incentrata sul libro di Toni Morrison, Beloved, rimbalza tra gli effetti delle storie dell’Atlantico Nero e quelli dell’odierno Mediterraneo. Il saggio si propone di tracciare alcune direzioni che possano aiutare a indagare le diverse linee di confine che segnano la rugosità della modernità del nostro globo. Per fare questo, si prova a rispondere a tre questioni fondamentali: possiamo parlare di uno spazio politico nazionale che tenga conto dei diritti universali? Conseguentemente, possiamo parlare di etica quando analizziamo le migrazioni? E infine, possiamo parlare di migrazioni come termine mantello?

de Spuches G. (2020). Confin(at)i Mediterranei e Afroamericani. Una performance geografica sulla disumanizzazione. In S. Zilli, G. Modaffari (a cura di), Confin(at)i/Bound(aries) (pp. 161-168). Firenze : Società di Studi Geografici.

Confin(at)i Mediterranei e Afroamericani. Una performance geografica sulla disumanizzazione

de Spuches G.
2020

Abstract

Studiare la questione mediterranea soltanto dentro le aule universitarie non ci permette di restituire una realtà sfaccettata che viene proposta all’opinione pubblica con un’unica parola d’ordine: invasione. La performance E l’Europa disumanizzò se stessa mi ha permesso di presentare la storia di schiavi e fuggitivi per un’audience più vasta. Incentrata sul libro di Toni Morrison, Beloved, rimbalza tra gli effetti delle storie dell’Atlantico Nero e quelli dell’odierno Mediterraneo. Il saggio si propone di tracciare alcune direzioni che possano aiutare a indagare le diverse linee di confine che segnano la rugosità della modernità del nostro globo. Per fare questo, si prova a rispondere a tre questioni fondamentali: possiamo parlare di uno spazio politico nazionale che tenga conto dei diritti universali? Conseguentemente, possiamo parlare di etica quando analizziamo le migrazioni? E infine, possiamo parlare di migrazioni come termine mantello?
Mediterranean and Afro-American Confined. A Geographical Performance on Dehumanization
Settore M-GGR/01 - Geografia
de Spuches G. (2020). Confin(at)i Mediterranei e Afroamericani. Una performance geografica sulla disumanizzazione. In S. Zilli, G. Modaffari (a cura di), Confin(at)i/Bound(aries) (pp. 161-168). Firenze : Società di Studi Geografici.
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