La visione di futuro reclamata dal Neoantropocene dovrà essere capace di generare valore locale, piuttosto che un’economia estrattiva che produca dipendenza dalle strategie esogene delle grandi imprese. In fondo si tratta di ricomporre e adattare il modello delle città anseatiche tardomedievali nord-europee con quello delle città ideali italiane del Rinascimento, passando per l’urbanistica comunitaria del socialismo utopistico ottocentesco, tornando a una economia urbana che sia sostenibile in termini di tutela del capitale territoriale e umano, che sia dinamica e propulsiva per il mercato del lavoro e che contrasti la crescita delle diseguaglianze. Insomma, a sessanta anni dalla morte di Adriano Olivetti, si tratta di recuperare la lucida radicalità del suo pensiero di una economia guidata da un’agenda sociale che generi una nuova dimensione urbana che combini l’impresa con la cittadinanza, che agevoli l’interazione tra la formazione e il lavoro, tra la residenza e lo spazio pubblico, tra servizi e produzione, all’interno di una città che recuperi coesione, solidarietà ed equità tra le classi e le comunità, accomunate dalla gestione collettiva del territorio. L’impegno di decisori e gestori, di urbanisti e architetti, di cittadini e imprese – le “comunità resilienti” del Neoantropocene – sarà quello di lavorare su insediamenti urbani caratterizzati dal riavvio del metabolismo di diversi cicli di vita, alcuni ancora attivi ma in rallentamento, altri prodotti dall’eccedenza e dalla sovrapproduzione dei complessi urbani in mutamento. Significa lavorare sui ritmi dei tessuti insediativi in dismissione e delle reti infrastrutturali in trasformazione, i quali dovranno essere affrontati attraverso azioni di modifica, di rimozione o di reinvenzione grazie a cui le componenti vengono ricreate, senza distruggerle ma mutandone le funzioni perseguendo un’ottica generativa e aumentando la loro resilienza creativa, cioè la capacità di adattarsi al mutamento reinventandosi. Il ritmo del riciclo e del mutamento sarà lo spartito che guiderà città sempre più in costante fluttuazione tra conservazione e trasformazione, tra identità e innovazione, in un metabolismo accelerato dei cicli di vita.

Carta Maurizio (2020). Comunità resilienti del Neoantropocene. LARGO DUOMO(4), 30-49.

Comunità resilienti del Neoantropocene

Carta Maurizio
2020-01-01

Abstract

La visione di futuro reclamata dal Neoantropocene dovrà essere capace di generare valore locale, piuttosto che un’economia estrattiva che produca dipendenza dalle strategie esogene delle grandi imprese. In fondo si tratta di ricomporre e adattare il modello delle città anseatiche tardomedievali nord-europee con quello delle città ideali italiane del Rinascimento, passando per l’urbanistica comunitaria del socialismo utopistico ottocentesco, tornando a una economia urbana che sia sostenibile in termini di tutela del capitale territoriale e umano, che sia dinamica e propulsiva per il mercato del lavoro e che contrasti la crescita delle diseguaglianze. Insomma, a sessanta anni dalla morte di Adriano Olivetti, si tratta di recuperare la lucida radicalità del suo pensiero di una economia guidata da un’agenda sociale che generi una nuova dimensione urbana che combini l’impresa con la cittadinanza, che agevoli l’interazione tra la formazione e il lavoro, tra la residenza e lo spazio pubblico, tra servizi e produzione, all’interno di una città che recuperi coesione, solidarietà ed equità tra le classi e le comunità, accomunate dalla gestione collettiva del territorio. L’impegno di decisori e gestori, di urbanisti e architetti, di cittadini e imprese – le “comunità resilienti” del Neoantropocene – sarà quello di lavorare su insediamenti urbani caratterizzati dal riavvio del metabolismo di diversi cicli di vita, alcuni ancora attivi ma in rallentamento, altri prodotti dall’eccedenza e dalla sovrapproduzione dei complessi urbani in mutamento. Significa lavorare sui ritmi dei tessuti insediativi in dismissione e delle reti infrastrutturali in trasformazione, i quali dovranno essere affrontati attraverso azioni di modifica, di rimozione o di reinvenzione grazie a cui le componenti vengono ricreate, senza distruggerle ma mutandone le funzioni perseguendo un’ottica generativa e aumentando la loro resilienza creativa, cioè la capacità di adattarsi al mutamento reinventandosi. Il ritmo del riciclo e del mutamento sarà lo spartito che guiderà città sempre più in costante fluttuazione tra conservazione e trasformazione, tra identità e innovazione, in un metabolismo accelerato dei cicli di vita.
Settore ICAR/21 - Urbanistica
Carta Maurizio (2020). Comunità resilienti del Neoantropocene. LARGO DUOMO(4), 30-49.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10447/445094
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