In late medieval Europe sumptuary laws regulated the use of clothes and jewellery, the Friars Preachers conducted moralizing campaigns against luxury, by speeches in the public squares and fires of vanities. In Sicily jewellery and luxurious clothes became a form of investment, they were given for dowry and as inheritance, they could also be pledged. The transformation of profane objects, symbol of sin, into vestments and altar furnishings was considered a laudable deed, fundamental for the salvation of the soul. Temporal goods, sometimes illegally earned, underwent a metamorphosis that allowed to reconcile aeterna and temporalia. In the thirteenth century noblewomen, wives of merchants, counts and notaries founded chapels, donated dresses and precious clothes to make chasubles; gave silver belts, buttons, earrings, and cups to make chalices, patens, and crosses; while pearls and enamels were applied to the altar frontals. The vestments could be made by noblewomen like Grazia de Ebdemonia, who had to transform all the veils and clothes of her cousin Palma Mastrangelo into vestments.

Nell’Europa tardo medioevale le leggi suntuarie disciplinarono l’uso di abiti e gioielli e i frati predicatori portarono avanti campagne moralizzatrici contro il lusso, con discorsi nelle piazze e roghi delle vanità. In Sicilia gioielli e abiti lussuosi divennero una forma d’investimento, servivano per costituire le doti, si trasmettevano in eredità e potevano essere impegnati. Modificare gli oggetti profani, simbolo di peccato, in paramenti e arredi sacri fu considerata un’opera meritoria, fondamentale per la salvezza dell’anima. Beni temporali, acquistati a volte con un arricchimento illecito, subivano una metamorfosi che consentiva di conciliare aeterna e temporalia. Nel Trecento nobildonne e mogli di mercanti, conti e notai fondavano cappelle e donavano abiti e stoffe preziose per fare casule; cinture, bottoni, orecchini e tazze d’argento per realizzare calici, patene e croci; perle e smalti da applicare ai paliotti d’altare. Gli indumenti sacerdotali potevano essere confezionati da nobildonne, come Grazia de Ebdemonia, che fu incaricata dalla cugina Palma Mastrangelo di trasformare in paramenti sacri tutti i suoi veli e panni di seta.

Sardina, P. (2019). Dal profano al sacro: oreficerie e abiti nella Sicilia tardo-medievale. OADI, 20, 51-66 [10.7431/RIV20032019].

Dal profano al sacro: oreficerie e abiti nella Sicilia tardo-medievale

Sardina, Patrizia
2019

Abstract

Nell’Europa tardo medioevale le leggi suntuarie disciplinarono l’uso di abiti e gioielli e i frati predicatori portarono avanti campagne moralizzatrici contro il lusso, con discorsi nelle piazze e roghi delle vanità. In Sicilia gioielli e abiti lussuosi divennero una forma d’investimento, servivano per costituire le doti, si trasmettevano in eredità e potevano essere impegnati. Modificare gli oggetti profani, simbolo di peccato, in paramenti e arredi sacri fu considerata un’opera meritoria, fondamentale per la salvezza dell’anima. Beni temporali, acquistati a volte con un arricchimento illecito, subivano una metamorfosi che consentiva di conciliare aeterna e temporalia. Nel Trecento nobildonne e mogli di mercanti, conti e notai fondavano cappelle e donavano abiti e stoffe preziose per fare casule; cinture, bottoni, orecchini e tazze d’argento per realizzare calici, patene e croci; perle e smalti da applicare ai paliotti d’altare. Gli indumenti sacerdotali potevano essere confezionati da nobildonne, come Grazia de Ebdemonia, che fu incaricata dalla cugina Palma Mastrangelo di trasformare in paramenti sacri tutti i suoi veli e panni di seta.
Settore M-STO/01 - Storia Medievale
https://www1.unipa.it/oadi/oadiriv/?page_id=3607
Sardina, P. (2019). Dal profano al sacro: oreficerie e abiti nella Sicilia tardo-medievale. OADI, 20, 51-66 [10.7431/RIV20032019].
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