Composed of photographs belonging to three different projects - Lost in the K-Hole, Doppelgänger and Maelström - Human Surfaces is an interpretative visual diary that highlights, in an original way, an iconography of various and potential individual diversities (the alter ego , the actor, the visionary) protagonists of imaginary scenes but no less objective. Di Donato moves in a territory not only of observation but of construction of the image, to establish that photography, like all authorial visual forms, is an emanation that contains its creator. By weaving the strings of his visions, the author creates intersections, acknowledgments, transformations, real dense descriptions of what he imagines and portrays, revealing the relationships of meaning entrusted to images and the imagination. His Human Surfaces are transfigurations, visual metaphors of inner experiences silhouetted in an existential space / void where the anguished scream, dissociation and performative proliferation combine with the charm of conceptual and creative photography in a surreal and brutal style.

Composto da fotografie appartenenti a tre progetti diversi – Lost in the K-Hole, Doppelgänger e Maelström – Human Surfaces è un diario visivo interpretativo che mette in luce, in modo originale, un’iconografia di varie e potenziali diversità individuali (l’alter ego, l’attore, il visionario) protagoniste di scene immaginarie ma non per questo meno obiettive. Di Donato si muove in un territorio non solo di osservazione ma di costruzione dell’immagine, a sancire che la fotografia, come tutte le forme visuali autoriali, è un’emanazione che contiene il suo artefice. Tessendo le fila delle sue visioni l’autore crea intersezioni, riconoscimenti, trasformazioni, vere e proprie descrizioni dense di ciò che immagina e ritrae, svelando le relazioni di senso affidate alle immagini e all’immaginario. Le sue Human Surfaces sono delle trasfigurazioni, metafore visive di esperienze interiori stagliate in uno spazio/vuoto esistenziale dove l’urlo angoscioso, la dissociazione e la proliferazione performativa si coniugano con il fascino della fotografia concettuale e creativa in uno stile surreale e brutale.

Fabiola Di Maggio (2020). Dissolvenze. Il corpo immaginario della fotografia. In F. Di Maggio (a cura di), Human Surfaces (pp. 8-10). Catania : The Dead Artists Society.

Dissolvenze. Il corpo immaginario della fotografia

Fabiola Di Maggio
2020

Abstract

Composto da fotografie appartenenti a tre progetti diversi – Lost in the K-Hole, Doppelgänger e Maelström – Human Surfaces è un diario visivo interpretativo che mette in luce, in modo originale, un’iconografia di varie e potenziali diversità individuali (l’alter ego, l’attore, il visionario) protagoniste di scene immaginarie ma non per questo meno obiettive. Di Donato si muove in un territorio non solo di osservazione ma di costruzione dell’immagine, a sancire che la fotografia, come tutte le forme visuali autoriali, è un’emanazione che contiene il suo artefice. Tessendo le fila delle sue visioni l’autore crea intersezioni, riconoscimenti, trasformazioni, vere e proprie descrizioni dense di ciò che immagina e ritrae, svelando le relazioni di senso affidate alle immagini e all’immaginario. Le sue Human Surfaces sono delle trasfigurazioni, metafore visive di esperienze interiori stagliate in uno spazio/vuoto esistenziale dove l’urlo angoscioso, la dissociazione e la proliferazione performativa si coniugano con il fascino della fotografia concettuale e creativa in uno stile surreale e brutale.
Settore L-ART/06 - Cinema, Fotografia E Televisione
Fabiola Di Maggio (2020). Dissolvenze. Il corpo immaginario della fotografia. In F. Di Maggio (a cura di), Human Surfaces (pp. 8-10). Catania : The Dead Artists Society.
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