The intervention aims at a critical redefinition of the issue linked to the relationship between Christians and Jews in Sicily after the expulsion at the end of the fifteenth century, and intends to underline the reactivation of an interest in Jews that followed the project of their reintegration in the Kingdoms of Naples and Sicily by Charles III (the Bourbon edict, of 1740, was revoked after six years). In this context, the contribution of one of the greatest Masters scholars operating in Sicily emerges, the inquisitor Giovanni Di Giovanni from Taormina, who dedicated an important work to the history of Sicilian Judaism before the expulsion (the Judaism of Sicily, sought and exhibited, Palermo, Gramignani, 1748). In reality, little has been reflected on the controversial and anti-Jewish value of the volume, which, adopting a retrospective look at the history of the island's Jewish communities, intended to update some themes, such as those of the perverse "nature" of the "Jewish natione" and the danger of their presence among Christians. This author, who was also canon of the cathedral of Palermo, certainly had access to the inquisitorial archive and knew "from the inside" that material which in 1783, as is known, following the suppression of the Court, was consigned to the flames. If some scholars have already made explicit the contingent nature of Di Giovanni's cultural proposal in relation to Judaism, rightly anchoring it to the relaunch of the Sicilian inquisitorial institute following its autonomy from the Supreme of Madrid (Giarrizzo and Coco), it is also a question of underline the thin red thread that binds Di Giovanni, who was a Muratorian reformer with a pro-Jansenist sensibility, to the environment of Catholic reformism and to Benedict XIV himself, the pontiff who relaunched the Roman anti-Jewish strategy in the middle of the century, relying on one of the most ferocious anti-Jewish stereotypes, that of the accusation of ritual infanticide (Beatus Andreas, 1755).

L’intervento mira a una ridefinizione critica della questione legata al rapporto tra cristiani ed ebrei in Sicilia dopo l’espulsione di fine Quattrocento, e intende rimarcare la riattivazione di un interesse per gli ebrei che seguiva il progetto del loro reintegro nei Regni di Napoli e Sicilia da parte di Carlo III (l’editto borbonico, del 1740, era revocato dopo sei anni). Emerge in questo contesto il contributo di uno dei massimi eruditi di area muratoriana operanti in Sicilia, l’inquisitore taorminese Giovanni Di Giovanni, che dedicava alla storia dell’ebraismo siciliano prima dell’espulsione un’importante opera (l’Ebraismo della Sicilia, ricercato ed esposto, Palermo, Gramignani, 1748). Poco si è riflettuto, in realtà, sulla valenza controversistica e antigiudaica del volume, che adottando uno sguardo retrospettivo sulla storia delle comunità ebraiche isolane intendeva riattualizzarne alcuni temi, quali quelli della “natura” perversa della “natione hebraica” e del pericolo della loro presenza tra i cristiani. Questo autore, che fu inoltre canonico della cattedrale di Palermo, ebbe certamente accesso all’archivio inquisitoriale e conobbe “dall’interno” quel materiale che nel 1783, com’è noto, a seguito della soppressione del Tribunale, veniva consegnato alle fiamme. Se alcuni studiosi hanno già esplicitato il carattere contingente della proposta culturale del Di Giovanni in relazione all’ebraismo, ancorandola giustamente al rilancio dell’istituto inquisitoriale siciliano in seguito all’autonomizzazione dalla Suprema di Madrid (Giarrizzo e Coco), si tratta qui pure di rimarcare il sottile filo rosso che lega Di Giovanni, che fu riformatore muratoriano di sensibilità filo-giansenista, all’ambiente del riformismo cattolico e allo stesso Benedetto XIV, il pontefice che con una bolla rilanciò a metà secolo la strategia antigiudaica romana, facendo leva su uno dei più feroci stereotipi antigiudaici, quello dell’accusa di infanticidio rituale (Beatus Andreas, 1755).

nicola cusumano (2020). Ebrei e musulmani in Sicilia nel XVIII secolo. Politica e confronto erudito. In D. Carpanetto, P. Delpiano (a cura di), L’Italia fra cristiani, ebrei, musulmani (secoli XVII-XVIII). Immagini, miti, vite concrete (pp. 163-186). Torino : Claudiana Editrice.

Ebrei e musulmani in Sicilia nel XVIII secolo. Politica e confronto erudito

nicola cusumano
2020

Abstract

L’intervento mira a una ridefinizione critica della questione legata al rapporto tra cristiani ed ebrei in Sicilia dopo l’espulsione di fine Quattrocento, e intende rimarcare la riattivazione di un interesse per gli ebrei che seguiva il progetto del loro reintegro nei Regni di Napoli e Sicilia da parte di Carlo III (l’editto borbonico, del 1740, era revocato dopo sei anni). Emerge in questo contesto il contributo di uno dei massimi eruditi di area muratoriana operanti in Sicilia, l’inquisitore taorminese Giovanni Di Giovanni, che dedicava alla storia dell’ebraismo siciliano prima dell’espulsione un’importante opera (l’Ebraismo della Sicilia, ricercato ed esposto, Palermo, Gramignani, 1748). Poco si è riflettuto, in realtà, sulla valenza controversistica e antigiudaica del volume, che adottando uno sguardo retrospettivo sulla storia delle comunità ebraiche isolane intendeva riattualizzarne alcuni temi, quali quelli della “natura” perversa della “natione hebraica” e del pericolo della loro presenza tra i cristiani. Questo autore, che fu inoltre canonico della cattedrale di Palermo, ebbe certamente accesso all’archivio inquisitoriale e conobbe “dall’interno” quel materiale che nel 1783, com’è noto, a seguito della soppressione del Tribunale, veniva consegnato alle fiamme. Se alcuni studiosi hanno già esplicitato il carattere contingente della proposta culturale del Di Giovanni in relazione all’ebraismo, ancorandola giustamente al rilancio dell’istituto inquisitoriale siciliano in seguito all’autonomizzazione dalla Suprema di Madrid (Giarrizzo e Coco), si tratta qui pure di rimarcare il sottile filo rosso che lega Di Giovanni, che fu riformatore muratoriano di sensibilità filo-giansenista, all’ambiente del riformismo cattolico e allo stesso Benedetto XIV, il pontefice che con una bolla rilanciò a metà secolo la strategia antigiudaica romana, facendo leva su uno dei più feroci stereotipi antigiudaici, quello dell’accusa di infanticidio rituale (Beatus Andreas, 1755).
Settore M-STO/02 - Storia Moderna
nicola cusumano (2020). Ebrei e musulmani in Sicilia nel XVIII secolo. Politica e confronto erudito. In D. Carpanetto, P. Delpiano (a cura di), L’Italia fra cristiani, ebrei, musulmani (secoli XVII-XVIII). Immagini, miti, vite concrete (pp. 163-186). Torino : Claudiana Editrice.
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