Il comportamento prosociale è una tematica che si pone al centro del percorso formativo degli educatori di comunità, il cui profilo professionale mira alla promozione e all’incoraggiamento degli aspetti positivi negli individui e nei gruppi, implicando l’eliminazione dei comportamenti sociali indesiderati. Ma come educa in tal senso? E, soprattutto, quali motivazioni supportano il suo intervento? È necessario soffermarsi su quest’ultimo aspetto perché, come afferma Titta (2018), «È interessante non dimenticare che tale attività, fino a pochi decenni fa, era legata allo spirito di carità di religiosi e del mondo cattolico in generale, quindi a dei valori ideologici morali e spirituali di un gruppo di uomini ben definito. Col tempo la società ha trovato spazio per riconoscere la necessità di questa figura che è divenuta anche laica ‒ anzi, soprattutto laica ‒ ciò potrebbe significare che si sono modificati anche i valori morali e spirituali dell’uomo comune di oggi, o forse ancora che sono cresciuti e sentiti da più persone che se ne fanno carico. Nascono alcune domande in proposito: Quale eredità storica e mandato sociale hanno assunto gli educatori? Fare delle riflessioni in proposito significa poter avvalersi dell’esperienza pratica e della teoria, delle conoscenze acquisite e dei vissuti per arrivare ad una sempre maggiore consapevolezza di sé, per essere più presenti e aperti alla lettura delle interazioni»

Garro M, Sidoti E (2020). L’operatore delle relazioni di aiuto tra comportamento prosociale, altruismo ed empatia.In M. Garro (a cura di). Psicologia e interventi educativi. Trasversalità, contesti e relazioni.. In M. Garro (a cura di), Psicologia e interventi educativi. Trasversalità, contesti e relazioni. (pp. 228-251). Milano : FrancoAngeli.

L’operatore delle relazioni di aiuto tra comportamento prosociale, altruismo ed empatia.In M. Garro (a cura di). Psicologia e interventi educativi. Trasversalità, contesti e relazioni.

Garro M;Sidoti E
2020-01-01

Abstract

Il comportamento prosociale è una tematica che si pone al centro del percorso formativo degli educatori di comunità, il cui profilo professionale mira alla promozione e all’incoraggiamento degli aspetti positivi negli individui e nei gruppi, implicando l’eliminazione dei comportamenti sociali indesiderati. Ma come educa in tal senso? E, soprattutto, quali motivazioni supportano il suo intervento? È necessario soffermarsi su quest’ultimo aspetto perché, come afferma Titta (2018), «È interessante non dimenticare che tale attività, fino a pochi decenni fa, era legata allo spirito di carità di religiosi e del mondo cattolico in generale, quindi a dei valori ideologici morali e spirituali di un gruppo di uomini ben definito. Col tempo la società ha trovato spazio per riconoscere la necessità di questa figura che è divenuta anche laica ‒ anzi, soprattutto laica ‒ ciò potrebbe significare che si sono modificati anche i valori morali e spirituali dell’uomo comune di oggi, o forse ancora che sono cresciuti e sentiti da più persone che se ne fanno carico. Nascono alcune domande in proposito: Quale eredità storica e mandato sociale hanno assunto gli educatori? Fare delle riflessioni in proposito significa poter avvalersi dell’esperienza pratica e della teoria, delle conoscenze acquisite e dei vissuti per arrivare ad una sempre maggiore consapevolezza di sé, per essere più presenti e aperti alla lettura delle interazioni»
Garro M, Sidoti E (2020). L’operatore delle relazioni di aiuto tra comportamento prosociale, altruismo ed empatia.In M. Garro (a cura di). Psicologia e interventi educativi. Trasversalità, contesti e relazioni.. In M. Garro (a cura di), Psicologia e interventi educativi. Trasversalità, contesti e relazioni. (pp. 228-251). Milano : FrancoAngeli.
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