La diffusa inintelligibilità della forma architettonica di alcuni complessi parrocchiali contemporanei, espressa – oltre che nella frequente mancanza di chiarezza degli spazi interni della chiesa – nella disarmonica aderenza degli edifici al paesaggio, può essere interpretata come la diretta manifestazione di un approccio progettuale solipsistico che affronta in modo superficiale e inadeguato il rapporto tra figurazione e ambiente. Ne deriva un’architettura spesso poco comprensibile – sia al singolo, sia alla comunità – in quanto del tutto estranea all’oggettiva realtà dei caratteri figurativi, storico - tipologici e materici che rappresentano l’ambiente fisico e spirituale in cui le persone si riconoscono. Così facendo, il progetto dello spazio sacro si allontana dai luoghi e dalla gente – che è invece desiderosa di avvicinarsi e riconoscersi in qualcosa di familiare – rendendo inefficace quella necessaria e collettiva tensione spirituale che Guardini ha definito come «anelito di Dio». Esiste, in tendenza opposta a questo approccio, la consuetudine di concepire gli spazi sacri come espressione allusiva dei “caratteri costitutivi” presenti nell’ambiente storico. Un modus operandi che cerca nelle forme “già date” del paesaggio – che sia urbano o suburbano poco importa! – quegli elementi essenziali per la configurazione di spazi moderni evocativi di ciò che la comunità conosce e, dunque, ri-identifica. Questo saggio sviluppa un approfondimento sull’efficacia di questa seconda tesi. Attraverso l’analisi di alcuni progetti di Muratori, Vaccaro, Michelucci, Quaroni, Scarpa, Gellner e Canella si proverà a mettere in evidenza il valore improcrastinabile del principio di ambientamento dell’architettura: una “lezione dimenticata” che è bene quanto prima recuperare...

Guarrera, F. (2018). Il carattere e l'identità del complesso parrocchiale. THEMA, 8, 5-11.

Il carattere e l'identità del complesso parrocchiale

Guarrera, Fabio
2018-01-01

Abstract

La diffusa inintelligibilità della forma architettonica di alcuni complessi parrocchiali contemporanei, espressa – oltre che nella frequente mancanza di chiarezza degli spazi interni della chiesa – nella disarmonica aderenza degli edifici al paesaggio, può essere interpretata come la diretta manifestazione di un approccio progettuale solipsistico che affronta in modo superficiale e inadeguato il rapporto tra figurazione e ambiente. Ne deriva un’architettura spesso poco comprensibile – sia al singolo, sia alla comunità – in quanto del tutto estranea all’oggettiva realtà dei caratteri figurativi, storico - tipologici e materici che rappresentano l’ambiente fisico e spirituale in cui le persone si riconoscono. Così facendo, il progetto dello spazio sacro si allontana dai luoghi e dalla gente – che è invece desiderosa di avvicinarsi e riconoscersi in qualcosa di familiare – rendendo inefficace quella necessaria e collettiva tensione spirituale che Guardini ha definito come «anelito di Dio». Esiste, in tendenza opposta a questo approccio, la consuetudine di concepire gli spazi sacri come espressione allusiva dei “caratteri costitutivi” presenti nell’ambiente storico. Un modus operandi che cerca nelle forme “già date” del paesaggio – che sia urbano o suburbano poco importa! – quegli elementi essenziali per la configurazione di spazi moderni evocativi di ciò che la comunità conosce e, dunque, ri-identifica. Questo saggio sviluppa un approfondimento sull’efficacia di questa seconda tesi. Attraverso l’analisi di alcuni progetti di Muratori, Vaccaro, Michelucci, Quaroni, Scarpa, Gellner e Canella si proverà a mettere in evidenza il valore improcrastinabile del principio di ambientamento dell’architettura: una “lezione dimenticata” che è bene quanto prima recuperare...
Guarrera, F. (2018). Il carattere e l'identità del complesso parrocchiale. THEMA, 8, 5-11.
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