We believe that there is a “practice of doing” in Architecture that can no longer disregard the effects on the environment of our territory. A good architect doesn’t have to be sure that the best practices of progress come from the “innovation” of technology. Today we must turn our back and observe the technologies of our time and bring them back to work. That is why we talk about renovation, not innovation. In the future, these kinds of “adaptive” practices will be able to regenerate and rethink about Architecture, where the “innovation” will be helpful for those “ways of doing” that come from our past. We think about a “Zero Architecture” or “light Architecture” that Is able to re-use, recycle, readjust and rearrange structures e pre-existences in a contemporary way, without disintegrating new areas. Research and experimentation in the field will make it easier to understand how places "already lived" can still be useful and functional again with dry technologies, far from the logic of reinforced concrete.

Riteniamo che ci sia una pratica del fare in tema di Architettura che non possa più prescindere dalle ricadute che in senso globale abbia nei confronti dell’ambiente del tuo territorio. Il buon Architetto non dovrebbe essere del tutto convinto che le migliori pratiche vengano solamente dalla ‘innovazione’ Tecnologia in nome del progresso; oggi abbiamo il dovere di voltarci indietro ed osservare le Tecnologie già in uso e porle nuovamente in azione con ‘rinnovata’ attenzione. In futuro saranno proprio queste pratiche ‘adattive’ capaci di rigenerare l’Architettura; quindi innovazione associata a ‘rinnovamento’ tecnologico proporranno beneficio per nuove azioni del fare provenienti dal nostro passato. Siamo per una Architettura a “volume zero” leggera, che riusi, che ricicli, che riadatti strutture e preesistenze senza intaccare nuovi territori, mettendo insieme pezzi di altra provenienza ma con chiave contemporanea per nuovi percorsi del fare. Una ricerca e sperimentazione sul campo potrà meglio fare capire come ancora i luoghi del “già vissuto” possono tornare ad esser utili e funzionali con rinnovato interesse con le Tecnologie a secco, lontane dalle logiche del calcestruzzo armato.

ANGELICO, E. (2020). Contemporaneità Responsabile in ambiente storico: strumenti e ricerche tecnologiche. EDA. ESEMPI DI ARCHITETTURA(1), 1-18.

Contemporaneità Responsabile in ambiente storico: strumenti e ricerche tecnologiche

ANGELICO, Emanuele
2020-01-01

Abstract

Riteniamo che ci sia una pratica del fare in tema di Architettura che non possa più prescindere dalle ricadute che in senso globale abbia nei confronti dell’ambiente del tuo territorio. Il buon Architetto non dovrebbe essere del tutto convinto che le migliori pratiche vengano solamente dalla ‘innovazione’ Tecnologia in nome del progresso; oggi abbiamo il dovere di voltarci indietro ed osservare le Tecnologie già in uso e porle nuovamente in azione con ‘rinnovata’ attenzione. In futuro saranno proprio queste pratiche ‘adattive’ capaci di rigenerare l’Architettura; quindi innovazione associata a ‘rinnovamento’ tecnologico proporranno beneficio per nuove azioni del fare provenienti dal nostro passato. Siamo per una Architettura a “volume zero” leggera, che riusi, che ricicli, che riadatti strutture e preesistenze senza intaccare nuovi territori, mettendo insieme pezzi di altra provenienza ma con chiave contemporanea per nuovi percorsi del fare. Una ricerca e sperimentazione sul campo potrà meglio fare capire come ancora i luoghi del “già vissuto” possono tornare ad esser utili e funzionali con rinnovato interesse con le Tecnologie a secco, lontane dalle logiche del calcestruzzo armato.
Settore ICAR/12 - Tecnologia Dell'Architettura
Settore ICAR/13 - Disegno Industriale
ANGELICO, E. (2020). Contemporaneità Responsabile in ambiente storico: strumenti e ricerche tecnologiche. EDA. ESEMPI DI ARCHITETTURA(1), 1-18.
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